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I position papers ANCI per sostenere i piccoli Comuni italiani

 

Stati generali dei Piccoli Comuni 19 e 20 febbraio 2026, RomaL’Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) ha pubblicato quattro position papers, emersi dagli Stati generali dei Piccoli Comuni svoltisi il 19 e 20 febbraio a Roma nell’ambito della conclusione del Progetto P.I.C.C.O.L.I, che contengono analisi e proposte di miglioramento delle politiche a supporto di queste amministrazioni locali.

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Tra le proposte emerse durante gli Stati generali dei Piccoli Comuni figurano ad esempio, il ripristino dei contributi agli investimenti dei piccoli Comuni aboliti dalla Manovra 2025, ma anche un nuovo approccio in materia di Unioni di Comuni, nonchè il varo di strumenti che valorizzino i servizi ecosistemici assicurati da queste amministrazioni, solo per citarne alcuni.

Le proposte confluite all’interno dei quattro position papers ANCI - rispettivamente in materia di bilancio e investimenti, gestioni associate, personale e persone - “diventeranno la piattaforma associativa del confronto con il governo”, hanno spiegato dall'Associazione.

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Quanti sono i piccoli Comuni italiani e come se la passano?

Partiamo dai numeri. In Italia sono oltre 5mila i piccoli Comuni - quelli cioè con meno di 5mila abitanti - pari al 70% del totale dei Comuni. Insediamenti che ospitano il 16% della popolazione residente e che coprono oltre la metà della superficie totale del Paese (il 55%).

Vi sono poi due dati interessanti che riguardano l'amministrazione. Da un lato, l’età media del personale nei piccoli Comuni si colloca sui 51 anni di età. Dall’altro, la situazione delle forme di gestione associate delle funzioni fondamentali in questi anni ha dato luogo alla creazione di 433 Unioni di Comuni, che coinvolgono il 35,4% dei Comuni italiani, pari a 2.797 amministrazioni comunali e che sono concentrate anzitutto nel Nord-Ovest del Paese (il 35,1% rispetto a meno del 20% riscontrato nelle restanti parti d’Italia).

Come emerge dai position papers dell’ANCI, i piccoli Comuni non sono dunque un blocco uniforme, bensì una galassia variegata di municipalità, caratterizzata da elementi e bisogni diversi. ANCI individua tre macro categorie di piccoli Comuni. I Comuni periurbani, quelli cioè situati immediatamente fuori dai confini dei centri urbani principali, caratterizzati da intensi flussi di pendolarismo spesso basati sull'uso dell'auto privata. I Comuni turistici che soffrono di forti picchi stagionali di flusso turistico, con conseguente necessità di adeguare la struttura amministrativa. E infine i Comuni interni - il numero maggiore di piccoli Comuni italiani - situati in aree significativamente distanti dai centri di offerta di servizi essenziali (di istruzione, salute e mobilità).

E’ evidente, dunque, che qualsiasi politica a sostegno dei piccoli Comuni in Italia debba tenere conto di queste differenze sostanziali, orientandosi verso un approccio place-based capace ad esempio di valorizzare i servizi ecosistemici presenti. Un dato rilevante messo in luce da ANCI è infatti quello sulla quota media di aree protette presenti nei piccoli Comuni, che risulta più elevata rispetto a quella rilevata nella maggior parte delle altre classi dimensionali. I piccoli Comuni svolgono, quindi, un ruolo essenziale nella tutela e gestione del capitale naturale nazionale (ad esempio attraverso la conservazione di boschi, la tutela dei corsi d'acqua, etc) assicurando pertanto servizi ecosistemici fondamentali quali la regolazione del ciclo dell’acqua, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la tutela della biodiversità e la qualità del paesaggio. Ciononostante - sottolinea ANCI -  i costi di manutenzione, monitoraggio e gestione di questo capitale oggi ricadono prevalentemente sui bilanci locali, spesso già limitati. In tale contesto l'Associazione chiede l'istituzione di meccanismi strutturali di remunerazione per i servizi ecosistemici assicurati, al fine di compensare equamente le comunità che contribuiscono alla produzione di benefici ambientali diffusi a livello regionale e nazionale.

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Un programma per i piccoli Comuni

La richiesta di sostegno per la gestione dei servizi ecosistemici è solo una delle proposte avanzate da ANCI nei position papers. Anche a fronte delle dinamiche demografiche ed economiche in atto - che lasciano presagire un aumento progressivo del numero dei piccoli Comuni italiani - l'Associazione sottolinea la necessità di mettere in campo una politica nazionale di rafforzamento ordinamentale e finanziario di queste realtà.

In tale contesto, una delle prime richieste avanzate da ANCI è il ripristino dei contributi agli investimenti dei Piccoli Comuni aboliti con la legge di bilancio 2025. “In primo luogo - scrive l’ANCI - il contributo specifico per gli enti fino a 1.000 abitanti e quello sulle ‘piccole opere’, oltre che una riserva specifica per gli interventi di maggior peso economico attraverso le cd. ‘medie opere’. Il ripristino - sottolinea poi l’Associazione - potrebbe avvenire anche nell’ambito di un più ampio disegno di razionalizzazione e rafforzamento dei territori più fragili, in grado di tener conto degli interventi su diversi canali di finanziamento: Coesione, montagna, aree interne, interventi specifici”.

Per sostenere invece il rilancio dell’azione amministrativa dei Piccoli Comuni nel segno di una maggiore efficacia quali-quantitativa, l’ANCI propone ad esempio l’abolizione del parametro di riduzione dei costi quale obiettivo delle Unioni di Comuni (che servono invece per ampliare e migliorare i servizi offerti alla cittadinanza); ma anche la stabilizzazione del personale tecnico e amministrativo acquisito con il PNRR, l’adozione di ulteriori norme in materia assunzionale (per contrastare l’attuale deficit di personale in servizio) e la ricerca di soluzioni innovative per ampliare la disponibilità di segretari comunali ed abbattere il fenomeno delle sedi vacanti o dell’eccesso di incarichi di un singolo funzionario. 

Sempre in materia di associazionismo delle funzioni, i position papers di ANCI evidenziano anche la necessità di politiche di incentivazione che siano anzitutto ispirate ad una logica pluriennale in modo da consentire agli Enti la migliore programmazione delle risorse e delle attività da realizzare. Ma non solo. Secondo l’ANCI, infatti, sarebbe preferibile incentrare tali politiche su “criteri incentivazione in relazione al numero ed alla tipologia di funzioni e servizi conferiti ed al numero di Comuni associati”, prevedendo anche “incentivi progressivi e premiali per le gestioni associate tendenzialmente su area vasta”, anche con l’obiettivo di superare “gli automatismi fondati esclusivamente sulla dimensione demografica dei Comuni”.

I position papers affrontano inevitabilmente anche il tema della perequazione, avanzando la richiesta di una revisione degli schemi perequativi e delle risorse correnti destinate ai piccoli Comuni su capitoli come quelli per la manutenzione ordinaria e di mantenimento in esercizio dei nuovi servizi attivati.

Un’operazione invece a costo zero sarebbe l’introduzione di “meccanismi più celeri di attuazione delle norme di carattere finanziario rivolte al comparto comunale, nel cui ambito poter fornire apposite note metodologiche, utili a far comprendere le peculiarità applicative e le finalità perseguite da ciascun provvedimento”, scrive l’ANCI. L’obiettivo in questo caso è quello di assicurare un utilizzo più incisivo delle risorse disponibili fin dalla programmazione del bilancio di previsione, per evitare accumuli di avanzi non funzionali ad una gestione efficace delle risorse. 

Infine tra le altre proposte presenti nei dossier ANCI per rilanciare i piccoli Comuni vi è l’introduzione di strumenti fiscali differenziati e mirati che tenga conto della reale capacità contributiva di cittadini e imprese di queste aree. In tale prospettiva, l’ANCI avanza dunque la proposta di prevedere misure di riduzione del carico fiscale per chi vive e lavora nei piccoli Comuni (con particolare attenzione a giovani, famiglie e nuove attività imprenditoriali), contributi dedicati e “Fondi di sostegno” per il mantenimento e il rafforzamento dei servizi di prossimità, misure specifiche a favore degli investimenti comunali (come l’esenzione dall’IVA sulle opere pubbliche realizzate nei piccoli Comuni) e un alleggerimento della fiscalità locale sugli immobili a ridotto valore di mercato, qualora destinati a nuove residenzialità, progetti di rigenerazione o iniziative di comunità, con meccanismi di compensazione finanziaria a carico dello Stato, per evitare effetti negativi sui bilanci comunali.

I position papers ANCI sui piccoli Comuni

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