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Piano strategico ZES aggiornato con ingresso Marche e Umbria

 

Photocredit: NASALe regioni Marche e Umbria, entrate nel perimetro della Zona economica speciale (ZES) ad opera della Legge 171/2025, fanno ora parte anche del Piano strategico ZES, il documento che traccia le direttrici di sviluppo delle aree meno sviluppate e in transizione mediante l’identificazione di nove filiere produttive su cui concentrare gli sforzi per aumentare la competitività del Mezzogiorno.

Marche e Umbria ufficialmente nella ZES

La Cabina di regia ZES del 12 febbraio ha infatti approvato l’aggiornamento del Piano strategico della ZES Unica, a seguito dell’estensione del perimetro alle regioni Umbria e Marche.

L'incontro ha permesso anche di fare il punto sull'andamento della ZES Unica, con risultati che - secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra - risultano ampiamente al di sopra delle aspettative. "Se nel biennio 2022-2023, con il precedente assetto basato su otto ZES regionali, le autorizzazioni si contavano nell’ordine di poche centinaia, negli ultimi due anni sono state rilasciate oltre mille autorizzazioni, con un incremento superiore al 250 per cento. Parliamo di circa 6 miliardi di euro di investimenti autorizzati e più di 17.800 ricadute occupazionali stimate", ha dichiarato Sbarra. "Lo stanziamento di 4 miliardi per il prossimo triennio va nella direzione di garantire una pianificazione strutturata degli investimenti", ha aggiunto il sottosegretario.

Il Piano strategico ZES unica e la strategia di promozione unitaria del Sud

Nelle intenzioni del governo, il Piano strategico ZES unica vuole essere uno strumento di lavoro capace di tracciare le priorità su cui focalizzare gli interventi e le risorse - nazionali, regionali e locali - al fine di avere un quadro omogeneo d’azione. Nel concreto si tratta di un documento di oltre 180 pagine che, oltre ad analizzare la collocazione del Mezzogiorno all'interno dell’attuale contesto nazionale ed internazionale (caratterizzato da fenomeni come l’accorciamento delle catene globali del valore, la ridefinizione dei blocchi geopolitici, l’aumento dell’instabilità, etc.), fornisce una fotografia aggiornata sul sistema produttivo del Sud d’Italia mettendone in luce criticità e potenzialità. Da qui deriva l’identificazione di nove filiere produttive e di tre aree tecnologiche trasversali (digitale, cleantech e biotech) che dovranno essere al centro degli interventi di tutti gli attori del Sistema Paese.

A sovrintendere la fattiva attuazione del documento ci sarà la Struttura di missione della ZES Unica, chiamata a porre “in essere le azioni necessarie affinché le direttrici strategiche contenute nel Piano siano recepite all’interno degli strumenti agevolativi e degli interventi, soprattutto a valere sui fondi per le politiche di coesione, predisposti per lo sviluppo imprenditoriale ed infrastrutturale del Mezzogiorno”. 

A differenza dalle precedenti Zone economiche speciali, che avevano lo scopo di attrarre investimenti selezionati su un’area circoscritta, con la ZES unica si intende presentare l’intero territorio del Mezzogiorno come una grande area unitaria e competitiva di attrazione degli investimenti - diversificata al proprio interno per specializzazioni funzionali e produttive - che può contare su strumenti di sostegno all’attività imprenditoriale sia di natura agevolativa (di carattere fiscale e non), sia di semplificazione grazie alla messa in campo di un regime autorizzatorio semplificato ed accelerato (la c.d. autorizzazione unica) riservato ai progetti di investimento di carattere strategico.

Una promozione complessiva del Mezzogiorno d’Italia come terra di opportunità, che punta ad attrarre investimenti valorizzando il sistema produttivo esistente, aiutandolo ad agganciare le nuove opportunità di crescita che stanno emergendo a livello internazionale (ad esempio il fenomeno del reshoring) e a risolvere le criticità che attualmente ne frenano lo sviluppo. Tra queste, le carenze dimensionali delle imprese meridionali, la scarsa presenza dell’industria nel sistema produttivo locale (sbilanciato verso segmenti più legati alla fase commerciale), ma anche il basso livello di innovazione, di internalizzazione e di produttività della maggior parte delle aziende del Sud. A questi aspetti si aggiunge poi l’assenza generalizzata di lavoro qualificato a cui segue una emorragia di laureati che migrano al Nord o all'estero, depauperando il territorio di know how qualificato. A pesare su tutto vi è, infine, la presenza di condizioni meno favorevoli di accesso al credito, con una dipendenza elevata delle imprese dal credito bancario e una limitata apertura al capitale esterno.

Sulla base di questi dati, il Piano ZES individua nove filiere produttive da rafforzare, al fine di consolidare le specializzazioni produttive del Mezzogiorno, insieme alle tecnologiee strategiche per l’industria europea e decisive per la twin transition:

  • Agroalimentare&Agroindustria 
  • Turismo 
  • Elettronica&ICT 
  • Automotive 
  • Made in Italy di qualità 
  • Chimica&Farmaceutica 
  • Navale&Cantieristica 
  • Aerospazio 
  • Ferroviario.

E’ bene sottolineare che il documento parla di filiere produttive e non di settori. Ad essere privilegiata è stata, infatti, una logica di aggregazione di tutti quei settori economici (espressi in termini di codici ATECO) che concorrono direttamente o indirettamente alla produzione di un bene o un servizio. In tutte queste filiere il Mezzogiorno è presente con un contributo in termini di addetti compreso tra l’8% e il 22%. I valori più elevati si registrano però nelle filiere dell’Agroalimentare&Agroindustria (20,8%), dell’Edilizia (21,6%) e del Turismo (19,2%). Il valore più contenuto si ravvisa, invece, per la filiera dell’Aerospazio.

In generale, il contributo del Mezzogiorno in termini di valore aggiunto è sempre comparativamente inferiore all’analoga quota occupazionale. Questa discrepanza è anzitutto dovuta alla produttività del lavoro (in termini di valore aggiunto per addetto), che si mostra relativamente più contenuta al Sud, sia per fattori strutturali della base produttiva (in primis la minore dimensione media d’impresa), sia - come già accennato - a causa di condizioni di contesto meno favorevoli (minore integrazione con i mercati esteri, condizioni di accesso al credito più problematiche, minore disponibilità di infrastrutture, etc.).

L'identificazione delle filiere produttive prioritarie è essenziale non solo in termini di attuazione di una strategia di sviluppo economico che mira a creare sinergie tra i vari strumenti e fondi esistenti, ma anche per quanto concerne il sistema dell'autorizzazione unica. La possibilità offerta dal sistema della ZES Sud di ottenere, con la presentazione di una sola istanza e con un procedimento semplificato e accelerato, tutti i titoli abilitativi necessari a progetti di investimento, si applica infatti solo ai settori strategici presenti nell’appendice I del Piano che coincidono con le nove filiere produttive prima citate, nonchè con le tre tecnologie strategiche trasversali identificate: tecnologie digitali, cleantech e biotech. Di fatto le stesse tecnologie al centro della Strategic Technologies for Europe Platform (STEP).

Insieme alle filiere e alle tecnologie su cui investire maggiormente, il Piano individua anche una serie di fattori abilitanti da mettere al centro delle strategie nazionali, regionali e locali di sviluppo. Tra questi, ad esempio, gli investimenti infrastrutturali, non solo viari, ma anche nel campo della gestione sostenibile dell’acqua e dei rifiuti o della transizione energetica, solo per citarne alcuni. Ma anche il sostegno al sistema della ricerca, dell’innovazione e del capitale umano, ad esempio valorizzando gli ecosistemi e gli hub creati dal PNRR mediante misure come i Partenariati estesi o i Campioni nazionali in ricerca e sviluppo. A questi si aggiunge il tema della rimozione degli svantaggi legati all’insularità in Sicilia e Sardegna.

Infine, il Piano strategico ZES passa in rassegna tutte le principali opportunità di incentivazione di cui possono beneficiare le imprese operative al Sud, a cominciare dal tax credit Mezzogiorno. 

Per maggiori informazioni, consulta il Piano strategico ZES unica Sud

Novità: Piano d'azione ZES aggiornato con ingresso Marche e Umbria

Rispetto al Piano ZES adottato nel gennaio 2025, ha spiegato il sottosegretario Sbarra in occasione della Cabina di regia del 12 febbraio, si è resa necessaria una "estensione applicativa", che tenesse conto dell'allargamento del perimetro alle regioni Marche e Umbria. La legge 171/2025 ha infatti previsto, insieme all'inclusione di Marche e Umbria nella Zona economica speciale, che ora comprende tutte le regioni meno sviluppate e in transizione, anche l'aggiornamento del Piano ZES, così da inserire nel documento i settori da promuovere e gli interventi prioritari da realizzare per lo sviluppo delle due regioni.

Un aggiornamento commentato con soddisfazione dall'assessore alla ZES per le Marche, Giacomo Bugaro, e dalla presidente della regione Umbria, Stefania Proietti, che hanno ottenuto l'inserimento nel Piano di tutti i codici Ateco richiesti, per cui l’intero tessuto produttivo marchigiano e umbro potrà beneficiare degli strumenti della ZES, senza esclusioni settoriali.

Le due regioni sono ora impegnate per ottenere la modifica della "zonizzazione", e quindi permettere a tutti i comuni di accedere ai benefici del credito d'imposta, superando le limitazioni iniziali che escludono parte del territorio, e hanno annunciato la volontà di realizzare una piattaforma informatica congiunta dedicata a tutti i progetti di investimento che vengono autorizzati nell’ambito della ZES.

Come funziona la ZES unica Sud

Photocredit: NASA

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