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Difesa: il Parlamento UE punta su mercato unico e progetti faro

 

Foto di icon0 com da PexelsDurante la sessione plenaria odierna, il Parlamento europeo ha adottato due proposte di risoluzione per spingere verso la creazione di un vero mercato unico della difesa e per la rapida attuazione dei progetti faro UE per la prontezza europea.

Bruxelles svela la Roadmap per la difesa UE 2030

Attraverso questi due atti non vincolanti, votati oggi in sessione plenaria, gli eurodeputati puntano a colmare le lacune critiche nelle capacità di difesa europee, sollecitando una maggiore integrazione industriale e un utilizzo più efficiente delle risorse comuni.

Mentre la prima risoluzione si concentra sulla creazione di un mercato unico della difesa integrato e sul rafforzamento della base industriale europea tramite l'approccio "Buy European", la seconda definisce le raccomandazioni per colmare le lacune critiche nelle capacità attraverso progetti faro strategici di interesse comune.

Affrontare le barriere al mercato unico della difesa

Nella prima risoluzione, approvata con 393 voti a favore, il Parlamento ha delineato una visione strategica per un mercato unico della difesa più forte e integrato, volto a rafforzare la deterrenza e la base industriale e tecnologica di difesa (EDTIB) in risposta a un ordine mondiale sempre più dominato da minacce ibride.

"In un nuovo ordine mondiale dominato dalle grandi potenze, un mercato unico europeo della difesa non è un ideale ambizioso, ma una necessità urgente", ha dichiarato il relatore Tobias Cremer (S&D, Germania), aggiungendo che solo grazie a questo presupposto sarà possibile "creare un sistema di difesa in cui ogni euro investito generi il massimo in termini di innovazione, sicurezza ed efficienza dei costi".

Nella relazione, quindi, gli eurodeputati chiedono:

  • un aumento dei finanziamenti dell’UE e un sostegno a lungo termine nell'ambito del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale,
  • appalti comuni e gestione dell’intero ciclo di vita dei prodotti,
  • norme semplificate e incentivi all’integrazione transfrontaliera per ridurre la dipendenza da fornitori extra-UE, con particolare attenzione alla diversificazione delle catene di approvvigionamento per materie prime critiche e semiconduttori.

Queste misure porterebbero a un uso più efficiente della spesa per la difesa, a una maggiore competitività e a un rafforzamento della sovranità strategica e della resilienza europea.

Per eliminare gli ostacoli e sfruttare appieno il potenziale del mercato unico, inoltre, i deputati sostengono un approccio "Buy European" negli appalti per la difesa. Un principio che, se posto in essere, dovrebbe rafforzare l’EDTIB, rendere la domanda più prevedibile, aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) e ampliare la produzione.

Questo approccio dovrebbe estendersi anche ai paesi dello Spazio economico europeo (SEE/EFTA) e ai partner strategici con cui l'UE ha siglato accordi di sicurezza. In questo contesto, si propone l'istituzione di un "Acceleratore per l'innovazione nel settore della difesa" (ispirato al modello statunitense DARPA o a quello DIANA della NATO) per finanziare progetti di ricerca ad alto rischio e alto rendimento.

Inoltre nella relazione si esorta a cosiderare l’Ucraina come parte integrante del mercato della difesa dell’UE, facilitando partenariati industriali e l'accesso a strumenti chiave come il Fondo Europeo per la Difesa (EDF) e il programma European Defence Industry Programme (EDIP), al fine di integrare progressivamente il paese nelle catene di approvvigionamento dell'EDTIB sfruttando le sue tecnologie collaudate sul campo.

Si evidenzia anche la necessità di riformare le norme sugli appalti nel settore della difesa, migliorare l’attuazione delle direttive esistenti (in particolare la Direttiva 2009/81/CE e la 2009/43/CE) e semplificare i trasferimenti intra-UE di prodotti per la difesa attraverso licenze armonizzate, certificazioni e riconoscimento reciproco delle autorizzazioni di sicurezza.

Infine, gli eurodeputati sottolineano la necessità di salvaguardare una concorrenza equa ed evitare sussidi nazionali eccessivi che potrebbero frammentare il mercato unico, danneggiando in particolare le piccole e medie imprese e i paesi UE più piccoli. Per sostenere il settore, la relazione suggerisce la creazione di incubatori tecnologici regionali e strategie per colmare la carenza di lavoratori qualificati attraverso un "bacino di talenti" europeo.

Consulta la relazione "Affrontare gli ostacoli al mercato unico della difesa"

Progetti faro europei di difesa di interesse comune

Adottata con 448 voti favorevoli, la seconda risoluzione si concentra sulla necessità di colmare le gravi lacune nelle capacità di difesa dell'UE, identificate in settori quali la difesa aerea e missilistica, i droni, il cyberspazio, l'intelligenza artificiale e la mobilità militare. Sono proprio queste lacune, secondo il PE, a minare il potere di deterrenza dell'Unione e la capacità di sostenere operazioni su larga scala e di lunga durata. 

In base al parere degli eurodeputati, le carenze andrebbero affrontate, ad esempio, attraverso una maggiore cooperazione europea su questioni strategiche e industriali, una pianificazione coordinata e investimenti mirati per garantire la prontezza della difesa.

In questo contesto, quindi, il Parlamento esorta gli Stati membri e la Commissione europea ad accelerare sull'attuazione della Roadmap per la Prontezza della Difesa 2030, presentata ad ottobre dello scorso anno. A tal proposito, gli eurodeputati chiedono di chiarire governance, tempistiche e finanziamenti per i quattro progetti faro (in inglese "European Readiness Flagships") - pilastri fondamentali della tabella di marcia per la difesa UE - che sono:

A seguito del voto in plenaria, la relatrice Lucia Annunziata (S&D, Italia) ha evidenziato come le nuove tecnologie stiano trasformando le strategie, orientandole verso la "miniaturizzazione e la decentralizzazione dei sistemi, come dimostrano droni, armi basate sull’IA, mine intelligenti e sistemi missilistici portatili". In questo contesto, quindi, "ciò che l’Europa può fare rapidamente, e in modo condiviso da tutti gli Stati membri, è rafforzare lo sviluppo delle tecnologie per creare un’architettura comune - un sistema integrato di comando, controllo, comunicazione, intelligence, sorveglianza e ricognizione - capace di consentire alle forze europee di agire insieme in modo efficiente e coerente, realizzando operazioni congiunte tra tutti gli Stati e con la NATO", ha concluso Annunziata.

Consulta la relazione sui progetti faro di interesse comune nel settore della difesa europea 

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