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QFP 2028-2034, FP10: le criticità del nuovo Horizon Europe nel parere ECA

 

Foto di M. Richter da PixabayPoca trasparenza nell'uso dei fondi, potenziali rischi legati alla complessità dei controlli finanziari, ambiguità nell'applicazione del principio di eccellenza e assenza di una chiara definizione del valore aggiunto europeo. Sono queste alcune delle principali criticità evidenziate dalla Corte dei Conti europea nel suo parere riguardo alla proposta legislativa della Commissione europea per il bilancio pluriennale 2028-2034 sul futuro programma Horizon Europe.

Programma Quadro Ricerca e innovazione: come sarà FP10, il successore di Horizon Europe?

Con il parere n. 02/2026, la Corte dei Conti europea (ECA) ha fornito un'analisi tecnica e critica sulla proposta di regolamento relativa al 10° programma quadro per ricerca e innovazione (FP10), con l'obiettivo di supportare il processo legislativo attraverso osservazioni su governance, gestione finanziaria e controllo del successore di Horizon Europe.

Pubblicato insieme ad un documento gemello relativo allo European Competitiveness Fund (ECF), il rapporto considera FP10 come un programma dall'elevato potenziale strategico, ma richiede alla Commissione europea di affinare i meccanismi di controllo e la misurazione dei risultati per garantire una sana gestione finanziaria ed evitare il rischio di sovrapposizioni tra i vari strumenti di finanziamento dell'Unione.

Parere ECA su Horizon Europe nel QFP 2028-2034 

Il nodo del valore aggiunto e le priorità trasversali

Nonostante l'obiettivo di rafforzare la base tecnologica dell'Unione, l'ECA sottolinea che la mancanza di una definizione legislativa condivisa di valore aggiunto europeo impedisce di stabilire se la spesa a livello centrale sia effettivamente più efficace dei singoli interventi nazionali. Questo vuoto definitorio rischia di rendere l'allocazione delle risorse autoreferenziale.

Inoltre, la Corte rileva una criticità metodologica: la proposta non affronta la carenza di dati attendibili sull'uso dei fondi per priorità trasversali. Nello specifico, i revisori segnalano il rischio di "sovra-stima" del contributo al clima e alla biodiversità, poiché il sistema di monitoraggio attuale non permette di verificare se le spese dichiarate abbiano un impatto reale e diretto su tali obiettivi, mancando inoltre di una base di dati completi e attendibili per giustificare i nuovi target.

Eccellenza scientifica a rischio?

Uno dei nodi centrali del rapporto riguarda l'applicazione del principio di eccellenza. Sebbene la Commissione europea dichiari che i finanziamenti si baseranno sulla qualità della ricerca, l'ECA osserva che tale principio non è esplicitamente menzionato come criterio di selezione per i Pilastri II (Sfide globali) e III (Innovazione).

Dato che questi due pilastri cubano circa 114,7 miliardi di euro (il 65,6% del budget totale), la Corte avverte che il rischio è di privilegiare logiche di politica industriale o di coesione a scapito della pura qualità scientifica, minando la competitività globale dell'UE.

Gestione finanziaria tra semplificazione e rischio di errore

In merito alla semplificazione, la proposta punta con decisione sui finanziamenti a somma forfettaria (i cosiddetti "lump sums") e sulle opzioni semplificate in materia di costi per ridurre gli oneri amministrativi. Tuttavia, la Corte solleva tre obiezioni fondamentali:

Tuttavia, la Corte solleva alcune riserve sostanziali sulla tenuta di questo sistema, ricordando innanzitutto che la ricerca rimane un ambito ad alto rischio in cui i tassi di errore si attestano storicamente vicino al 2%, principalmente a causa della complessità nella gestione delle spese per il personale.

Se da un lato le somme forfettarie snelliscono la burocrazia, dall'altro i revisori avvertono che potrebbero innescare un pericoloso effetto di "sovracompensazione", rendendo estremamente difficile verificare se i fondi siano stati realmente impiegati per le finalità previste, come l'acquisto di dotazioni scientifiche. Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda gli appalti pre-commerciali: la Corte rileva che la proposta manca di linee guida chiare per gestire i rischi specifici legati alla proprietà intellettuale e alla potenziale mancanza di esperienza di alcuni enti aggiudicatori.

Per evitare zone d'ombra nella rendicontabilità, l'ECA insiste quindi affinché il nuovo regolamento non solo preveda controlli ex post più rigorosi sulla sostanza dei progetti, ma garantisca anche pieni diritti di audit alla Corte stessa, assicurando l'accesso ai dati non solo sui beneficiari diretti, ma anche sulle entità delegate (come la BEI o le imprese comuni) e i terzi coinvolti nella gestione delle risorse.

Un sistema di monitoraggio orientato alla burocrazia, non all'impatto

Il rapporto critica aspramente il quadro di valutazione della performance. La maggior parte degli indicatori proposti si limita a misurare gli output (quanti progetti avviati, quante PMI coinvolte) ignorando gli outcome e gli impatti a lungo termine (brevetti effettivamente sfruttati, crescita del PIL, scoperte scientifiche di rottura), rendendo il sistema insufficiente per una valutazione reale dell'efficacia del programma.

Per rimediare a questa lacuna, la Corte suggerisce di codificare nel regolamento l'obbligo per l'Esecutivo europeo di presentare rapporti di attuazione intermedi e valutazioni ex post, elementi che nella proposta attuale appaiono troppo vaghi o facoltativi, e di introdurre indicatori che misurino l'effettiva penetrazione delle innovazioni nel mercato europeo.

La sfida del "Widening" e il target del 3% del PIL

Infine, l'attenzione si sposta sul Pilastro IV, dedicato all'allargamento della partecipazione dei paesi meno avanzati nella ricerca. Dal 2030, l'accesso ai fondi sarà condizionato all'impegno dei singoli Stati di aumentare la spesa nazionale in ricerca e sviluppo verso l'obiettivo del 3% del PIL.

La Corte accoglie con favore il principio di condizionalità, ma avverte che, senza un supporto tecnico adeguato e criteri di verifica chiari, questo meccanismo rischia di penalizzare ulteriormente i ricercatori dei paesi più deboli invece di aiutarli a colmare il divario tecnologico.

Leggi la documentazione della Corte Conti UE su Horizon Europe nel QFP 2028-2034

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