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Rapporto ASviS 2026 sul PNRR: servono ancora 20 mld per raggiungere gli SDGs

 

Foto di Katja Ano da UnsplashSecondo il rapporto 2026 di ASviS “L’impatto del PNRR sullo Sviluppo Sostenibile dell’Italia e dei suoi territori”, il Piano ha ridotto del 39% la distanza dell’Italia dagli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Eppure, servono ancora circa 20 miliardi di euro di investimenti entro il 2030. 

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L’analisi di ASviS, presentata oggi al Consiglio dell’Economia e del Lavoro (CNEL), riconosce che il PNRR ha già prodotto un contributo significativo al raggiungimento degli SDGs (Sustainable Developments Goals) delle Nazioni Unite. 

Se, infatti, a livello nazionale nel 2021 era stata rilevata una distanza media dagli obiettivi pari al 78%, nel 2026 grazie al PNRR tale valore scende al 39%. Una distanza che, tuttavia, comporta un fabbisogno residuo di investimenti aggiuntivi per centrare gli SDGs di circa 20 miliardi di euro nel periodo 2027-2030.

Rapporto ASviS: il modello PNRR come leva per lo sviluppo sostenibile

Il rapporto analizza, nel complesso, l’impatto del PNRR sul percorso dell’Italia verso il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità definiti dalle Nazioni Unite. Il Piano, inserito nel programma europeo NextGenerationEU, rappresenta infatti il principale strumento di investimento pubblico del Paese nel periodo 2021-2026. 

Con una dotazione iniziale per il quinquennio pari a oltre 191 miliardi di euro, poi salita a circa 194 miliardi, il PNRR prevede riforme e investimenti articolati in sei missioni principali: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, infrastrutture sostenibili, istruzione e ricerca, inclusione sociale e salute. 

Secondo ASviS, il merito principale del PNRR consiste nell’aver rappresentato un nuovo capitolo nella programmazione italiana delle politiche pubbliche, con interventi che sono accompagnati, infatti, da obiettivi quantitativi e scadenze temporali precise, il cui raggiungimento è monitorato attraverso milestone e target stabiliti a livello europeo. Tale sistema, sottolinea l’Alleanza, consente di collegare più direttamente la spesa pubblica a risultati concreti, come l’introduzione di autobus ecologici o l’ampliamento dei servizi sanitari territoriali. 

I settori più coinvolti dagli investimenti PNRR

Uno degli aspetti analizzati nel rapporto riguarda la distribuzione degli investimenti del PNRR rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), che sono fortemente concentrati in alcuni ambiti strategici. La quota più rilevante, pari al 25% degli investimenti (circa 28 miliardi di euro), è destinata alla transizione energetica (SDG7), mentre il 20% dei fondi (22 miliardi) all’innovazione, infrastrutture e sistema produttivo (SDG9) e il 14% (15,5 miliardi) alle città sostenibili e rigenerazione urbana (SDG11). Rilevanti anche gli investimenti dedicati alla salute (SDG3) e all’istruzione (SDG4), che assorbono ciascuno circa l’11% dei fondi previsti.  

Al contrario, alcuni comparti dell’Agenda 2030 sono meno coperti dagli investimenti PNRR, come ad esempio quello della sicurezza alimentare e dell’agricoltura sostenibile, della parità di genere, della riduzione delle disuguaglianze o della tutela degli ecosistemi terrestri e marini. Il Piano infatti, sottolinea ASviS, è fortemente incentrato sulla transizione energetica, sulla modernizzazione del sistema produttivo e sul rafforzamento delle infrastrutture, lasciando necessariamente indietro altri settori ritenuti essenziali per lo sviluppo sostenibile. Ambiti che, auspicabilmente, saranno al centro di politiche pubbliche future.

PNRR: gap territoriali e distribuzione regionale delle risorse

Un altro elemento centrale dell’analisi di ASviS è la dimensione territoriale degli investimenti PNRR. Più in dettaglio, l’analisi rileva anzitutto che gli investimenti del Piano “con misure localizzabili in una singola Regione/PA sono pari a circa 115 miliardi di euro, che salgono a circa 145 miliardi includendo le altre forme di finanziamento”. 

Un secondo tipo di analisi relativa ai finanziamenti del Piano, invece, prende in considerazione “un sottoinsieme di misure scelte in base alla disponibilità di almeno un indicatore al quale riferirsi e alla possibilità di individuare un obiettivo quantitativo rispetto al quale valutare l’avanzamento verso quest’ultimo e il residuo prevedibile una volta completato il PNRR. In termini di spesa pro-capite - spiega dunque lo studio - i valori più elevati riscontrati nel rapporto riguardano il Goal 9 relativo all’innovazione, alle infrastrutture e alle imprese (197 euro), seguito da quelli relativi alle città (141 euro), all’istruzione (139 euro) e alla salute (107 euro). Nettamente inferiori sono invece gli investimenti per i sistemi idrici e socio-sanitari (SDG6) e per l’economia circolare (SDG12), con un investimento pari a 45 euro pro-capite, così come quelli per l’energia (SDG7) e il lavoro (SDG8), con valori rispettivamente pari a 50 e 49 euro. 

Le singole Regioni/PA presentano, in linea generale, un’alta variabilità degli investimenti pro-capite, mostrando come le scelte siano diverse a seconda del contesto territoriale, delle criticità e dei punti di forza di ogni territorio. Ad esempio, il Goal 9 è quello che presenta la maggiore variabilità, con Liguria e Valle d’Aosta che sono ai due estremi della distribuzione e mostrano una differenza di investimento superiore ai 1.200 euro pro-capite, anche se in questo caso il dato è influenzato dai grandi investimenti per le linee ferroviarie previsti in Liguria. Tra i Goal con minore variabilità, si notano il Goal 3 (salute), Goal 8 (lavoro e crescita economica) e Goal 12 (economia circolare), obiettivi per il raggiungimento dei quali gli investimenti tendono a riguardare tutta la popolazione. 

Analizzando, invece, il rapporto tra i valori pro-capite nelle ripartizioni, ASviS evidenzia che, nel Nord, per i Goal 1, 3, 4, 6 e 12, i valori pro-capite sono sempre inferiori a quelli medi nazionali, con l’eccezione al massimo di due Regioni. Nel Mezzogiorno si ha una situazione opposta per i Goal 3 e 4 (salute e istruzione), con valori pro-capite superiori a quelli medi nazionali. “Tale scelta”, commenta ASviS, “appare in linea con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze territoriali che affliggono il nostro Paese”.

Il contributo del PNRR al raggiungimento degli SDGs

Andando al cuore dell’analisi, ossia la valutazione dell’impatto effettivo degli investimenti rispetto agli obiettivi quantitativi fissati per il 2030, si osservano alcuni dati interessanti.

Più in dettaglio, per un insieme di misure del PNRR associate a indicatori misurabili, il rapporto confronta tre elementi: 

  • la situazione precedente all’avvio del Piano; 
  • il contributo degli investimenti previsti entro il 2026; 
  • e la distanza residua dagli obiettivi al 2030. 

I risultati mostrano che il PNRR consente di ridurre mediamente del 39% la distanza iniziale dagli obiettivi quantitativi, rappresentando quindi un contributo significativo al percorso verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. In termini finanziari, dati i costi standard relativi agli interventi inseriti nel PNRR, per annullare la distanza tra la situazione attuale e il pieno conseguimento degli obiettivi SDGs sarebbe necessario un investimento aggiuntivo di circa 20 miliardi di euro nel periodo 2027-2030

Scendendo ad un livello di analisi territoriale, ASviS osserva inoltre che le Regioni e le PA che hanno più beneficiato del PNRR in termini di avanzamento verso gli obiettivi quantitativi sono l’Abruzzo, le Marche e la Basilicata, mentre all’estremo opposto si trovano la Provincia autonoma di Bolzano, la Liguria, la Provincia autonoma di Trento e l’Umbria. 

Tali risultati, ricorda l’Alleanza, vanno chiaramente interpretati con attenzione, specialmente perché alcuni obiettivi possono essere stati ritenuti poco adatti a territori specifici.

Per approfondire, consulta il rapporto ASviS

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