Italia e nucleare: il governo spinge ma Bankitalia sottolinea le criticità
Nel mezzo di una nuova crisi energetica internazionale, l’Union Europea, e anche l’Italia, hanno deciso di puntare sull’atomo per potenziare la propria sicurezza energetica. Bankitalia, tuttavia, invita alla prudenza, suggerendo di considerare in modo approfondito i reali benefici economici del nucleare e le misure - in particolare gli incentivi - che il Governo dovrà introdurre per consentirne uno sviluppo di successo.
Energia, la Commissione UE vara il pacchetto per sistema energetico più indipendente e accessibile
Durante il vertice di Parigi sul nucleare che si è tenuto ieri, 10 marzo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha presentato una nuova strategia che mira a correggere quello che ha definito un “errore strategico”, ossia il declino della quota di nucleare nel mix energetico europeo, scesa dal 30% degli anni ‘90 all’attuale 15%.
Obiettivo di questa nuova spinta sul nucleare è abbattere i prezzi dell’elettricità e recuperare il terreno perso sulla scena globale.
Sul tema è intervenuto anche il ministro italiano per l'ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, che ha ribadito che “l’Italia ha deciso di aderire all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale” con l’obiettivo di conseguire “un mix energetico sicuro, decarbonizzato e competitivo, capace di integrare tutte le fonti sostenibili in una logica di neutralità tecnologica”.
La nuova strategia dell’UE sul nucleare
Al centro del nuovo piano di Bruxelles vi è, in particolare, un investimento importante nel nucleare, in particolare nei piccoli reattori modulari, la cui diffusione sarà promossa tramite diverse azioni: da un lato mobilitando investimenti privati; dall'altro favorendo un quadro normativo semplificato per rendere i mini-reattori operativi già entro l’inizio del prossimo decennio, come annunciato anche dal Piano d’azione strategico 2025-2029 promosso dall’European Industrial Alliance on Small Modular Reactors (SMRs) e presentato a settembre 2025.
Questo cambio di paradigma parte dalla consapevolezza dei vertici europei che i prezzi dell’elettricità sono strutturalmente troppo elevati per sostenere la crescita e che un’energia a costi accessibili, rivendicata nel Piano UE per un’energia accessibile, non è più solo una questione sociale legata al costo della vita ma è ormai un fattore decisivo per la competitività industriale.
Peraltro, come sottolineato dalla presidente von der Leyen al vertice di Parigi, i settori industriali del futuro, in primis quello dell’intelligenza artificiale, richiederanno quantità sempre più elevate di energia e, pertanto, la competitività delle imprese europee dipenderà in misura sempre maggiore sulla gestione delle fonti energetiche.
Va da sé, quindi, che la dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili, ora rese ancora più volatili dalla crisi in Medio Oriente in corso, pone l’Unione in una condizione di fragilità strutturale che va sanata quanto prima.
In tale contesto, la strategia annunciata al vertice di Parigi ospitato da Emmanuel Macron mette energia nucleare e energie rinnovabili sullo stesso piano, integrandole in un unico sistema energetico che tuteli la sicurezza degli approvvigionamenti. Il vantaggio del nucleare, ha evidenziato von der Leyen, è quello di essere una fonte energetica disponibile 24 ore su 24, al contrario di solare ed eolico che sono per natura fonti intermittenti.
In questo nuovo quadro, i piccoli reattori nucleari (Small Modular Reactors - SMR) giocheranno un ruolo fondamentale per rilanciare l’atomo, tanto che la Commissione UE punta a farli entrare in funzione entro i primi anni ‘30 per affiancare le centrali tradizionali. A tal fine, l’Esecutivo europeo si muoverà su tre fronti. In primo luogo, adopererà una semplificazione normativa attraverso la creazione di “sandbox” regolatori che permettano alle aziende di testare le innovazioni in un ambiente protetto.
La seconda linea d’azione, invece, riguarda la mobilitazione dei capitali: per incentivare il settore privato a investire sulle tecnologie nucleari innovative, la Commissione attingerà ai proventi del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) per creare una garanzia di 200 milioni di euro. Un’iniziativa che si inserisce in un più ampio quadro di riforme, come la modifica delle norme sugli aiuti di Stato pensata per ampliare il sostegno alla fissione nucleare e alla ricerca sulla fusione, settore per il quale sono stati proposti 5,79 miliardi di euro nel prossimo QFP (2028-2034) indirizzati al progetto ITER.
L’ultimo perno della strategia di diffusione degli SMR riguarda l’armonizzazione delle autorizzazioni e lo sviluppo di catene del valore europee per i combustibili nucleari, al fine di creare un mercato unico per lo sviluppo di reattori modulari sostenibili. L’obiettivo finale è trasformare l’energia nucleare di nuova generazione in un’eccellenza tecnologica europea da esportare verso le altre potenze globali.
Nucleare, la strategia in Italia: tra la spinta del Governo e le perplessità di Bankitalia
Intervenuto al vertice di Parigi, il ministro Pichetto Fratin ha sottolineato come l’Italia rappresenti uno dei Paesi membri più impegnati nel potenziamento del nucleare, ribadendo in particolare l’impegno di Roma a contribuire a triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050. “L’Italia”, ha affermato il ministro, “sta costruendo una strategia nucleare responsabile, moderna e trasparente, affrontando con realismo la possibilità di reintrodurre la produzione di energia nucleare nel proprio mix energetico”. Una strategia nazionale che, come quella europea, mette gli Small Modular Reactors (di terza e quarta generazione) al centro dello sviluppo dell’atomo nel mix energetico italiano.
Più in dettaglio, il ministro ha spiegato che il Paese ha già integrato l’energia nucleare nella versione del 2024 del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), prevedendo entro il 2050 una capacità installata tra 8 e 16 GW. Un obiettivo che, se raggiunto, permetterebbe di coprire tra l’11% e il 22% della domanda elettrica nazionale.
Per approfondire: PNIEC, per il Net Zero l'Italia punta al nucleare
Pichetto ha poi ricordato nel proprio intervento i passaggi che hanno caratterizzato il percorso italiano per un nuovo nucleare, a partire dalla costruzione di “un quadro regolatorio chiaro e credibile”. A sostegno di questo percorso, ha aggiunto il numero uno del MASE, il Governo ha presentato nell'ottobre 2025 un disegno di legge delega, ora in discussione in Parlamento, volto a definire un quadro normativo chiaro, dalla governance alla gestione dei rifiuti.
Nell’ambito dell’esame parlamentare, lo scorso 23 febbraio la Banca d’Italia (su richiesta della Camera dei deputati) ha rilasciato una memoria sul DDL nucleare, un documento in cui ha espresso la propria opinione che frena, almeno in parte, l’ottimismo del Governo.
Nelle sue valutazioni, infatti, Bankitalia sottolinea come il contributo del nucleare alla riduzione dei costi e all'indipendenza energetica sia in realtà ancora soggetto a forti margini di incertezza. Pur riconoscendo che l'atomo può fornire un apporto sostanziale alla decarbonizzazione in quanto tecnologia a basse emissioni, la banca invita a considerare con estrema attenzione le implicazioni economiche e industriali. Secondo l’istituto, infatti, non è scontato che un calo dei prezzi all’ingrosso dell’energia si traduca in un automatico abbassamento dei prezzi al dettaglio, quelli cioè che interessano le famiglie e le imprese, che sono influenzati da fattori particolarmente rilevanti in Italia, come gli oneri di sistema, le tariffe di rete e le tasse. A tal proposito, Bankitalia avverte anche che, qualora la costruzione degli impianti nucleari richiedesse massicci sussidi pubblici o garanzie come i Contratti per Differenza (CfD), e questi oneri venissero caricati in bolletta, i benefici sulla spesa energetica potrebbero essere completamente vanificati.
Peraltro, l'esperienza internazionale degli ultimi quindici anni desta preoccupazioni riguardo alla fattibilità economica dei progetti. La Banca cita i casi emblematici di Flamanville 3 in Francia e Hinkley Point C nel Regno Unito, dove i costi finali sono triplicati rispetto alle stime iniziali e i tempi di consegna hanno subito ritardi decennali. Questa incertezza è amplificata dal fatto che molte delle tecnologie su cui punta l'Italia, come gli SMR, sono ancora in fase “prototipale” o di studio, rendendo difficile prevedere con precisione i tempi di realizzazione commerciale e i costi reali degli investimenti.
Infine, sul fronte della sicurezza, Bankitalia solleva il tema delle nuove dipendenze. Se da un lato l'atomo riduce la necessità di importare combustibili fossili, dall'altro potrebbe aumentare la dipendenza dall'estero per le tecnologie e le materie prime necessarie alla realizzazione degli impianti. Attualmente, la produzione di uranio ad alto arricchimento (HALEU), fondamentale per i reattori di nuova generazione, è fortemente concentrata in Cina e Russia, e l'Italia si trova in una posizione di svantaggio non avendo una filiera nazionale per l'arricchimento o la fabbricazione del combustibile, rendendo necessario l’avvio di attività di esplorazione e produzione all’estero e lo sviluppo di una filiera di produzione del combustibile, laddove non venga importato del tutto.
Pertanto, il reale successo del programma nucleare che il Paese metterà in atto dipende fortemente dalle tecnologie che saranno adottate, molte delle quali ancora in fase di sviluppo, nonché dalle modalità di finanziamento scelte, “che potrebbero includere un intervento pubblico”. Secondo la Banca d’Italia, quindi, “i decreti attuativi della legge delega potranno aiutare a chiarire questi aspetti e consentire una valutazione più accurata dei costi e dei benefici del programma”.
Consulta la memoria di Bankitalia del 23 febbraio 2026
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