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Credito d'imposta Transizione 5.0 per le imprese agricole. Circolare MIMIT in arrivo

 

Agricoltura - Photo credit: Foto di Tabitha Mort da PexelsIl MIMIT chiarisce le condizioni di accesso delle imprese agricole agli incentivi del Piano Transizione 5.0, i crediti d'imposta finanziati con 6,3 miliardi di euro dal PNRR che agevolano gli investimenti in innovazione e digitalizzazione che conducono ad una riduzione dei consumi energetici da parte delle imprese.

Guida al credito d’imposta Transizione 5.0: le novità dopo il Milleproroghe 2025

Il Piano Transizione 5.0 è stato al centro di un webinar promosso da Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, con la partecipazione del MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ministero che, tramite il dirigente della Divisione Politiche per la digitalizzazione delle imprese, l'innovazione e l'analisi dei settori produttivi, Raffaele Spallone, ha chiarito che, grazie alle semplificazioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2025, il Piano Transizione 5.0 è applicabile anche al settore primario.

Credito d'imposta 5.0 per le imprese agricole, come funziona

I dettagli sull'applicazione del tax credit 5.0 all'agricoltura saranno illustrati in una circolare operativa del MIMIT di prossima pubblicazione, anche se alcuni aspetti sono già stati anticipati nelle FAQ pubblicate sul sito del Ministero.

Per approfondire: Transizione 5.0 FAQ del 21 febbraio 2025: quali sono le novità?

In via generale, il credito di imposta 5.0 incentiva le spese effettuate tra il 1° gennaio 2024 ed il 31 dicembre 2025 per l’acquisto o il leasing di beni e servizi che contribuiscono congiuntamente alla transizione verde e digitale, generando una riduzione dei consumi energetici della struttura produttiva interessata dall'investimento pari almeno al 3% (o almeno pari al 5% con riferimento ai consumi energetici dei processi interessati dall’investimento).

L'aliquota del credito d'imposta è differenziata in relazione a due scaglioni: 35% per la quota di investimenti fino a 10 milioni di euro e 5% per la quota che eccede i 10 milioni di euro (e fino a una spesa ammissibile massima di 50 milioni annui per impresa beneficiaria). L'aliquota tuttavia può salire progressivamente, fino a un massimo del 45% per il primo scaglione e fino al 15% per il secondo, a fronte di una riduzione dei consumi più significativa dei livelli minimi previsti, rispettivamente, per la struttura produttiva o per i processi industriali oggetto dell'investimento.

A seguito del negoziato con la Commissione, ha spiegato Spallone del MIMIT, il tax credit è accessibile alle imprese agricole nella misura minima del 35% a fronte della semplice dismissione di un veicolo o di un macchinario catalogato come Stage I o precedenti per acquistare un mezzo o una macchina di categoria Stage V. Più in dettaglio, sono esentate dal calcolo del risparmio energetico conseguito, con applicazione dei parametri previsti per il primo scaglione pari al 35% di credito d’imposta, le progettualità con sostituzione ed eventuale dismissione dei macchinari che hanno terminato da oltre 24 mesi il periodo di ammortamento a patto che il nuovo bene sia caratterizzato da un miglioramento dell’efficienza energetica verificabile sulla base di quanto previsto da norme di settore, o di prassi, e che possegga caratteristiche tecnologiche analoghe al bene che si sostituisce. E' inoltre possibile, facoltativamente, effettuare un’analisi per dimostrare un maggiore risparmio energetico rispetto alla soglia base e aprirsi la strada per accedere al credito d’imposta sino al 45%.

“La conferma del MIMIT dà il via libera definitivo alla misura che attendiamo da tempo”, ha dichiarato il presidente Federacma, Andrea Borio. “Il nostro comparto ha subito nel 2024 una crisi severissima, con una flessione delle immatricolazioni senza precedenti. Tornare ad avere a disposizione una misura agevole e pratica come il credito d’imposta – ha aggiunto - potrà sicuramente permettere nuovi maggiori investimenti in innovazione da parte delle aziende agricole nazionali”.

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