All’evento ANCE, SIMEST presenta il Fondo equity investimenti infrastrutture
Ieri durante l’evento ANCE “Infrastrutture, Ingegneria e Ciclo idrico”, SIMEST ha presentato il Fondo equity investimenti infrastrutture, uno strumento da 100 milioni che sostiene le imprese italiane impegnate in progetti infrastrutturali all’estero grazie al coinvolgimento di SIMEST come socio di minoranza.
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Varato dalla legge di Bilancio 2025, lo strumento equity per gli investimenti infrastrutturali di SIMEST fa capo al Fondo 394 e ha l’obiettivo di accompagnare la penetrazione dei mercati internazionali da parte delle Big italiane del settore costruzioni, senza dimenticare però la filiera composta da PMI.
Attraverso un meccanismo di finanziamento specifico, infatti, la sezione investimenti infrastrutture del Fondo equity di SIMEST - che ha già all’attivo alcune operazioni, inclusa una in Arabia Saudita - punta a sostenere anche l'internazionalizzazione delle PMI italiane che compongono la filiera a cui si rivolgono i grandi player nazionali.
Cosa finanzia il Fondo equity investimenti infrastrutture di SIMEST?
Il Fondo investimenti infrastrutture di SIMEST è una delle articolazioni aggiunte più di recente al complesso di linee di finanziamento del Fondo 394, uno dei principali strumenti impiegati da SIMEST a sostegno della crescita all’estero delle imprese italiane.
Disposta dalla Manovra 2025 insieme alla Sezione Crescita del Fondo 394, si tratta di una misura di equity a sostegno di progetti infrastrutturali realizzati dalle imprese italiane. La sezione investimenti infrastrutture di SIMEST, infatti, affianca le imprese industriali e le loro filiere italiane attraverso il co-investimento in progetti infrastrutturali internazionali strategici per l’Italia.
Come hanno sottolineato ieri gli esperti di SIMEST durante il convegno “Infrastrutture, Ingegneria e Ciclo idrico: Opportunità e strumenti offerti dal Gruppo Cdp in favore delle imprese della filiera”, deve trattarsi di progetti con flussi di cassa ben stabiliti e attivi in settori target come quello idrico, agricolo, energetico, della sanità nonché quelli relativi a progetti nel campo dell’economia circolare, delle tecnologie e delle scienze della vita.
In termini operativi, a fronte di un investimento realizzato da un’impresa italiana - che per le opere strategiche in genere si aggira sui 300-400 milioni di euro, hanno evidenziato gli esperti della società del gruppo CDP - SIMEST interviene come socio di minoranza, con un ticket compreso tra i 5 e i 15 milioni di euro e con un orizzonte temporale d'investimento che può arrivare fino a 25 anni (inclusi 3-5 anni di collaudo di progetto).
Come già accennato, lo strumento prevede un meccanismo specifico che punta a sostenere non solo le imprese più grandi, ma anche le filiere che operano alle loro spalle. La misura richiede, infatti, che il progetto preveda l’esecuzione all’estero di contratti di interesse strategico con il coinvolgimento necessario delle filiere produttive per un valore almeno pari agli importi investiti complessivamente nel progetto dalla Sezione Infrastrutture, con un impegno su base best effort a raddoppiare la ricaduta verso le predette filiere produttive.
Per quanto concerne le procedure, è bene specificare che il coinvolgimento di SIMEST avviene a condizioni di mercato. Il progetto di investimento presentato da un’impresa, infatti, sarà sottoposto a due diligence e verrà anche analizzato in termini di rispetto dei target ESG.
Varato a inizio 2025 - la direttiva del Comitato agevolazioni di SIMEST è del 19 marzo 2025 - lo strumento ha già all’attivo alcune operazioni. Tra queste, hanno ricordato ieri gli esperti di SIMEST, il progetto “Dream of the Desert” di Arsenale Group in Arabia Saudita. Un’operazione che prevede un investimento equity congiunto pari a 37 milioni di euro da parte di Arsenale e SIMEST (quest’ultima impegnata come socio di minoranza con 15 milioni di euro provenienti, appunto, dalla Sezione Infrastrutture del Fondo 394/81) e un finanziamento di 35 milioni di euro erogato dal Tourism Development Fund saudita per sviluppare il primo ultra-luxury train cruise italiano nel Paese.
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