Foti: caccia a 12 miliardi di progetti PNRR fantasma. Niente proroghe, ma trasferimenti sulla Coesione
In vista della nuova revisione del PNRR, la strategia del governo si arricchisce di due elementi. Da un lato la possibilità di spostare i progetti PNRR in ritardo sui Programmi della Politica di Coesione. Dall’altra la presenza di 12 miliardi di progetti PNRR fantasma, di cui non si conosce neanche il soggetto attuatore e che rappresentano un set di risorse che potrebbero essere trasferite altrove. Sullo sfondo restano le varie misure per le imprese che non tirano (non solo Transizione 5.0, ma anche Net-zero), su cui sono allo studio soluzioni alternative.
Lo stato di attuazione del PNRR e l’ultimo treno per le modifiche
Sono questi, in breve, gli ultimi aggiornamenti relativi al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) comunicati ieri dal Ministro per gli affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, a due distinte tribune: da un lato la presentazione del Rapporto di previsione di primavera del Centro studi di Confindustria, dall’altro un nuovo question time alla Camera.
Dati ed informazioni che si sommano anche alle novità che arrivano da Bruxelles, dove il Commissario UE Raffaele Fitto ha annunciato i filoni lungo cui correranno le modifiche che gli Stati potranno apportare ai fondi della Coesione nel corso delle revisione di medio termine dei Programmi 2021-2027 attesa nei prossimi mesi e che, oltre ad includere nuove priorità (competitività, difesa, acqua, alloggi ed energia) tende una mano anche a quei PNRR in affanno.
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Foti: caccia ai progetti fantasma del PNRR
Il dato forse più rilevante comunicato ieri da Foti - e che finora non era mai emerso - è l'esistenza di un 4% di progetti fantasma.”Progetti che, non si sa perchè, hanno l’impegno di spesa, ma non il Codice unico di progetto (CUP). Sono progetti latitanti - spiega il ministro - di cui non si sa neanche chi sia il soggetto attuatore”.
Complessivamente parliamo di progettualità che cubano tra i 10 e i 12 miliardi di euro, rispetto ai quali i piani del governo sono chiari: concedere un certo lasso di tempo per registrare il CUP, e poi procedere al loro stralcio, liberando così miliardi di risorse verso altre priorità.
La nuova revisione del PNRR
Ed è proprio lo spostamento di progetti e risorse l’ambito su cui sta lavorando il ministro. Esclusa ancora una volta la possibilità di una proroga del PNRR, infatti, la messa in sicurezza del Piano passerà per una sua riduzione.
Dentro la revisione non finiranno interventi come gli asili nido, le infrastrutture ferroviarie al Sud o gli ospedali, rassicura il ministro durante il Question Time alla Camera. I riflettori sono puntati altrove, a cominciare da alcune misure destinate alle imprese, il cui flop è ormai sotto gli occhi di tutti. Tanto che il ministro le cita apertamente.
Anzitutto Transizione 5.0 che, a distanza di sette mesi dalla sua apertura, continua ad avere un tiraggio basso, che ad oggi si attesta sui 700 milioni di euro a fronte dei 6,3 miliardi disponibili. Per ora il ventaglio di opzioni sul tavolo di Foti e del collega al MIMIT, Adolfo Urso - titolare della misura - resta ampio. “Si stanno valutando anche alcune proposte Confindustria sulla riprogrammazione PNRR per quanto concerne alcune misure”. Al Ministero, infatti, si sta valutando la possibilità di alcune rimodulazioni - parziali, non integrali, specifica Foti - verso misure che funzionano meglio.
Il ministro per ora non si sbottona, rivendicando anche l’intenzione di adottare un modus operandi che mantenga al centro il Parlamento, evitando fughe di notizie sulla stampa prima che la questione sia trattata nelle sedi istituzionali opportune.
Quello che però Foti dichiara apertamente è che, oltre a Transizione 5.0, sul tavolo delle rimodulazioni ci sarebbe anche Net-Zero che per ora ha speso 50-100 milioni di euro a fronte dei 2,5 miliardi a disposizione.
Sotto i riflettori ci sono poi anche alcune misure del settore energetico. Una su tutte - citata apertamente da Foti - sono i famosi bandi per le colonnine di ricarica. “Se il cavallo non beve”, spiega infatti il ministro, “si può anche continuare a fare bandi". Ma il rischio è di “finire il 2026 senza avere risposte” dal mercato.
E allora la strada è quella di cambiare ciò che si può cambiare, travasare risorse verso misure che tirano e che offrono archi temporali di realizzazione in linea con la scadenza PNRR. Un lavoro su cui Foti apre anche alle opposizioni, affermando di essere pronto a valutare senza preclusione tutte le proposte capaci di assicurare una allocazione dei fondi più efficiente, difendendo al contempo anche le tempistiche della stessa rimodulazione del Piano.
Un’operazione che, spiega Foti, non poteva che avvenire dopo il 2 aprile, giorno in cui il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato i dazi all’Europa e che segna una sorta di D-Day (così lo chiama il ministro), a partire dal quale l'allocazione delle risorse su un comparto piuttosto che su un altro deve necessariamente tenere conto anche del mutato scenario internazionale.
PNRR e fondi della Coesione: in arrivo un travaso di progetti
Nella complessa operazione di revisione del PNRR - che verosimilmente sarà anche l’ultima - una sponda arriva da Bruxelles dove proprio l'ex ministro italiano al PNRR e oggi vicepresidente con delega a Coesione e Riforme, Raffaele Fitto, ha annunciato le linee guida che gli Stati potranno seguire qualora decidessero di modificare i propri piani di Coesione.
Tra le novità previste dalla Commissione europea, infatti, figura anche la possibilità di traslare i progetti PNRR in ritardo sui fondi Coesione, garantendo loro un periodo di realizzazione più ampio che da agosto 2026 slitterebbe così a fine 2030. Un'opportunità che i 27 potranno sfruttare identificando i progetti PNRR da riassegnare ai Programmi della Coesione entro il mese di giugno.
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