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QFP 2028-2034: le criticità sul nuovo programma AgoraEU nel parere ECA

 

Photo credit: European Union, 2018 - Source: EC - Audiovisual Service - Photographer: Lukasz KobusNella sua valutazione sulla proposta della Commissione europea in merito al nuovo programma AgoraEU 2028-2034, la Corte dei Conti europea (ECA) evidenzia una serie di criticità tra cui la scarsa chiarezza sulla gestione delle risorse, la mancanza di chiari riferimenti su complementarietà con altri programmi europei e alcuni dubbi sull'audit. 

Bilancio 2028-2034: cosa prevede il nuovo programma AgoraEU

Pubblicato insieme alla relazione sul futuro di Erasmus+, il parere n. 11/2026 della Corte dei Conti europea (ECA) analizza infatti punti di forza e criticità della proposta di regolamento relativa all'AgoraEU programme, una novità assoluta nel bilancio UE post 2027 che punta a consolidare il sostegno ai settori culturali e creativi, rispondendo alle sfide del panorama mediatico e alle minacce per la democrazia.

Parere ECA su AgoraEU nel QFP 2028-2034 

Fusione di CREA e CERV in AgoraEU: luci e ombre

Nell'ambito del prossimo bilancio a lungo termine dell'UE 2028-2034, la proposta di regolamento del programma AgoraEU prevede infatti di sostituire e condensare in un unico strumento autonomo due programmi europei attualmente distinti: Creative Europe e Citizens, Equality, Rights and Values (CERV).

Questa fusione, secondo la Corte, offre senza dubbio dei vantaggi in termini di semplificazione e amministrazione condivisa, ma anche dei limiti. In particolare, i revisori richiedono a Bruxelles di dare ulteriori chiarimenti sui meccanismi attraverso i quali saranno garantite le sinergie tra i tre filoni di AgoraEU - che sono Creative Europe – Culture; MEDIA+; Democracy, Citizens, Equality, Rights and Values (CERV+) - nell'ambito della nuova struttura di finanziamento.

Come viene spiegato nel parere, per il QFP 2028-2034 la Commissione propone di aumentare il budget di AgoraEU rispetto ai due precedenti programmi distinti CREA e CERV, proponendo una dotazione complessiva di circa 8,6 miliardi di euro a prezzi correnti (7,6 miliardi a prezzi 2025). "Rispetto alla dotazione di circa 4,3 miliardi di euro a prezzi correnti (pari a 4,3 miliardi a prezzi 2025) del periodo di programmazione 2021-2027, la Commissione propone quindi un incremento di bilancio del 100% a prezzi correnti, ovvero del 77% a prezzi 2025", scrive la Corte. 

Sempre in merito al budget, la Corte sottolinea però una serie di aspetti. Tra questi il fatto che, a fronte di "una gamma più ampia di attività" e di "un budget maggiore", il programma "necessita di una governance forte, di un'allocazione trasparente dei fondi e di un monitoraggio e una valutazione efficaci all'interno di un quadro unico e unificato".

I revisori fanno notare che l'incremento del budget di AgoraEU rispetto ai programmi attivi nell'attuale settennato non è stato supportato da un'analisi quantitativa. Così come per Erasmus+ 2028-2034, "non viene ad esempio data prova di una crescita delle azioni finanziate, né di un’espansione dei partecipanti ammissibili o di un assorbimento dell’inflazione".

Inoltre, la proposta offre flessibilità nel riallocare le risorse da e verso i programmi a gestione concorrente. Secondo i revisiori, però, resta da vedere se tale approccio aiuterà l'attuazione delle politiche o si limiterà a favorire un maggiore assorbimento dei fondi UE. Infine, la Corte ritiene che la proposta debba prevedere che "la riallocazione sia debitamente giustificata in ogni caso" e "che avvenga solo in coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri". Restando sul tema, secondo i revisori andrebbero anche definite due variabili: il termine del periodo di ammissibilità e il tetto massimo per le spese tecniche e amministrative (attualmente non delineate nella proposta di programma). 

Source: ECA, based on Article 3 of AgoraEU proposal and paragraph 3.2.1.1. of the Legislative financial and digital statement.

Definizione di valore aggiunto e sinergie

Nel suo parere, la Corte riconosce che il programma AgoraEU promuove importanti valori dell'UE relativi alla democrazia, ai media e alla cultura, ma sottolinea una lacuna evidente presente anche in tutti le altre proposte post-2027: non è presente una definizione di "valore aggiunto dell'UE" né nella legislazione vigente relativa ai programmi Creative Europe e CERV, né nel testo della proposta di AgoraEU. A tal proposito, quindi, viene ribadito che il dibattito pubblico e il processo decisionale trarrebbero un significativo vantaggio dall'applicazione di una definizione comune di "EU added value" per garantire un uso ottimale dei fondi europei. 

Pur rilevando la coerenza della proposta con i documenti programmatici di Commissione e Consiglio per gli anni 2024-2029, la Corte suggerisce poi di rafforzare il testo individuando in modo esplicito sinergie e complementarietà con programmi analoghi. Secondo i revisori, infatti, solo un coordinamento strutturato tra i programmi può assicurare un uso ottimale delle risorse dell'Unione ed evitare il rischio di sovrapposizioni e doppi finanziamenti.

Revisione: serve un quadro unico 'performance-based'

Nel suo parere, la Corte evidenzia come gli indicatori di output e di risultato previsti nell'Allegato I della proposta per il programma AgoraEU risultino insufficienti a valutare l’efficacia dell'intero spettro di attività del programma.

I revisori, inoltre, segnalano diverse debolezze in termini di chiarezza e pertinenza dei parametri proposti, sottolineando l'esigenza di un quadro di performance più orientato ai risultati. Tale sistema dovrebbe basarsi su standard rigorosi di qualità e "auditability" dei dati per garantire che il contributo del programma possa essere valutato e dimostrato. Infine, la Corte richiama l'attenzione sulle modalità di erogazione, osservando che il finanziamento non collegato ai costi potrebbe non essere lo strumento più idoneo, in quanto non intrinsecamente basato sulla performance.

In merito ai profili di gestione, la Corte rileva anche che la proposta manca di disposizioni specifiche sui sistemi di controllo e sulle modalità di erogazione delle sovvenzioni. I revisori osservano che, pur indicando il finanziamento non collegato ai costi e le opzioni di costo semplificato come modalità predefinite, il testo non chiarisce le circostanze che ne giustifichino l'adozione. La Corte auspica quindi maggiore trasparenza nell'uso di tali meccanismi, chiedendo alla Commissione una valutazione caso per caso e una definizione più netta dei ruoli e delle responsabilità tra livello UE e nazionale per garantire una sana gestione finanziaria.

Diritti di audit

Infine, riguardo alle modalità di attuazione, il parere ricorda che il regolamento proposto sarà implementato in regime di gestione diretta o indiretta. Su questo fronte, i magistrati contabili richiedono pertanto di esplicitare chiaramente nel testo della proposta i propri poteri di audit, al fine di assicurare il diritto di controllo anche nei confronti dei beneficiari residenti in 'paesi terzi' e garantire così una vigilanza completa sui flussi finanziari.

Consulta l'Opinione 13/2026 della European Court of Auditors (ECA) su Erasmus+ nel QFP

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