Finanza Sostenibile: cinque proposte per migliorare il quadro normativo dell’UE
Negli ultimi anni l’Unione Europea ha compiuto sforzi significativi per promuovere la finanza sostenibile, al fine di indirizzare i capitali verso attività economiche in linea con gli obiettivi climatici. Tuttavia, come emerge da un’analisi del think tank Bruegel, permangono delle criticità che ostacolano lo sviluppo del framework europeo sulla finanza ESG (Environmental, Social e Governance).
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Il report “How to improve the European Union’s sustainable finance framework” di Bruegel arriva in un momento in cui i riflettori sono già accesi sulla normativa europea in materia di sostenibilità. Proprio ieri, infatti, Bruxelles ha presentato il “Simplification Omnibus Package”, una proposta della Commissione UE che mira a revisionare e semplificare il contesto normativo europeo a vantaggio delle imprese, che beneficeranno di norme più snelle sulla rendicontazione finanziaria sostenibile, sulla due diligence ESG e sulla Tassonomia.
Più in dettaglio, dopo aver analizzato in profondità l’efficacia del quadro normativo europeo in materia di finanza sostenibile, il think tank belga propone alcune soluzioni per affrontare le debolezze contingenti e strutturali delle norme UE. Dei miglioramenti in tal senso, infatti, garantirebbero l’efficacia nell’allineare i flussi di capitali agli obiettivi climatici.
Tra gli aggiustamenti suggeriti nel report di Bruegel - che sono strettamente connessi alle proposte legislative Omnibus della Commissione - una Tassonomia europea più completa e chiara, una definizione di investimento sostenibile rafforzata nell’ambito dell’SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) e un framework dedicato per la finanza di transizione.
Il quadro normativo dell’UE per la finanza sostenibile
Tra le normative introdotte dall'Esecutivo europeo negli ultimi sette anni per indirizzare i mercati finanziari verso il raggiungimento degli obiettivi climatici, figura anzitutto la Tassonomia. Si tratta di un regolamento che stabilisce i criteri per valutare la sostenibilità ambientale delle attività economiche, definendo se l’attività in questione contribuisce in modo significativo a uno dei sei obiettivi ambientali, non arreca danni significativi ad altri obiettivi e rispetta le garanzie sociali minime.
Una seconda norma fondamentale, è la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), che introduce requisiti di informativa per i partecipanti al mercato finanziario sulla sostenibilità dei prodotti di investimento offerti nell'UE, distinguendo tra prodotti che "promuovono caratteristiche ambientali o sociali" (articolo 8) e fondi con "un obiettivo di investimento sostenibile" (articolo 9).
Altri riferimenti giuridici europei per la finanza ESG sono la Direttiva MiFID II, che impone alle imprese di consulenza finanziaria di tenere conto delle preferenze di sostenibilità dei clienti, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) - la direttiva UE sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale - e la Corporate Due Diligence Sustainability Directive (CSDDD), direttiva UE che impone alle aziende obblighi di due diligence sulla sostenibilità, con particolare attenzione ai diritti umani e all’ambiente lungo le loro catene del valore.
Cronologia del quadro della finanza sostenibile dell'UE
Tutti questi regolamenti e direttive, nonostante nascano per favorire gli investimenti verso la transizione, stanno rischiando di ottenere il risultato contrario, si sottolinea nel report. Di seguito analizziamo le criticità e rispettive soluzioni riscontrate da Bruegel.
Finanza sostenibile: le criticità della Tassonomia UE
La prima problematica affrontata nel report di Bruegel riguarda la Tassonomia. Secondo l’analisi, infatti, il regolamento fatica a decollare come standard per la finanza europea, nonostante le ambizioni di Bruxelles. Ciò è particolarmente evidente se si osservano i dati sulle obbligazioni verdi (o green bond), strumenti finanziari destinati a sostenere progetti “green”, che dovrebbero naturalmente allinearsi alla Tassonomia, ma che invece presentano una bassa percentuale di allineamento (nel 2023 i green bond hanno rappresentato solo il 6,5% di tutte le obbligazioni emesse dalle società europee e non si osserva un aumento significativo di obbligazioni verdi allineate alla Tassonomia dal 2021). Tuttavia, secondo gli analisti di Bruegel l’attuazione a partire da dicembre 2024 dell’EU Green Bond Standard dovrebbe migliorare la situazione.
Un altro settore in cui la Tassonomia dovrebbe trovare applicazione è quello dei fondi di investimento sostenibili, classificati in base alle categorie SFDR, ovvero: articolo 8 (che promuovono caratteristiche ambientali e sociali), articolo 9 (che hanno un obiettivo di investimento sostenibile) e articolo 6 (quelli che non integrano alcun tipo di sostenibilità nel processo di investimento). Tuttavia, si evidenzia nel report, su 973 fondi articolo 9, solo 363 (37%) si impegnano a investire una parte dei loro attivi in investimenti sostenibili con un obiettivo ambientale e solo il 3% dei loro attivi è allineato alla Tassonomia.
Tra le cause dell’inefficacia della Tassonomia riscontrate nell’analisi, l’incertezza normativa, dovuta a ritardi legislativi e modifiche dei criteri di valutazione che hanno rallentato l’adozione del framework da parte delle imprese. Inoltre, la Tassonomia è progettata per identificare ciò che già è sostenibile, ma fatica ad adattarsi alla finanza di transizione, che include attività non ancora sostenibili ma intenzionate a diventarlo. A ciò si aggiunge il fatto che gli investitori (soprattutto gli azionari) restano cauti a causa dello scarso allineamento medio delle società alla tassonomia e dei conseguenti rischi di concentrazione e bassa diversificazione nei portafogli. Infine, la definizione vaga di investimento sostenibile nell’SFDR crea confusione e rende difficile confrontare i prodotti finanziari.
L’assenza di una finanza di transizione chiara
Altra criticità riscontrata nel report riguarda il fatto che attualmente non esiste ancora un sistema chiaro, trasparente e dedicato alla finanza di transizione nell’ambito del quadro giuridico europeo, con impatti negativi sull’intera normativa legata alla finanza sostenibile.
La Commissione Europea ha definito la finanza di transizione come il "finanziamento dei miglioramenti delle prestazioni climatiche e ambientali per la transizione verso un'economia sostenibile". Ne consegue, evidenzia l’analisi, che la finanza di transizione non è ancora considerata parte integrante dell’investimento sostenibile dal diritto UE. Infatti, il modo in cui la regolamentazione valuta se questi investimenti si qualificano come "investimenti sostenibili" ai sensi dell'SFDR non è omogeneo. Mentre gli investimenti in benchmark climatici UE e in attività allineate alla tassonomia sono automaticamente considerati sostenibili, quelli basati su piani di transizione e obiettivi scientifici non lo sono necessariamente. In particolare, per gli investimenti basati su piani di transizione e obiettivi, la normativa UE risulta poco chiara e i gestori di fondi devono dimostrare che gli attivi in transizione soddisfano il principio del "non arrecare un danno significativo" (DNSH) dell'SFDR già al momento dell'investimento, il che può risultare difficile per le aziende nelle prime fasi di transizione.
In tale contesto, uno strumento finanziario fondamentale per incentivare la transizione e che è aumentato notevolmente negli ultimi anni è il Sustainability-linked bond (SLB), obbligazioni il cui costo per l'emittente è legato al raggiungimento di specifici obiettivi di sostenibilità predefiniti. I fondi ottenuti tramite SLB possono essere usati per qualsiasi scopo, ma se l'azienda non centra gli obiettivi prefissati, il costo del finanziamento aumenta. L'efficacia di questi strumenti dipende dall'ambizione degli obiettivi e dall'entità delle sanzioni previste in caso di mancato raggiungimento. Tra il 2021 e il 2024, le società europee hanno emesso 118 miliardi di euro in SLB, con il 62% di questi aventi almeno un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra. Tuttavia, spesso gli obiettivi coprono solo una parte delle emissioni aziendali e le sanzioni per il mancato raggiungimento sono modeste. In un mercato ancora poco standardizzato e non abbastanza trasparente, c'è il rischio che le aziende riducano l'ambizione degli obiettivi degli SLB per evitare di incorrere in sanzioni. Per ovviare a questo, il report suggerisce l'introduzione di uno standard UE per gli SLB, simile all'EU Green Bond Standard, data la posizione di leadership dell'Europa nel mercato degli strumenti di debito legati alla sostenibilità.
Cinque soluzioni per rafforzare la finanza sostenibile dell’UE
Alla luce di queste criticità, nel report di Bruegel vengono proposte cinque soluzioni per rafforzare il quadro normativo legato alla finanza ESG dell’UE.
In primis, come anticipato, sarebbe opportuno completare e chiarire il quadro della Tassonomia, la cui natura “binaria” (sostenibile/non sostenibile) rende complesso l’utilizzo della Tassonomia come strumento per la finanza di transizione. Tutto ciò, suggerisce l’analisi del think tank, spiega probabilmente perché tale sistema di classificazione non è ampiamente utilizzato dalle società nelle emissioni obbligazionarie o dagli investitori. Affinché la Tassonomia sia adoperata sia come strumento di rendicontazione che come quadro strategico come previsto dalla Commissione, il regolamento dovrebbe essere completato per aggiungere tutte le attività economiche che possono contribuire, anche marginalmente, alla sostenibilità ambientale. Inoltre, l’introduzione di una struttura a “semaforo” (con una categoria ambrata per le attività di transizione e una rosse per le dannose) aumenterebbe la trasparenza e migliorerebbe l’usabilità della Tassonomia come quadro per la finanza di transizione.
In secondo luogo, nel report viene sottolineata la necessità di rafforzare la definizione SFDR di investimento sostenibile. L’incertezza, infatti, è problematica sia per le società che per i fondi di investimento in termini di proprie divulgazioni di sostenibilità, ma lo è anche per i consumatori finali di prodotti finanziari. Attualmente, i due tipi di investimento ammessi automaticamente da Bruxelles nella categoria di investimento sostenibile sono i fondi passivi che replicano i benchmark climatici dell'UE e gli investimenti in attività allineate alla tassonomia. “Tuttavia, il regolamento non stabilisce criteri minimi per come la sostenibilità dovrebbe essere valutata in altri casi”, si legge nell’analisi. La definizione SFDR di investimento sostenibile dovrebbe quindi essere rivista.
Altro ostacolo a un corretto funzionamento del quadro normativo europeo per la finanza sostenibile evidenziato nel report è la discrepanza tra la definizione di investimento sostenibile ai sensi dell’SFDR e quella secondo la Tassonomia, che rischia di introdurre una distorsione implicita contro il capitale azionario, dato che l’allineamento alla Tassonomia di un investimento azionario dipende necessariamente dall’allineamento a livello di entità della società partecipata, piuttosto che sull’allineamento di specifici progetti finanziati. Per essere veramente efficace, il quadro della finanza sostenibile dell'UE dovrebbe essere applicabile in modo neutrale a tutti gli strumenti del mercato dei capitali. Un'opzione per raggiungere questo obiettivo sarebbe quella di ridimensionare l'allineamento alla Tassonomia delle obbligazioni verdi con una misura dell'allineamento complessivo della società, sebbene tutto ciò potrebbe vanificare “completamente lo scopo delle obbligazioni verdi, che è quello di consentire alle società di raccogliere finanziamenti a un costo inferiore destinando i fondi a progetti green”.
Infine, due aggiustamenti ulteriori proposti nell’analisi sono lo sviluppo di un quadro dedicato per la finanza di transizione, che abbiamo precedentemente citato, e l’introduzione di etichette formali per la finanza sostenibile e di transizione, creandone due in particolare: prodotti finanziari “sostenibili”, cioè i prodotti che investono in attivi già sostenibili, e “di transizione”, ovvero i fondi che sono in grado di investire in attivi che non superano ancora la soglia di sostenibilità, ma per i quali esiste un percorso dimostrato, basato sulla scienza e credibile verso la sostenibilità.
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