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Urso, per iperammortamento 8,4 miliardi. A breve decreto in CdM

Question time 12 marzo 2026 Senato Adolfo UrsoNel triennio 2026-2028 l’iperammortamento potrà contare su 8,4 miliardi di euro. A dirlo è stato il ministro delle imprese Adolfo Urso in un question time al Senato, durante il quale il titolare del MIMIT ha anche respinto le accuse sui ritardi per l’avvio del Nuovo Piano 5.0, attribuendo sostanzialmente la responsabilità della clausola Made in UE al MEF e alle associazioni di categoria.

Come funziona l'iperammortamento?

Al Senato Urso è intervenuto anche sul varo del decreto Fiscale, che dovrebbe contenere la cancellazione della clausola Made in Europe, confermata ieri dal comunicato-legge del MEF, ma anche la soluzione per gli esodati di Transizione 5.0. “ci auguriamo (...) che il provvedimento possa essere emanato dal Ministero dell'Economia e delle finanze nel prossimo Consiglio dei ministri, come annunciato, così da assicurare continuità e certezza alle imprese che hanno scelto di investire nel futuro del Paese”, ha dichiarato.

Urso: clausola Made in EU idea del MEF e delle imprese

Ad avere impedito in questi mesi l’avvio operativo del Nuovo Piano 5.0 - cioè l’iperammortamento - è stata la clausola Made in Europe inserita direttamente all’interno della fonte normativa primaria, la Legge di bilancio 2026.

Sul tema è intervenuto ieri, 12 marzo, il ministro Urso, che di fatto sembrerebbe aver assegnato al dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti, ma anche alle associazioni di categoria, la responsabilità delle scelte prese. “In fase di gestazione del Piano - ha infatti dichiarato Urso - avevamo (...) suggerito di introdurre un criterio di preferenza per l'acquisto di beni strumentali fabbricati nell'Unione europea, così da tutelare le nostre imprese produttrici, senza tuttavia penalizzare la domanda di innovazione con il vincolo del made in Europe, che ora si intende giustamente rimuovere e su cui avevamo manifestato da subito le nostre riserve. I fatti ci hanno dato ragione”, ha quindi aggiunto Urso, affermando che “adesso anche l'associazione industriale chiede la rimozione del vincolo che prima aveva sollecitato”.

Decreto iperammortamento dopo eliminazione vincolo Made in EU

La cancellazione della clausola Made in EU è stata confermata ieri, una volta per tutte, con un comunicato-legge del MEF, che assicura che “un provvedimento legislativo di prossima emanazione interverrà sulla legge di bilancio per il 2026, per modificare”, tra le altre cose, anche “le disposizioni dedicate al nuovo ‘iper-ammortamento’ (...). In particolare, verrà disposta la soppressione della disposizione che limita il beneficio ai soli acquisti di beni prodotti in Europa o in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo”.

Il provvedimento in questione dovrebbe essere il decreto Fiscale, atteso in Consiglio dei Ministri (CdM) il 10 marzo, ma slittato, probabilmente a causa della guerra in Iran. 

“Solo successivamente alla rimozione del vincolo in questione, che il Ministero dell'economia ha annunciato avverrà nel prossimo Consiglio dei ministri”, ha spiegato Urso, si potrà procedere con “l'emanazione del decreto attuativo da noi tempestivamente predisposto e trasmesso” al MEF il 5 gennaio, il “primo giorno utile dell'anno, oltre due mesi fa”, ha sottolineato il ministro. 

In realtà l’obiettivo del Ministero delle Imprese, ha ricordato Urso, era quello di “dare immediata attuazione al nuovo Piano Transizione 5.0” proponendo “una norma direttamente applicabile che non necessitasse di decreti attuativi”, come aveva spiegato il 10 dicembre scorso il Capo del Dipartimento per le politiche per le imprese del MIMIT, Marco Calabrò, durante la tavola rotonda “La nuova era della politica industriale”. I fatti invece, come si è visto, hanno seguito una strada diversa che ha portato alla clausola Made in UE e alla previsione di un decreto attuativo.

Per l’iperammoramento un budget di 8,4 miliardi

Dopo aver ricostruito la vicenda sull’attuazione dell'iperammortamento, Urso ha però cercato di rassicurare le imprese. “Ricordo comunque che il nuovo Piano transizione 5.0 ha una prospettiva triennale e che tale impostazione garantisce alle imprese di programmare sin da ora, in un'ottica di medio lungo termine, i propri investimenti”, ha infatti dichiarato il ministro che ha aggiunto anche dettagli sulla dotazione della misura.

“Per gli investimenti effettuati a partire dal 2026 sino al 30 settembre 2028”, infatti, la dotazione dell'iperammortamento è pari a 8,4 miliardi, risorse che potranno essere impiegate nel triennio 2026-2028.

Urso: Governo al lavoro per copertura domande Transizione 5.0

Durante il question time del 12 marzo al Senato, Urso ha infine parlato di Transizione 5.0, comunicando che la misura ha complessivamente ricevuto “quasi 20mila istanze, per un credito d'imposta richiesto pari a 4,25 miliardi di euro, con un ammontare di investimenti attivati pari a oltre 9 miliardi di euro”. Numeri - sottolinea il ministro, citando anche delle analisi dell'Istat - che permettono di attribuire la crescita degli investimenti registrata nella seconda metà dello scorso anno “in larga parte” proprio “agli effetti del Piano Transizione. 5.0”.

Come sanno bene le imprese, i crediti d'imposta 5.0 hanno però lasciato a metà del guado moltissime aziende dopo che la sesta revisione PNRR ha ridotto il budget della misura a 2,5 miliardi. Risorse che, nonostante l’integrazione successiva di ulteriori 250 milioni, non sono comunque sufficienti “a soddisfare tutte le istanze presentate”, ha dovuto ammettere Urso. Numeri alla mano, infatti, allo stato attuale restano scoperte domande per 1,5 miliardi di euro.

“Proprio per questo - ha aggiunto il ministro - il 20 novembre scorso, in una riunione con le principali associazioni datoriali, insieme al ministro Giorgetti e al ministro Foti, abbiamo assunto l'impegno corale di garantire la copertura a tutti gli aventi diritto. Con il provvedimento fiscale che il Ministero dell'economia intende predisporre daremo seguito a quell'impegno, potendo contare anche su ulteriori risorse per circa 1,3 miliardi di euro. Ci auguriamo pertanto che il provvedimento possa essere emanato dal Ministero dell'economia e delle finanze nel prossimo Consiglio dei ministri, come annunciato, così da assicurare continuità e certezza alle imprese che hanno scelto di investire nel futuro del Paese”.

Per approfondire, legge il resoconto stenografico del question time del 12 marzo 2026 al Senato di Adolfo Urso