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Digital Networks Act, il nuovo regolamento UE per le telco

Photo credit: © European CommissionLa Commissione Europea ha ufficialmente presentato il Digital Networks Act (DNA), un pacchetto legislativo destinato a riscrivere le regole del gioco per il settore delle telecomunicazioni in Europa. 

Il futuro delle Telco tra Digital Networks Act e sovranità UE: la sfida del mercato unico 2028

La proposta di Regolamento Digital Networks Act (DNA), adottata oggi dall'Esecutivo europeo, ha come chiaro obiettivo quello di trasformare l'attuale mercato frammentato in un vero e proprio mercato unico della connettività, capace di sbloccare gli investimenti necessari per completare la copertura in fibra e 5G entro il decennio digitale. 

Con questa mossa, successiva alla recente presentazione del nuovo pacchetto cybersecurity, Bruxelles punta a dotare l'UE di infrastrutture sicure, resilienti e ad altissima capacità, considerate prerequisito indispensabile per la competitività europea e per lo sviluppo di tecnologie di frontiera come l'Intelligenza Artificiale e il cloud computing.

Come nasce il Digital Networks Act?

Le radici del DNA affondano nel White paper "How to master Europe's digital infrastructure needs?" della Commissione UE (pubblicato a febbraio 2024) e nella Call for evidence di giugno 2025, con cui Bruxelles ha raccolto feedback da parte di un ampia platea di soggetti, dalle imprese al mondo della ricerca.

Il nuovo regolamento riflette le preoccupazioni sollevate dai rapporti di Mario Draghi e Enrico Letta, che hanno evidenziato come la frammentazione in 27 mercati nazionali freni la capacità dei player europei di competere con i giganti globali. Parallelamente, prende in considerazione quanto riportato nel rapporto Niinistö, che ha messo in luce la necessità di una maggiore resilienza e sicurezza delle reti critiche a fronte di rischi crescenti, dalle catastrofi naturali alle interferenze straniere.

Mercato unico della connettività: obiettivi e misure chiave del DNA

Il DNA si presenta come un Regolamento unico direttamente applicabile, che fonde e semplifica quattro diversi atti legislativi: il Codice delle comunicazioni elettroniche (EECC) del 2018, il Regolamento BEREC, il Programma relativo allo spettro radio e le parti fondamentali del Regolamento sull'Internet aperto. Questa armonizzazione mira a modernizzare le norme UE per permettere agli operatori di investire massicciamente in reti mobili e in fibra ottica avanzate, pilastri per l'IA e il cloud.

Nello specifico, la proposta di legge si articola in diverse misure chiave, a partire dall'introduzione dell'EU Single Passport, che permetterà alle imprese di operare in tutta l'Unione registrandosi in un solo Stato membro, agevolando così la fornitura di servizi transfrontalieri. Parallelamente, viene istituito un quadro di autorizzazione dello spettro satellitare a livello UE per incentivare la nascita di servizi realmente paneuropei. Per quanto riguarda lo spettro radio, il DNA introduce licenze più lunghe e rinnovabili "di default", aumentando la prevedibilità degli investimenti e promuovendo al contempo il principio della condivisione delle frequenze tra operatori, supportato da un meccanismo ex ante per garantire la coerenza delle condizioni di assegnazione.

Un pilastro della riforma è la transizione infrastrutturale: il Regolamento impone infatti piani di transizione nazionali obbligatori, da presentare nel 2029, per garantire l'eliminazione graduale delle vecchie reti in rame tra il 2030 e il 2035 e il definitivo passaggio alla fibra, assicurando comunque la continuità del servizio e la tutela dei consumatori. Questo processo è accompagnato da una drastica riduzione degli oneri amministrativi e degli obblighi di comunicazione, permettendo alle imprese di concentrare le proprie risorse sull'innovazione grazie anche a una maggiore flessibilità nelle relazioni business-to-business (B2B).

Sul fronte della sicurezza, la Commissione prevede un piano di preparazione a livello UE per affrontare catastrofi naturali e ingerenze straniere, integrando criteri rigorosi di resilienza nelle comunicazioni satellitari per ridurre le dipendenze esterne. Infine, pur confermando i principi dell'Internet aperto, il DNA chiarisce le norme per i servizi innovativi al fine di aumentare la certezza del diritto e introduce un meccanismo di cooperazione volontaria tra fornitori di connettività, di contenuti e cloud, focalizzato su temi cruciali come l'interconnessione IP e l'efficienza del traffico.

Photo credit: European Commission

Nel complesso, dalla nuova normativa si attendono benefici tangibili sia per i consumatori - che godranno di reti 5G e 6G di alta qualità anche nelle aree rurali - sia per le imprese, che beneficeranno di maggiore certezza del diritto e minori costi di conformità ("compliance"), oltre che di un quadro che facilita l’ingresso nel mercato di piccoli operatori e nuovi entranti.

In termini di impatto economico, il factsheet pubblicato da Bruxelles sul DNA stima che la diffusione di reti avanzate entro il 2035 possa generare un aumento del PIL accumulato di circa 400 miliardi di euro e una riduzione totale delle emissioni di CO2 pari a 0,7 milioni di tonnellate.

DNA, iter di approvazione e target al 2038 

La proposta di Regolamento DNA, adottata dalla Commissione UE il 21 gennaio, passa ora nelle mani del Parlamento europeo e del Consiglio. L'iter legislativo vedrà i colegislatori discutere i dettagli tecnici, con particolare attenzione al tema della sovranità digitale e ai meccanismi di compensazione per lo switch-off delle reti legacy.

L'obiettivo politico, come auspicato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, è di rendere operativo il mercato unico della connettività già entro il 2028, per garantire all'Europa il ruolo di leader nella nuova economia digitale.

Consulta i documenti ufficiali sulla proposta di Regolamento DNA