Donne nella ricerca: come partecipare alla definizione del nuovo Action Plan UE
C'è tempo fino al 23 febbraio per partecipare alla consultazione della Commissione europea per definire il primo Piano d'azione per le donne nella ricerca, nell'innovazione e nelle startup, superando il persistente gender gap nel settore e promuovendo diversità, uguaglianza e inclusività nell'European Research Area (ERA).
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Questa call for evidence ha l’obiettivo di raccogliere feedback dai portatori di interesse per definire azioni concrete che spaziano dal sostegno finanziario a misure politiche volte a garantire un ambiente sicuro e inclusivo. "Vogliamo che le donne che operano nella ricerca, nell'innovazione e nelle start-up vedano il proprio futuro in Europa", ha spiegato la Commissaria per le Start-up, la Ricerca e l'Innovazione, Ekaterina Zaharieva. "Per questo stiamo rendendo l'Europa il luogo in cui la loro ambizione trova il miglior sostegno".
Cos'è l'Action plan for women in research, innovation and start-ups
Il Piano d'azione mira ad attingere al variegato bacino di talenti dell'UE per rafforzare la competitività e dare impulso all'innovazione. L'iniziativa, la cui adozione ufficiale è prevista per il secondo trimestre del 2026, creerà sinergie con l'imminente Strategia per la parità di genere 2026-2030 e il futuro atto legislativo sullo Spazio europeo della ricerca. L'obiettivo è affrontare le sfide in materia di uguaglianza proponendo misure per migliorare le condizioni di lavoro e l'avanzamento di carriera per le donne.
Inoltre, il nuovo Piano è in linea con l'iniziativa "Scegliere l'Europa (Choose Europe), che promuove l'ambiente di ricerca del continente, l'elevata qualità della vita e l'impegno verso la diversità. Entro il 2030, l'ambizione dell'Europa è quella di diventare il luogo più ambito al mondo per le donne attive in questi ambiti.
I dati del gender gap nel settore: perché serve un intervento?
Nonostante i progressi, i dati della Commissione (relazione She Figures 2024) evidenziano divari ancora profondi: le donne rappresentano solo il 22% dei ricercatori nel settore aziendale e appena il 9% dei richiedenti brevetto. Inoltre, pur conseguendo oltre il 60% dei dottorati nel settore dell'istruzione, la presenza femminile crolla al 40% o meno in ambiti come l'informatica (ICT) e l'ingegneria.
L'impatto di questo divario non è solo sociale, ma economico. Secondo uno studio dell'EIGE (2024), colmare il gap nelle discipline STEM potrebbe incrementare il PIL pro capite dell'UE del 2,2-3,0% entro il 2050, generando un valore monetario stimato tra i 610 e gli 820 miliardi di euro.
Particolarmente critico è l'accesso ai capitali. A tal proposito, infatti, i team di sole fondatrici ricevono solo il 2% degli investimenti in capitale di rischio nell'UE. A preoccupare è anche la sicurezza sul lavoro: un'indagine del progetto UniSAFE 2024 ha rivelato che il 57% del personale e degli studenti universitari ha subito violenza psicologica e il 31% molestie sessuali.
Per questo, il nuovo Piano supporterà l'attuazione di direttive come quella sulla trasparenza retributiva (2023/970) e sulla lotta alla violenza contro le donne (2024/1385).
Piano d'azione per le donne nella ricerca: feedback entro il 23 febbraio
In questo contesto, la Commissione europea intende raccogliere contributi a sostegno della preparazione del Piano d'azione. L'iniziativa promuoverà l'integrazione della dimensione di genere nei contenuti della ricerca per ottenere soluzioni più efficaci per l'intera società. Principio trasversale per lo sviluppo del Piano sarà l'intersezionalità, ossia la combinazione tra il genere e altre caratteristiche o identità personali e il modo in cui tali intersezioni contribuiscono a esperienze specifiche di discriminazione.
In particolare, l'Esecutivo UE è interessato a ricevere risposte sui seguenti temi:
- Ostacoli specifici incontrati dalle donne e fattori che scoraggiano le ragazze dalle carriere STEM;
- Impatto della sottorappresentazione femminile sulla competitività e resilienza delle imprese;
- Difficoltà intersezionali legate a minoranze razziali o etniche, disabilità, età o orientamento LGBTIQ+;
- Sfide connesse alla libertà accademica nell'integrare la dimensione di genere nel proprio lavoro;
- Accesso ai finanziamenti e dinamiche dell'ecosistema degli investimenti per le fondatrici;
- Azioni coordinate contro la violenza di genere e le molestie nel settore.
La partecipazione alla call for evidence è rivolta a un'ampia gamma di stakeholders. Tra i destinatari specifici della consultazione figurano autorità nazionali e locali, università, istituti di ricerca, società di capitale di rischio, sindacati, organizzazioni della società civile e, naturalmente, ricercatrici e fondatrici di startup.
La consultazione è disponibile online in tutte le lingue ufficiali dell'UE ed è gestita attraverso la piattaforma "Have Your Say". C'è tempo fino al 23 febbraio 2026 incluso per inviare il proprio contributo. Oltre ai feedback generali, la Commissione invita esplicitamente la comunità scientifica a presentare ricerche, analisi e dati originali, già pubblicati o in fase di pubblicazione, per consolidare la base di evidenze del piano.
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