Startup innovative: quanto sono importanti gli incentivi pubblici?
Gli incentivi e le agevolazioni per startup, varate dal 2012 in poi, hanno generato effetti positivi. Le startup beneficiarie, infatti, hanno sperimentato ad esempio valori di fatturato o di asset materiali e immateriali più elevati e hanno anche assunto di più. Sono queste alcune delle evidenze che emergono dal pool di studi sulle policy italiane a sostegno delle startup, analizzati dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato.
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Lungo una cinquantina di pagine, il documento di analisi “Le start-up innovative in Italia - Agevolazioni e incentivi pubblici: qual è l’impatto sullo sviluppo di nuove aziende ad alta tecnologia?” ha, infatti, l’obiettivo di analizzare l’efficacia delle politiche a sostegno delle startup, promosse a partire dal 2012.
Per far ciò, il documento si basa su cinque studi che hanno messo in luce l’esistenza di una correlazione positiva e diretta tra l'utilizzo delle agevolazioni pubbliche da parte delle startup e il miglioramento delle performance aziendali. Pur basandosi su dati non recenti (in tutti i casi i set di dati risalgono, infatti, al quadriennio 2012-2015) le valutazioni di impatto sono in ogni caso di interesse per coloro che si occupano di politiche pubbliche a sostegno dell’innovazione e della crescita.
Del resto il documento di analisi contiene anche una serie di indicazioni per il futuro delle policy a sostegno delle startup italiane, che traggono spunto da analisi e valutazioni promosse ad esempio dalla Banca d’Italia o contenute in dossier strategici, come il Rapporto Draghi.
Perchè le startup innovative sono importanti e vanno sostenute?
Sono numerosi, ormai, gli studi che confermano l’importanza delle startup innovative per la complessiva crescita dell’economia di un paese.
Le startup innovative, infatti, forniscono un importante contributo all’innovazione e alla produttività di un sistema economico. Inoltre la loro nascita esercita una pressione competitiva su quelle esistenti, spingendole a investire in attività innovative.
Si tratta, dunque, di un processo che costituisce un volano per gli investimenti e favorisce una migliore allocazione delle risorse all’interno del sistema economico.
Queste considerazioni hanno favorito scelte di policy che sostenessero la nascita e la crescita delle startup innovative e incoraggiato l’intervento pubblico anche in funzione di correggere alcuni “fallimenti di mercato” a cui le imprese e gli investimenti innovativi sono più soggetti.
In particolare, le startup innovative hanno maggiore difficoltà a ottenere finanziamenti adeguati con effetti negativi sia in termini di investimenti che di innovazioni. Per superare il mismatch presente nel mercato finanziario, negli anni sono state quindi introdotte iniziative agevolative per supportare la nascita di startup innovative.
Dallo “Start-up Act” all’oggi: le iniziative legislative italiane
In Italia la prima legislazione a sostegno delle startup innovative risale al 2012. Si tratta del cosiddetto “Start-up Act” (Legge 221/2012), che declina in maniera precisa le caratteristiche che una startup innovativa deve possedere per potersi definire tale, anche al fine di ottenere agevolazioni e incentivi fiscali e creditizi.
Nel corso del 2024, il corpus normativo dedicato alle startup innovative è stato rinforzato mediante due interventi: la Legge n. 162/2024 recante “Disposizioni per la promozione e lo sviluppo delle startup e delle piccole e medie imprese innovative mediante agevolazioni fiscali e incentivi agli investimento” e la Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023 (Legge 193/2024), che hanno previsto nuovi strumenti e misure di vantaggio che incidono sull’intero ciclo di vita dell’azienda, dall’avvio fino alle fasi di espansione e maturità.
Inoltre è bene sottolineare che anche la Legge annuale sulle piccole e medie imprese, attualmente all’esame del Parlamento, interviene in tema di startup, prevedendo la delega al Governo per il riordino e il riassetto della disciplina in un testo unico.
L’impatto delle policy italiane sulle startup innovative
In questi anni sono stati diversi gli studi che hanno analizzato l’impatto delle policy nazionali per la nascita e la crescita delle startup innovative in Italia.
In tutti i casi si tratta di studi che si sono concentrati su un set di strumenti. Tra questi figura anzitutto il Fondo di Garanzia che ha l’obiettivo di favorire l’accesso al credito e migliorare le condizioni finanziarie delle startup. Dal 2013 al quarto trimestre 2023, il Fondo di Garanzia per le PMI ha gestito complessivamente 18.053 operazioni verso startup innovative, per un ammontare complessivo dei finanziamenti potenzialmente mobilitati che sfiora i 3,4 miliardi di euro.
Il Fondo nazionale innovazione - gestito da Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital SGR - è nato invece con l’obiettivo di armonizzare e moltiplicare le risorse pubbliche e private dedicate al tema strategico dell’innovazione. Il Fondo è stato istituito nel 2020 con una dotazione pari a 1 miliardo di euro, incrementata poi a 4,2 miliardi di euro al 31 dicembre 2023. Si tratta di risorse gestite tramite 13 fondi di investimento e articolate su 4 direttrici principali: investimenti diretti in fondi VC, investimenti rete in fase pre-seed e seed, coinvestimenti in logica di matching, investimenti diretti Early stage e Growth stage. Per quanto concerne la sua operatività, nel 2022 gli investimenti del Fondo sono stati per lo più diretti verso il Nord (74%), seguito da Sud e Isole (10%), dal Centro (9%) e, in ultimo, verso l’estero (7%). Quanto ai settori, invece, i destinatari di investimenti diretti hanno coinvolto principalmente i seguenti settori: Digital Transition (30%), Green Transition (19%), Space Techindustry (15%) Robotics (12%).
Oltre ai due fondi prima descritti, in Italia le startup innovative dispongono anche di incentivi fiscali per irrobustire la capitalizzazione e favorire l’utilizzo del venture capital. Tra questi si segnala l’incentivo fiscale al 50% per investimenti nel capitale di startup innovative (in regime de minimis), reso operativo dal 1° marzo 2021. Ebbene, al 31 ottobre 2024, il totale delle operazioni di investimento è stato pari a 18.114, per un importo complessivo di circa 280,5 milioni di euro e 140,3 milioni di euro di agevolazioni concesse.
Complessivamente dagli studi emerge che le startup innovative che hanno usufruito delle agevolazioni sono state “sovraperformanti” in termini di fatturato, ricavi, occupazione e investimenti rispetto a quelle imprese che non ne hanno usufruito. L’effetto agevolazione a seguito del miglioramento dei ratio finanziari ha contribuito a creare anche un miglior rapporto con il sistema bancario e con gli investitori attraverso il venture capital, generando economie di scala ed economie esterne, con conseguente miglioramento della posizione finanziaria delle singole startup innovative.
Innovative start-ups in Italy – Banca d’Italia
Entrando nel merito dei singoli studi, ad esempio lo studio pubblicato nella collana Questioni di Economia e Finanza della Banca d’Italia nel 2016 afferma che lo “Start-up Act” è stato efficace sotto gli aspetti finanziari.
Nel complesso, si rileva ad esempio che sia gli incentivi per aumentare i prestiti bancari, attraverso il Fondo Centrale di Garanzia, sia quelli per gli investitori azionari abbiano avuto un ruolo nell’aumento dei finanziamenti esterni per le startup innovative.
La valutazione dello “Start-up Act” italiano - OCSE
Anche lo studio del 2018 realizzato dall’OCSE in collaborazione con la Banca d’Italia sottolinea che l’impatto dello “Start-up Act” sulle imprese beneficiarie è stato complessivamente positivo: fatturato, valore aggiunto e asset materiali e immateriali delle startup innovative sono, infatti, di circa il 10-15 per cento più elevati rispetto alle imprese con caratteristiche simili che non hanno beneficiato delle misure o che ne hanno fruito in una fase successiva.
Altra conclusione interessante dello studio OCSE è che, da quando lo “Start-up Act” è stato attuato in Italia, si è registrato un aumento significativo del numero di operazioni di venture capital che coinvolgono startup costituite da cinque anni o meno. In particolare, i risultati mostrano che le imprese iscritte come startup innovative hanno più del doppio delle probabilità di ricevere un finanziamento di venture capital entro i primi tre anni di vita e che le imprese iscritte nella sezione del registro delle imprese dedicata alle startup innovative sembrano ricevere finanziamenti più spesso e molto più rapidamente.
The evaluation of the Italian “Start-up Act”
Nello studio realizzato da De Stefano et al. nel 2018 si è stimato, invece, come il sistema di agevolazioni previsto dalla legge abbia favorito un incremento del fatturato e del valore aggiunto delle startup rispettivamente pari all’8% e al 12% nei primi tre anni di attività, rispetto ad aziende simili non iscritte al Registro, oppure a quelle che si sono iscritte successivamente e quindi hanno potuto beneficiare delle agevolazioni in tempi successivi.
Inoltre, per le imprese iscritte si riscontrano effetti positivi anche sul tasso di sopravvivenza e sulla probabilità di ricevere fondi di venture capital.
Supporting innovative entrepreneurship: an evaluation of the Italian “start-up act”
Il principale risultato del lavoro di Manaresi, Menon e Santoleri, pubblicato nel 2020, ha mostrato che le policy hanno innescato un effetto complessivamente positivo soprattutto sulla performance aziendale relativa alle fasi iniziali dell’ingresso della startup sul mercato.
In particolare, la politica ha determinato un aumento statisticamente significativo dell'occupazione (+15%) e del valore aggiunto (+28%).
The Italian Start-up Act: a micro econometric program evaluation
L’obiettivo della valutazione di impatto dello studio condotto da Biancalani, Czarnitzki e Riccaboni nel 2021, è stato quello di quantificare l’impatto della policy su equity, debito e occupazione.
In questo perimetro lo studio considera che le misure a favore delle startup innovative hanno raggiunto i loro obiettivi primari. I risultati econometrici suggeriscono fortemente che le startup innovative italiane hanno più successo nell’ottenere capitale proprio e di debito e assumono anche più dipendenti grazie all’utilizzo delle misure a disposizione.
Lo Start-up Act contribuisce anche all'accesso ai prestiti bancari da parte delle piccole e giovani imprese.
In totale, il programma di interventi a favore delle startup innovative tra il 2012 e il 2015, secondo gli autori, ha creato circa 926 posti di lavoro in più nelle startup innovative e ha iniettato in queste imprese quasi 38 milioni di euro di capitale (in termini di capitale proprio e debito).
I fabbisogni delle start-up innovative: alcune indicazioni di policy
Nonostante il confortante trend e le politiche introdotte, la strada da percorrere per favorire la crescita delle startup innovative e la loro diffusione sul territorio in uno scenario in rapida evoluzione è ancora lunga.
Il problema principale è che tali misure (che sono comunque da potenziare e da rendere stabili nel tempo) e l’operatività delle stesse startup si inseriscono in un contesto - quale il “sistema Italia” - che nel suo insieme presenta molte criticità e che non risulta essere sempre favorevole. Queste diseconomie, se non superate, spesso non favoriscono la crescita delle imprese e ridimensionano gli effetti conseguiti, pur positivi, generati dalle policy dedicate.
Tra questi, uno dei problemi principali per le startup innovative è quello finanziario causato dalla limitata disponibilità di venture capital. Tra il 2013 e il 2024, infatti, gli investimenti in venture capital negli Stati Uniti hanno raggiunto 1,5 trilioni di euro, mentre in Europa sono stati di soli 489 miliardi, e in Italia di appena 8 miliardi. Questo divario fa sì che molte startup europee non riescano a ottenere i fondi necessari per scalare e competere a livello globale. In Italia, il problema è particolarmente acuto. Gli investimenti in startup innovative si sono ridotti, infatti, da 1,1 miliardi di euro nel 2023 a 623 milioni nel 2024.
Altri fronti problematici sono poi costituiti dalla maggiore difficoltà a reperire profili professionali altamente qualificati, nonché i tempi delle procedure di sostegno che devono essere accelerate.
In tale contesto Banca d’Italia indica tre principali direttrici su cui si dovrebbe puntare per creare un ambiente economico favorevole alla crescita delle startup innovative e superare le difficoltà.
La prima passa per la riduzione degli squilibri presenti sul mercato finanziario tra domanda e offerta di risparmio con il potenziamento dell’utilizzo del venture capital. Il risparmio, infatti, non è sufficientemente canalizzato verso il mercato finanziario italiano, oppure è sottoutilizzato, o investito in prodotti finanziari esteri. Dal lato della domanda di risparmio delle imprese, invece, la “finanza alternativa” è limitata da un sistema economico-finanziario fortemente “bancocentrico". Tutto ciò si riflette anche sull’utilizzo del venture capital che in Italia è ancora sottodimensionata, ma che invece può crescere grazie ad un maggiore coinvolgimento di investitori istituzionali come assicurazioni e fondi pensione.
La seconda direttrice passa per l’aumento della spesa pubblica in ricerca e sviluppo (R&S), mentre la terza per il potenziamento degli incentivi fiscali che sono strumenti di sostegno indiretto che possono agire a monte del processo di creazione del valore (riducendo il costo dell’investimento) oppure a valle (con una tassazione agevolata dei rendimenti) e consentono di stimolare l’innovazione ad ampio spettro, lasciando alle imprese la scelta delle iniziative da intraprendere.
Nel 2022 - ultimo anno disponibile - nel nostro Paese la spesa complessiva in R&S (pubblica e privata) e le agevolazioni per la spesa in R&S delle imprese sono ancora inferiori a quelle degli altri principali paesi europei. Il divario dipende sia da un volume inferiore di investimenti agevolati, sia dalla minore generosità dell’incentivo: il credito di imposta in Italia è pari al 10% dei costi, un valore più basso di quello delle principali economie europee e della media dell’OCSE (20%). Secondo stime Banca d’Italia, allineare a quest’ultima l’aliquota italiana richiederebbe uno stanziamento di risorse pubbliche inferiore al miliardo di euro l’anno, ma potrebbe stimolare le imprese ad aumentare la spesa in R&S di oltre due miliardi, un incremento pari al 15%.
Infine, come indica il Rapporto Draghi occorrerà superare anche la frammentazione del mercato dovuta alla presenza di una molteplicità di leggi e regolamenti nazionali, rafforzare e rendere più flessibile l’ecosistema finanziario europeo e condurre il sistema burocratico a essere più snello e meno complesso. Tutti fattori che complicano l'espansione delle startup innovative e ne rendono più difficoltosa la crescita.
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