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QFP 2028-2034: i dubbi sul futuro di Erasmus+ nel parere ECA

 

Photo credit: European Union, 2018 - Source: EC - Audiovisual Service - Photographer: Lukasz KobusIncertezza sulla gestione del budget, falle nel monitoraggio e nodi irrisolti sull'audit. Sono queste alcune delle principali criticità evidenziate dalla Corte dei Conti europea nel suo parere riguardo alla proposta legislativa della Commissione europea per il bilancio pluriennale 2028-2034 sul futuro programma Erasmus+.

Cosa prevede il regolamento Erasmus Plus 2028-2034

Con il parere n. 12/2026, la Corte dei Conti europea (ECA) ha fornito un'analisi tecnica sulla proposta di regolamento relativa ad Erasmus+ 2028-2034 che nel prossimo settennato continuerà a sostenere la mobilità finalizzata all’apprendimento, ma includerà anche finanziamenti per azioni di solidarietà e opportunità di volontariato, finora contemplate da programmi distinti.

Pur riconoscendo l'elevato valore strategico di Erasmus+, i revisori chiedono alla Commissione europea di affinare i dispositivi di monitoraggio della performance, blindare la governance e proteggere i diritti di audit della Corte per garantire la massima trasparenza in un settennato che vedrà un aumento massiccio delle risorse.

Parere ECA su Erasmus+ nel QFP 2028-2034 

Bilancio in forte crescita ed eccessiva flessibilità

Uno dei nodi centrali del rapporto riguarda il budget proposto per il programma Erasmus+ nel prossimo settennato, che ammonta a oltre 40 miliardi di euro, segnando un incremento del 49% (pari a oltre 10 miliardi di euro a prezzi correnti) rispetto all'attuale periodo di programmazione. Un aumento particolarmente rilevante di fondi che, come osserva la Corte, non è supportato da un'analisi quantitativa solida che dimostri come questo balzo in avanti si traduca in una crescita proporzionale delle azioni finanziate o se serva semplicemente a compensare l’inflazione.

I revisori segnalano inoltre un'eccessiva flessibilità nella gestione del budget, sottolineando come Bruxelles non abbia indicato la ripartizione delle risorse tra i diversi pilastri del programma (opportunità di apprendimento per tutti e sviluppo delle capacità), riservandosi la possibilità di riassegnare fondi verso programmi in gestione concorrente senza l'obbligo di fornire giustificazioni dettagliate. In aggiunta, viene segnalata una lacuna tecnica non trascurabile: la proposta non definisce né il termine del periodo di ammissibilità né il tetto massimo per le spese di assistenza tecnica e amministrativa, elementi fondamentali per la certezza del diritto.

Criticità nella fusione con il Corpo europeo di solidarietà e l'aiuto umanitario

In base alla proposta di Bruxelles, la nuova struttura di Erasmus+ 2028-2034 prevede la fusione dell'attuale Erasmus+ con il Corpo Europeo di Solidarietà e il Corpo volontario europeo di aiuto umanitario (EVHAC). A tal proposito, la Corte ha specificato che, pur offrendo vantaggi in termini di semplificazione e amministrazione condivisa, questo nuovo assetto comporta anche alcuni rischi. 

Tra questi, ad esempio, la difficoltà nel definire in che modo la dotazione assegnata sarà ripartita tra le diverse priorità del programma, ma anche la rimozione di regole specifiche di ammissibilità dal testo del Regolamento per spostarle nei Programmi di lavoro annuali. Secondo i revisori, tale approccio potrebbe innescare una maggiore instabilità normativa e compromettere la trasparenza per i potenziali beneficiari, rendendo i criteri d'accesso meno chiari e più soggetti a variazioni repentine.

Misurazione performance e sistema di controllo

Sul fronte della valutazione dei risultati, l'ECA critica aspramente il quadro di performance proposto, definendo gli indicatori di output e risultato come insufficienti per misurare l'efficacia reale del programma. La critica è netta: i parametri della proposta di Bruxelles si concentrano su dati quantitativi (numero di partecipanti) o percezioni soggettive (soddisfazione post-mobilità), ma falliscono nel misurare i miglioramenti negli esiti dell'apprendimento, l'effettiva efficacia, l'efficienza e il rapporto qualità-prezzo ("value for money") del programma.

A questo si aggiunge la preoccupazione per l'uso diffuso del finanziamento non collegato ai costi ("lump sums, flat rates and unit costs"). In particolare, i revisori ricordano che pur essendo la modalità predefinita per semplificare la gestione, se non risulta strettamente legata a risultati di performance verificabili, rischia di indebolire i sistemi di controllo e accountability.

Nodo valore aggiunto e diritti di audit dell'ECA

Al pari di quanto già sottolineato nei pareri sulle altre proposte di programmi post 2027, anche su Erasmus+ la Corte rileva con preoccupazione che la proposta non definisce in modo esplicito il concetto di valore aggiunto europeo all'interno di un articolo dedicato, limitandosi a citarlo come principio guida generale. Questa lacuna definitoria rischia di rendere difficile la valutazione dell'efficacia degli interventi rispetto a quanto potrebbero realizzare i singoli Stati membri autonomamente.

Infine, i revisori richiamano l'attenzione sulla necessità di tutelare gli interessi finanziari dell'Unione nelle azioni che coinvolgono paesi extra-UE. Poiché il programma Erasmus+ si estende oltre i confini europei, il parere sottolinea che il nuovo regolamento dovrebbe esplicitare chiaramente i diritti di audit della Corte dei Conti, dato che la proposta attuale non menziona espressamente tali poteri come nei regolamenti precedenti. Questo approccio serve a garantire l'accesso alla documentazione non solo presso i beneficiari diretti, ma anche presso le terze parti coinvolte nell'attuazione dei fondi, riflettendo gli obblighi delle convenzioni di sovvenzione in tutti gli accordi sottostanti. Ciò serve a evitare zone d'ombra nella rendicontabilità e a garantire la sana gestione finanziaria della spesa anche al di fuori del quadro giuridico ordinario dell’Unione.

Consulta l'Opinione 12/2026 della European Court of Auditors (ECA) su Erasmus+ nel QFP

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