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Lo stato di attuazione del PNRR e l’ultimo treno per le modifiche

 

Foto di form PxHereIntervenendo al Parlamento europeo, i commissari Dombrovskis e Fitto sono tornati a parlare di PNRR, invitando gli Stati membri a riesaminare attentamente i propri Piani e a mettere in atto le ultime modifiche, facendo perno sulle cinque opzioni di revisione sul tavolo. Un passaggio che coinvolgerà inevitabilmente anche il PNRR italiano che conta diverse misure in ritardo, come emerge anche dalla sesta Relazione sullo stato di attuazione del Piano approvata in questi giorni.

Cosa avevano detto Fitto e Dombrovskis nel precedente incontro con il Parlamento UE?

Come rimarcato anche ieri dai due commissari europei, durante un incontro con le commissioni BUDG ed ECON del Parlamento europeo, alla conclusione del PNRR mancano ormai solo 18 mesi, dal momento che “il regolamento RRF prevede che tutte le pietre miliari e gli obiettivi debbano essere raggiunti entro agosto 2026 e tutti i pagamenti siano effettuati entro dicembre 2026, e anche la decisione sulle risorse proprie richiede che tutti i prestiti netti avvengano entro la fine del 2026”, ha ricordato il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis. Una finestra che soprattutto per l’Italia - con il PNRR più grande di tutta l’UE - assume inevitabilmente i connotati di una corsa contro il tempo.

Se è vero, infatti, che finora l’attuazione del PNRR italiano è stata sostanzialmente in linea con il cronoprogramma concordato con Bruxelles, è altrettanto vero che ad essere problematiche sono le mensilità a ridosso della chiusura del Piano, caratterizzate da un numero enorme di obiettivi da conseguire.

Ecco perchè le criticità che emergono dalla sesta Relazione sullo stato di attuazione del PNRR, approvata dalla Cabina di regia lo scorso 28 marzo e ora al vaglio del Parlamento, non possono essere sminuite. Leggendo le oltre 700 pagine della Relazione e analizzandole in combinato disposto anche con l’ultimo dossier sul PNRR della Corte dei conti emerge, infatti, che ci sono almeno una ventina di misure in difficoltà

La revisione 2025 del PNRR e la sesta Relazione sullo stato di attuazione

In tale contesto, inizia a prendere ufficiosamente forma anche la prossima revisione del PNRR che il governo italiano presenterà verosimilmente in primavera.

Sul fronte degli interventi infrastrutturali, ad esempio, le misure che risultano in una situazione di criticità e per le quali la sesta Relazione sul PNRR parla esplicitamente di "revisione" sono diverse.  Tra queste figura, ad esempio, l’Investimento 1.1 della M3C1 “Collegamenti ferroviari ad alta velocità verso il Sud per passeggeri e merci” dove la Relazione “evidenzia che eventi imprevisti di natura geologica e criticità esogene al piano delle lavorazioni di RFI S.p.A. rischiano di prolungare i tempi di realizzazione delle opere, che già presentano delle elevate complessità realizzative”. In tale contesto, prosegue il documento, “al fine di mitigare i rischi di non raggiungimento degli obiettivi UE, l’Amministrazione sta valutando, d’insieme alle competenti strutture nazionali ed europee, possibili ipotesi di revisione del target finale”.

Anche per l’Investimento 1.3 della M3C1Connessioni diagonali” la Relazione evidenzia “degli elementi di attenzione a causa di assenza di margini temporali per la gestione degli imprevisti dovuta all’allungamento dell’iter autorizzativo ed importanti criticità connesse alla risoluzione delle interferenze”. E anche in questo caso “al fine di mitigare i rischi di non raggiungimento degli obiettivi UE, l’Amministrazione sta valutando, unitamente alle competenti strutture nazionali ed europee, possibili ipotesi di revisione del target finale”.

Discorso analogo anche per l’Investimento 1.7 della M3C1 “Potenziamento, elettrificazione e aumento della resilienza delle ferrovie nel Sud” dove la Relazione evidenzia “per alcuni interventi di potenziamento ed elettrificazione, degli elementi di attenzione a causa di assenza di margini temporali per la gestione degli imprevisti dovuta principalmente all’allungamento dell’iter autorizzativo. Al fine di mitigare i rischi di non raggiungimento degli obiettivi UE, l’Amministrazione sta valutando, con le competenti strutture nazionali ed europee, possibili ipotesi di revisione del target finale”.

Fari accesi anche sull’Investimento 4.1 della M2C4 “Investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico” dove si segnalano problemi ad esempio per alcuni dei progetti che afferiscono alla componente di “progetti in essere” della misura. In questo caso, però, nella Relazione si legge “che questi elementi di criticità non pregiudicano, allo stato attuale, il potenziale raggiungimento dell’obiettivo finale”.

Possibili modifiche potrebbero arrivare anche per un’altra misura del MIT. Stiamo parlando dell’Investimento 4.4.2 della M2C2 relativo al “Potenziamento del parco ferroviario regionale per il trasporto pubblico con treni a zero emissioni e servizio universale”, sul quale “il ministero sta valutando una possibile rimodulazione dell’obiettivo” in virtù di “possibili criticità sulla fornitura delle 70 carrozze intercity a causa di problemi evidenziati da parte dell’appaltatore rispetto alle tempistiche di consegna”.

Anche se meno esplicite, risultano abbastanza scontate anche delle possibili revisioni per alcune misure di rigenerazione urbana. Tra queste, figura anzitutto il Programma innovativo della qualità dell’abitare (PINQuA), da mesi sotto la lente di osservazione del MIT e su cui torna anche la Relazione semestrale. "In diversi casi, i cronoprogrammi d’attuazione dei singoli interventi presentano delle tempistiche molto ristrette rispetto alla data finale di conclusione dei lavori”, si legge infatti nel documento, che aggiunge come, sulla base dei dati ReGiS, emerge che “circa il 30% dei progetti è in fase di pre-esecuzione e per altri interventi i Soggetti attuatori non hanno ancora firmato obbligazioni giuridicamente vincolanti con le imprese appaltatrici”. In tale contesto “al fine di minimizzare il rischio di mancato raggiungimento dell’obiettivo della misura, l’Amministrazione sta valutando l’ipotesi di escludere alcuni progetti dal perimetro del PNRR, chiedendo contestualmente una rimodulazione del target fisico e della dotazione finanziaria dell’investimento”.

In parziale affanno anche l’Investimento 2.1 della M5C2 “Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale” per il quale “è stata avviata un’importante interlocuzione con i Soggetti attuatori, ai quali è stato formalmente richiesto di comunicare eventuali necessità di proroga temporale per quegli interventi che presentano criticità nel rispettare le scadenze perentorie stabilite dal PNRR. Il processo di mappatura e selezione delle progettualità strategiche ai fini della rendicontazione del target di misura è tuttora in fase di svolgimento e si prevede una sua imminente finalizzazione”, si legge infatti nella Relazione. “Sul fronte della gestione finanziaria - prosegue il testo - sono attualmente in corso approfondite attività di verifica e validazione dei rendiconti progettuali presentati dai Soggetti attuatori attraverso il sistema informativo dedicato”.

Criticità in vista anche per l’Investimento 2.2 della M5C2 “Piani urbani integrati per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura”, per il quale è stato istituito anche un Commissario straordinario al fine di “operare con urgenza una verifica in ordine all’attuale coerenza dei termini e degli impegni espressi dai Comuni all’interno dei Piani operativi a suo tempo presentati, anche al fine di valutare ed acquisire informazioni utili ad un eventuale negoziato che supporti una proposta di differimento degli attuali termini di realizzazione del 90% delle 37 progettualità previsti entro il marzo del 2025. In tale sede è stato istituito un Tavolo tecnico quale sede di detto confronto operativo tra le Amministrazioni coinvolte, per una rapida definizione delle problematiche emerse”, si legge nel documento.

A queste si aggiungono le criticità evidenziate dalla Corte dei conti. E’ il caso, ad esempio, delle comunità energetiche per cui “i dati non appaiono certo confortanti, soprattutto, ove si consideri che le 1.180 domande corrispondono a sette dei dieci mesi di apertura della piattaforma GSE”, scrive la Corte. Il rischio di non conseguire il target di 1.730 megawatt (Mw) è infatti concreto, dal momento che finora le istanze ammissibili sviluppano una potenza teorica di 103,989 megawatt, cioè quasi 17 volte meno quanto concordato con Bruxelles. Certo, delle novità potrebbero arrivare dal nuovo bando, prorogato proprio in questi giorni. Ma in tale contesto, non si può escludere una modifica anche a questo intervento.

Nella relazione della Corte dei conti - ma non in quella della Cabina di regia PNRR - emerge come in difficoltà anche l’Investimento 4.2 della M2C4 “Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti”. La Corte parla di "impossibilità di raggiungere l’obiettivo complessivo della misura attraverso gli strumenti ordinari" e della necessità di "attuare poteri sostitutivi, soprattutto nei territori del Mezzogiorno". 

E' noto poi che altre misure, non citate nella Relazione semestrale (che pure analizza tutto il PNRR), né in quella della Corte dei conti (che però si focalizza solo su alcuni interventi), stanno zoppicando. E’ il caso, ad esempio, di Transizione 5.0 il cui tiraggio - ad oltre otto mesi dal suo avvio - continua a rimanere modesto, nonostante un'accelerazione arrivata grazie alle modifiche apportate dalla Manovra 2025. Tanto che sia il ministro Foti, sia i dirigenti MIMIT parlano ormai in maniera esplicita di un possibile decremento della dotazione della misura.

Ma in difficoltà sono anche altri interventi PNRR, come gli asili nido, gli alloggi universitari o le case di comunità, anche se dalla Relazione semestrale tali problematiche non emergono.

Consulta la Sesta relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Sezione I)

Consulta la Sesta relazione sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Sezione II)

La Commissione europea indica cinque opzioni per la revisione dei PNRR

In tale contesto, diventa molto rilevante quanto detto ieri al Parlamento europeo dai commissari Fitto e Dombrovskis.

Dopo aver ricordato che mancano solo 18 mesi per la fine del PNRR, infatti, Dombrovskis ha incoraggiato tutti gli Stati membri “a riesaminare attentamente l'attuazione dei loro Piani e ad adottare misure immediate laddove necessario richiedendo una revisione mirata. Un lavoro che i paesi UE possono mettere in atto facendo ricorso a diverse opzioni, come:

  • ampliare le misure esistenti che funzionano bene;
  • sostenere le iniezioni di capitale;
  • introdurre o espandere strumenti finanziari di successo;
  • avvalersi dei trasferimenti a InvestEU;
  • dividere i progetti per mantenere le parti realizzabili entro agosto 2026.

Queste opzioni possono aiutare gli Stati membri a trovare alternative praticabili per sostituire le misure esistenti che non possono più essere completate in tempo”, ha affermato il commissario UE. Aggiungendo come “il momento per apportare tali modifiche sia adesso”.

Un concetto rimarcato anche dal vicepresidente Fitto che ha sottolineato come a Bruxelles ci si aspetti “la presentazione di altre revisioni nel 2025, per contribuire a risolvere le strozzature nell'attuazione dei PNRR”. “Nel caso in cui i termini di attuazione previsti dall'RRF non siano più raggiungibili, è possibile rimuovere una misura o una componente di una misura nell'ambito di una revisione del PRR ai sensi dell'articolo 21”, ha aggiunto l’ex ministro italiano, specificando anche che “i progetti rimossi dal PNRR possono essere finanziati da altri fondi UE, come la Politica di coesione, purché rientrino negli obiettivi politici dei fondi e rispettino le norme pertinenti”.

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