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Fondo ricostruzione: il riparto triennale 2027-2029 vale 4,1 miliardi

 

Photocredit Wikipedia, file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license. Author GianfrancodpDiventa operativo il Fondo per la ricostruzione, lo strumento che dal 2027 finanzierà i processi di ricostruzione post calamità naturale. Per il triennio 2027-2029 le risorse sul tavolo superano i 4 miliardi di euro, destinati ad eventi come i terremoti del 2012 e del 2016, l’alluvione in Emilia Romagna e il Ciclone Harry.

Gli ultimi aggiornamenti sull'obbligo di polizze catastrofali

Secondo il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci - che ha firmato il decreto di riparto insieme a Giancarlo Giorgetti (titolare del MEF) - l'istituzione del Fondo per le ricostruzioni (FOR) “costituisce un passo decisivo verso una programmazione più efficace e stabile delle politiche di ricostruzione”.

Lo strumento si inserisce in una situazione del Paese che resta complessivamente critica, come emerge anche dal rapporto di Greenpeace “Quanto costa all’Italia la crisi climatica?”, pubblicato a inizio aprile, che quantifica i costi economici derivanti da eventi meteo-idrogeologici ed idraulici (restano fuori quindi i terremoti) che hanno colpito l’Italia tra il 2015 e il 2024.

Crisi climatica: tra il 2015 e il 2024 oltre 19 miliardi di danni

L’Italia, infatti, resta purtroppo un paese fragile dal punto di vista idrogeologico. Secondo gli ultimi dati ISPRA citati dal rapporto, il 94,5% dei comuni (ossia 7.463 comuni) contiene zone a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, per un totale della superficie a rischio pari al 19,2% del territorio nazionale (percentuale che, per alcune Regioni come l’Emilia Romagna, arriva al 60%). “Ciò significa che oggi in Italia circa 1,28 milioni di persone vivono in aree a rischio frana, mentre addirittura 6,8 milioni risiedono in zone esposte al rischio di alluvione”, spiega Greenpeace.

“Anche il tessuto produttivo è fortemente coinvolto: più di 84.000 tra industrie e servizi - sottolinea infatti il report - si trovano in aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata, e oltre 640.000 sono esposti al rischio di alluvione nello scenario di pericolosità media”.

Questa fragilità si riverbera anche sui danni economici causati ogni anno da eventi meteo-idro. Tra il 2015 e il 2024, riporta infatti il rapporto, gli eventi emergenziali conteggiati nel registro nazionale sono stati 139, per un totale di oltre 19 miliardi di euro di danni.

Secondo il rapporto, però, le risorse stanziate per far fronte alle emergenze sono “sproporzionate”, ammontando solo a circa 3,1 miliardi di euro e fornendo, quindi, una copertura pari in media al 17% dei danni, con percentuali tra l’altro molto diverse a seconda della regione (ad esempio in Lombardia la copertura arriva al 18%, mentre in Campania si ferma al 7%).

“A questi stanziamenti - prosegue il rapporto - si possono sommare 960 milioni di euro destinati per alluvioni ed eventi meteo estremi tra il 2015 e il 2024, derivanti dal Fondo Europeo di Solidarietà. Si arriva così a circa 4 miliardi euro investiti tra fondi nazionali ed europei, a fronte di 19 miliardi di danni”.

Consulta il rapporto di Greenpeace "Quanto costa all’Italia la crisi climatica?” del 2 aprile 2026

Il Fondo per la ricostruzione (FOR): 4 miliardi per i prossimi tre anni

In tale contesto, nel 2025 l’Italia si è dotata di due strumenti che hanno l’ambizione di migliorare il piano della ricostruzione post calamità. Da un lato, infatti, con la Manovra 2025 (Legge n. 207/2024) è stato istituito il Fondo per la ricostruzione, uno strumento che – a partire dal 2027 – punta ad assicurare “un finanziamento stabile e programmato per i processi di ricostruzione post evento calamitoso”, spiegano dal governo. Per i primi tre anni di attività - annualità 2027, 2028 e 2029 - le risorse del FOR ammontano a 4,1 miliardi di euro, di cui 1,5 miliardi per il 2027 e 1,3 miliardi per ciascuno degli anni successivi.

Dall'altro, a marzo 2025, è stata invece approvata la Legge ricostruzione post-calamità (Legge n. 40/2025) che definisce procedure e misure unitarie da adottare per la ricostruzione pubblica e privata in caso di catastrofe naturale.

I due provvedimenti giocano di sponda. Il FOR, infatti, finanzia sia le ricostruzioni post-evento calamitoso non regolate dalla Legge 40 del 2025 bensì da norme specifiche, sia i due fondi previsti dalla “Legge ricostruzione post calamità”: il Fondo per la ricostruzione e  il Fondo per le spese di funzionamento dei Commissari straordinari alla ricostruzione.

A distanza di un anno e mezzo dalla sua istituzione, il governo ha approvato il piano di riparto 2027-2029 del FOR a seguito di una ricognizione delle risorse condotta dal Dipartimento Casa Italia nel 2025 in tandem con tutte le gestioni commissariali interessate, chiamate a fornire un quadro aggiornato dei propri fabbisogni, dei cronoprogrammi e dello stato di avanzamento delle rispettive ricostruzioni. Il risultato è la tabella sottostante.

Con questo primo piano di riparto del Fondo ricostruzione, ha aggiunto Musumeci, sarà dunque possibile intervenire “per i sismi de L’Aquila del 2009, dell’Emilia-Romagna del 2012, del Centro Italia del 2016, di Ischia del 2017, del Molise e dell’Area Etnea del 2018, di Ancona del 2022 e Umbertide del 2023, per l’alluvione del 2023 in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, e per il recente ciclone Harry che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria. Con il provvedimento, inoltre, vogliamo contribuire al completamento della ricostruzione per i territori del Belice colpiti dal sisma del 1968 e della frana nel Comune di San Fratello. Vengono rifinanziati inoltre gli speciali fondi per la ricostruzione e per le spese di funzionamento previsti dal nuovo Codice della Ricostruzione, come il dissesto dei Comuni di Chieti e Bucchianico, il sisma di Tredozio, l’alluvione nella provincia di Ancona”.

Soddisfazione viene espressa anche dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, che ha sottolineato come il riparto 2027-2029 del Fondo ricostruzioni assegni al Centro Italia quasi 1,2 miliardi di euro.

Consulta il decreto di riparto 2027-2029 del Fondo ricostruzioni

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