Il MIMIT lavora alla semplificazione dei Contratti di sviluppo
La revisione della disciplina dei Contratti di sviluppo è stata oggi al centro di un incontro al MIMIT tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e l'Ad di Invitalia, Bernardo Mattarella. Obiettivo: semplificare uno dei principali strumenti agevolativi a sostegno dei grandi investimenti delle imprese.
MIMIT: fondi europei per il finanziamento dei Contratti di sviluppo
Il confronto, che a quanto si apprende dal MIMIT “proseguirà nelle prossime settimane per giungere alla definizione di un intervento di revisione condiviso”, ha infatti riguardato soprattutto la semplificazione del funzionamento dei Contratti di sviluppo, gestiti da Invitalia per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Allo studio del Dicastero ci sono interventi volti a velocizzare le procedure e gli iter autorizzativi dei CdS, per rilanciare lo strumento e rendere più efficace il sostegno alle imprese.
Revisione in vista per la disciplina dei Contratti di sviluppo
Con oltre 250 domande istruite nel periodo 2022-2025, a fronte di una media di circa 90 nel periodo 2015-2021, il Contratto di sviluppo è sempre di più lo strumento agevolativo di riferimento per il sostegno alla realizzazione di investimenti di grandi dimensioni. Solo nella finestra 2022-25 si contano agevolazioni concesse per oltre 7 miliardi di euro.
Allo stesso tempo, come emerso dall'analisi del Collegio del controllo concomitante della Corte dei Conti, che nel 2025 ha pubblicato un'interessante analisi sullo strumento, i Contratti di sviluppo presentano debolezze, sia in fase di programmazione che nell'attuazione. Tra i rilievi, in particolare, i rallentamenti nei tempi di istruttoria e nell'erogazione dei pagamenti alle imprese, proprio gli aspetti che ora sembrano essere al centro dell'intervento MIMIT.
A ciò, l'indagine della Corte aggiungeva anche un'altra importante osservazione, che potrebbe trovare riscontro nella riforma allo studio. Secondo il parere, infatti, l'attuale sorveglianza sulla gestione operativa dei CdS, focalizzata sulla quantificazione dei beneficiari e del volume degli investimenti attivati, dovrebbe essere integrata da ulteriori indicatori in grado di misurare gli impatti, il rispetto dei principi di necessità e proporzionalità degli aiuti e la distribuzione delle risorse, con riferimento alla dimensione delle imprese e alla localizzazione degli interventi.
Per approfondire: Corte dei Conti, Contratti di Sviluppo da velocizzare
Come funzionano i Contratti di sviluppo
Il Contratto di sviluppo è lo strumento agevolativo di tipo negoziale che finanzia la realizzazione di programmi di investimento di grandi dimensioni innovativi e strategici.
In base alla normativa di riferimento - il decreto ministeriale 9 dicembre 2014 e le sue successive modificazioni - i Contratti di sviluppo finanziano:
- programmi di sviluppo industriali, inclusi programmi riguardanti l’attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli;
- programmi di sviluppo per la tutela ambientale;
- programmi di sviluppo di attività turistiche, al cui interno possono rientrare, per un importo non superiore al 20% degli investimenti complessivi da realizzare, programmi destinati allo sviluppo delle attività commerciali.
I CdS possono anche finanziare investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, strettamente correlati e funzionali tra loro, e, entro certi limiti, anche opere infrastrutturali.
Specifiche disposizioni sono previste per i programmi di sviluppo ai sensi della sezione 6 del CISAF, il Clean Industrial Deal State Aid Framework, per il sostegno alla capacità di produzione nel settore delle tecnologie pulite. Questo regime di aiuto temporaneo, applicabile fino al 31 dicembre 2030, riguarda in particolare i programmi finalizzati alla produzione, anche con materie prime secondarie, di prodotti finali delle tecnologie a zero emissioni nette elencati nell’allegato n. 1 al decreto ministeriale del 24 novembre 2025, dei loro principali componenti specifici, e delle materie prime critiche, nuove o recuperate, necessarie per la produzione dei prodotti finali o dei principali componenti specifici.
Alle agevolazioni possono accedere i programmi di sviluppo realizzati su tutto il territorio nazionale da una o più imprese, italiane o estere, di qualsiasi dimensione, con costi ammissibili pari ad almeno 20 milioni di euro, soglia che scende a 7,5 milioni di euro nel settore della trasformazione di prodotti agricoli o per investimenti turistici in aree interne o di riqualificazione di strutture dismesse.
Le domande devono essere presentate a Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, che gestisce lo strumento sotto le direttive ed il controllo del MIMIT e procede all'istruttoria seguendo l'ordine cronologico di presentazione, con una procedura accelerata (Fast Track) per gli Accordi di sviluppo, cioé programmi di investimento superiori a 50 milioni di euro (20 milioni per l'agroalimentare) di grande rilevanza strategica e che contribuiscono anche ad obiettivi occupazionali, mediante l'impegno ad assumere prioritariamente lavoratori provenienti da tavoli di crisi o percettori di ammortizzatori sociali.
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