DL Fiscale, epilogo amaro per gli esodati 5.0. Tavolo MIMIT il 1° aprile
Il Decreto Fiscale offre una soluzione amara alle imprese esodate di Transizione 5.0. Previsto un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto, sottolinea Confindustria, che chiede al Governo di ristabilire gli impegni assunti nei mesi scorsi. La guerra in Iran, ha spiegato però Giorgetti al THEA, richiede scelte diverse che si sono manifestate nel decreto.
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L’attenzione si sposta ora sul Tavolo MIMIT su Transizione 5.0 convocato per il prossimo 1° aprile. “L’obiettivo - ha spiegato infatti il Governo - è quello di valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo”.
Gli spazi di manovra su questo fronte, però, non appaiono particolarmente ampi. A frenare le aspettative, da un lato, la credibilità del Governo, intaccata dalle soluzioni trovate nel DL Fiscale, che disattendono quanto promesso nei mesi passati; dall’altro, la situazione internazionale, e in particolare l'impatto economico della guerra in Iran, che riduce drasticamente la possibilità di reperire ulteriori risorse.
Decreto Fiscale: cosa succede a Transizione 5.0
Andando con ordine, dopo mesi di attesa, spetta al Decreto Fiscale delineare la “soluzione” per Transizione 5.0. Adottato dal Consiglio dei Ministri (CdM) del 27 marzo e pubblicato la sera stessa in Gazzetta ufficiale, il DL 38/2026 disciplina l’epilogo per le c.d “imprese esodate Transizione 5.0”, cioè quelle imprese che hanno fatto richiesta di incentivo tra il 7 e il 27 novembre 2025, dopo l’esaurimento delle risorse di Transizione 5.0 a seguito del taglio del budget stabilito dalla sesta revisione PNRR.
Per queste imprese, infatti, l'articolo 8 del DL 38/2026 prevede che venga riconosciuto solo il 35% del credito spettante e solo per la parte degli investimenti relativa ai beni strumentali. Vengono meno, invece, gli investimenti per le rinnovabili (FER) che pure rappresentavano la caratteristica precipua della misura.
Numeri alla mano, la situazione è la seguente. Il fabbisogno finale si è attestato su 1,6 miliardi di euro. Di questi, 1,5 miliardi riguardano gli investimenti in beni strumentali 4.0 (e solo una minima parte gli investimenti in FER). La legge di bilancio 2026 ha stanziato 1,3 miliardi di euro (formalmente su Transizione 4.0) che, a fronte di richieste complessive per 1,5 miliardi, avrebbero tutto sommato coperto quasi interamente il fabbisogno.
Il Decreto Fiscale ha invece fatto saltare il tavolo, stabilendo che le risorse destinate alle imprese esodate ammonteranno complessivamente a soli 537 milioni di euro. Risorse insufficienti per soddisfare al 100% tutte le richieste di incentivo ritenute legittime dal GSE ma prive di copertura. La conseguenza è una marcata riduzione delle aliquote del credito d’imposta 5.0, che rischia di generare non pochi problemi alle imprese che nei mesi passati hanno realizzato gli investimenti sulla base di un quadro normativo modificato ex post. Per chi ha fatto investimenti solo in beni strumentali (gli unici che ora sono ammessi al sostegno) la situazione è la seguente:
- chi aveva diritto all’aliquota al 45% andrà a percepire ora solo il 15,75% sull’investimento (il 35% del 45%). Si tratta della grande maggioranza delle imprese (l’80,9% delle domande pervenute);
- chi, invece, aveva diritto ad una aliquota del 35% prenderà ora il 12,25% (il 35% del 35%).
La situazione è ovviamente ancora più grave per le imprese che avevano investito anche nelle FER. Il decreto Fiscale, infatti, ha tagliato fuori dal perimetro dell’incentivo gli investimenti in fonti rinnovabili e sistemi di gestione dell’energia.
Di contro, continuano ad essere ammissibili i costi per le spese di certificazione (10mila euro ad impresa). Una magrissima consolazione a fronte dei tagli subiti dall’incentivo e ai quali dovranno ora supplire le imprese stesse.
Il Tavolo MIMIT su Transizione 5.0
Dopo l’approvazione del decreto Fiscale da parte del CdM del 27 marzo, dal comunicato stampa rilasciato dal Governo emerge una flebile speranza che le risorse possano aumentare nei prossimi mesi. “In merito a tale misura - si legge infatti nel testo - il Governo ha intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate. L’obiettivo è quello di valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo”.
L’attenzione si sposta ora sul 1° aprile, giorno in cui il MIMIT ha convocato il Tavolo di confronto con le associazioni imprenditoriali sul credito d’imposta Transizione 5.0 per l’anno 2025. All’incontro dovrebbero prendere parte, oltre al titolare del MIMIT, Adolfo Urso, anche i ministri Foti (PNRR e Affari europei) e Giorgetti (Economia e finanze).
A fornire un’analisi su quanto è verosimile attendersi dal nuovo Tavolo MIMIT su Transizione 5.0 è Luca Onnis, chief operating officer di Tinexta Innovation Hub, gruppo quotato che fornisce servizi alle imprese in materia di innovazione e finanza agevolata. In un’intervista su Industria Italiana, infatti, Onnis sottolinea come l'epilogo rappresentato dal decreto Fiscale abbia di fatto minato il clima di fiducia tra Governo ed imprese. Pertanto, nonostante la convocazione del Tavolo, il dubbio che i giochi siano in realtà fatti e che gli spazi di manovra siano strettissimi è una possibilità reale. “In questo momento - spiega infatti Onnis - è difficile dire se credere o no a quel tavolo. Non lo si può liquidare come inesistente, perché è stato annunciato ufficialmente. Ma non lo si può neppure considerare una soluzione, perché al momento è soltanto una promessa ulteriore, dentro un contesto di promesse disattese”.
Del resto, il contesto nel quale è maturata la soluzione finale del Governo sugli esodati di Transizione 5.0 non sembra lasciare molti margini di manovra. A dirlo, neanche troppo velatamente, è stato il 28 marzo il ministro dell'economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, durante il Workshop Finanza 2026 di TEHA Group. In una situazione complessiva caratterizzata da una crescita economica che resta sostanzialmente debole, da vincoli di bilancio che non si possono ignorare e dal deflagratore rappresentato dalla guerra in Iran, infatti, Giorgetti ha spiegato come vada deciso attentamente dove allocare le disponibilità esistenti, scegliendo se destinarle agli esodati “oppure a favore delle imprese energivore, piuttosto che per le aziende di trasporto, o per la riduzione delle accise”.
A frenare un eventuale epilogo più roseo per gli esodati di Transizione 5.0 è dunque il contesto internazionale, rispetto al quale il Governo ha deciso di agire prudentemente lasciandosi margini di manovra per allocare le risorse su fronti più urgenti.
Decreto Fiscale, Confindustria: minata la fiducia
La convocazione del Tavolo viene incontro alle richieste avanzate dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini che, subito dopo il varo del Dl Fiscale, ha chiesto “con urgenza l’apertura, già dalla prossima settimana, di un tavolo di confronto”, stressando l’attenzione sul “tema della credibilità degli impegni pubblici”. Nel commentare il provvedimento, infatti, Orsini ha dichiarato: “è indispensabile che venga confermato quanto condiviso lo scorso 27 novembre: le risorse per gli esodati 5.0 devono essere integralmente mantenute. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale”.
“A novembre - ha ricordato Orsini - avevamo avuto rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese ‘esodate’ del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel Piano, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025”. Adesso, invece, “il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia”.
Il tema, secondo Viale dell’Astronomia, è l’affidabilità del quadro normativo. “La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno”, è l'avvertimento di Confindustria, che pure, nella vicenda di Transizione 5.0, ha avuto la sua quota di responsabilità.
Tra i problemi vissuti da Transizione 5.0 in questi tre anni di vita - l’agevolazione è stata prevista dalla revisione del PNRR del 2023 - figurano anzitutto gli errori commessi dai tecnici nella lettura dei dati sulla misura, su cui hanno gravato ritardi attuativi e mancanza di chiarezza normativa. Il risultato è stato che, a fronte di un incentivo complesso e nuovo come Transizione 5.0, l’agevolazione è partita in salita, assicurando nei primi mesi di operatività dell’incentivo un tiraggio prossimo allo zero. Una situazione che ha portato Confindustria a chiedere ripetutamente un ridimensionamento del budget a vantaggio di Transizione 4.0, misura nota e apprezzata dalle imprese.
Sono seguite modifiche e semplificazioni - ad esempio la procedura semplificata per la sostituzione dei beni obsoleti, prevista dalla Manovra 2025 - che hanno contribuito ad invertire il trend sul tiraggio delle risorse. Numeri alla mano, infatti, tra gennaio ed aprile 2025 il trend delle domande ha iniziato ad aumentare. Tuttavia, anche davanti a proiezioni che indicavano chiaramente un cambio di rotta dell’incentivo, le stime sul tiraggio della misura hanno continuato ad assestarsi sui 2-2,5 miliardi di euro.
A maggio 2025 il Governo italiano ha aperto quindi alla possibilità di modificare l’incentivo, nonostante il trend delle domande fosse ormai in piena ascesa. Da lì, quindi, le interlocuzioni con Bruxelles per una modifica del PNRR, formalizzata nella Cabina di regia sul Piano del 25 settembre che ha approvato un taglio del budget da 6,3 miliardi a 2,5 miliardi, quando però le risorse richieste avevano già superato la nuova dotazione.
Il resto è storia. Il 4 novembre viene approvato il taglio del budget di Transizione 5,0, il 6 novembre viene sancito l’esaurimento delle risorse. Si arriva così al varo del decreto 171/2025 che ha previsto la chiusura anticipata della misura, stabilendo che le domande presentate tra il 7 e il 27 novembre 2025 sarebbero finite sostanzialmente in lista d’attesa.
Sul tema sono quindi intervenuti la Legge di bilancio 2026, che ha stanziato 1,3 miliardi di euro, e ora il decreto Fiscale che ha ridimensionato le risorse previste per gli esodati, complice un clima internazionale sempre più teso, caratterizzato dalla guerra in Iran e dall'impennata dei costi dell’energia che richiede interventi su altri capitoli a fronte di coperture che restano ridotte.