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Call UE sulle materie prime critiche: anche 4 progetti italiani tra i selezionati

 

Foto di miningwatch_portugal da UnsplashSono quattro i progetti italiani tra i 47 riconosciuti dalla Commissione europea come “strategici” nell’ambito del Critical Raw Materials Act, la legge europea che sostiene l'autonomia strategica dell'UE nel campo delle materie prime critiche.

In vigore il Critical Raw Materials Act. Prima call per progetti strategici sulle materie prime critiche

Si tratta dei progetti che hanno partecipato alla call lanciata a maggio 2024 dall’Esecutivo europeo in concomitanza con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1252, noto come Critical Raw Materials Act (CRMA), la norma che mira a garantire che l'estrazione, la lavorazione e il riciclo delle materie prime in Europa coprano rispettivamente il 10%, il 40% e il 25% della domanda dell'UE entro il 2030. 

Passato l'iter di selezione previsto dalla call, i progetti strategici individuati possono ora beneficiare di procedure di autorizzazione più agevoli e di sostegno nell’accesso ai finanziamenti

La Call UE su progetti strategici in relazione al Critical Raw Material Act

Il 23 maggio 2024 l’Esecutivo europeo ha indetto, in occasione dell’entrata in vigore del Critical Raw Materials Act, una call per selezionare i progetti strategici ai sensi della legge UE. Si tratta del primo invito della Commissione a presentare domanda per ottenere il riconoscimento della strategicità in relazione al CRMA, che prelude a vantaggi in termini di permitting e di accesso a finanziamenti pubblici e privati.

A poter partecipare alla call sono stati, nel rispetto dei criteri del regolamento, i promotori dei progetti che riguardano l’estrazione, la lavorazione, il riciclaggio o la sostituzione di una qualsiasi delle materie prime critiche elencate nell'Allegato I del Critical Raw Materials Act. Nel presentare la call, la Commissione, oltre a sottolineare che il CRMA riconosce e sostiene progetti strategici lungo tutta la catena del valore delle materie prime critiche contribuendo così a ridurre il rischio di interruzioni dell’approvvigionamento e aumentando la capacità dell’Unione di diversificare le importazioni, aveva evidenziato che sarebbero stati ammessi anche progetti realizzati in Paesi terzi, non solo quelli avviati in territorio europeo.

Dopo il 22 agosto, deadline per presentare le candidature, le domande pervenute sono state valutate secondo le fasi previste dall’Esecutivo europeo:

  • Controllo di completezza (settembre 2024): verrà verificata la completezza della domanda e, ove pertinente, ai promotori verranno richieste ulteriori informazioni;
  • Valutazione (settembre 2024 – ottobre 2024): verranno analizzate le domande complete e verranno redatti rapporti di valutazione dei progetti;
  • Discussione e decisione (quarto trimestre 2024): infine, sulla base dei rapporti di valutazione, il Comitato europeo per le materie prime critiche discuterà i progetti proposti e la Commissione deciderà a quali progetti destinare il riconoscimento, tenendo conto del parere del Comitato, e ne informerà i richiedenti.

Photo credit: European Union, 2024 - Source: EC

I progetti strategici selezionati

I progetti strategici per rafforzare le capacità nazionali nell’ambito delle materie prime critiche inclusi nel primo elenco approvato dalla Commissione sono 47, distribuiti in 13 Paesi UE, tra l’Italia. I 4 progetti italiani selezionati, in particolare, sono focalizzati tutti sul riciclo e sono situati in Veneto, Toscana, Lazio e Sardegna. 

In linea con l’obiettivo generale della call e con gli obiettivi posti dalla Bussola per la competitività lanciata da Bruxelles a fine gennaio, tali progetti miglioreranno l’autonomia dell’UE nella fornitura di materie prime, riducendo la dipendenza da fonti esterne e rendendo le filiere produttive più robuste e sostenibili.

Complessivamente, i 47 progetti interessano diverse fasi della filiera delle materie prime: 25 riguardano l’estrazione, 24 la trasformazione, 10 il riciclo e 2 la sostituzione di materiali. Questi progetti si concentrano su 14 delle 17 materie prime ritenute strategiche dal regolamento CRMA, tra cui il litio (22 progetti), il nichel (12), il cobalto (10), il manganese (7) e la grafite (11). 

Per diventare operativi, i 47 progetti strategici prevedono un investimento complessivo di capitale stimato in 22,5 miliardi di euro, risorse che - come illustriamo di seguito - provengono da diversi tipi di finanziamenti, inclusi molteplici fondi europei.

A quali fondi accedono i progetti strategici?

L’iter di selezione ha conferito maggiore credibilità ai progetti strategici scelti, riducendo i rischi finanziari per gli strumenti di finanziamento privati. Ma sono disponibili anche diversi strumenti di finanziamento a livello dell'UE che possono sostenere i progetti strategici.

In questo contesto, la Piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP) si propone di mobilitare diverse fonti di finanziamento per le esigenze di investimento delle industrie. Il suo ambito di applicazione comprende le tecnologie digitali, le tecnologie pulite e le biotecnologie, nonché le materie prime critiche. I progetti strategici nell'ambito della normativa sulle materie prime critiche sono esplicitamente inclusi nell'applicazione della Piattaforma, il che li rende ammissibili al sostegno proveniente dai fondi della Politica di Coesione (ossia il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione, il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo per una transizione giusta). I progetti strategici, se soddisfano i criteri necessari, possono essere sostenuti anche dal Fondo per l'innovazione o dal Fondo per la ripresa e la resilienza, quindi nell'ambito dei PNRR.

Inoltre, gli investimenti nella catena del valore delle materie prime critiche possono essere finanziati da InvestEU, mentre per i progetti strategici all'estero il riferimento è il Global Gateway e, in particolare, il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile Plus (EFSD+). Bruxelles continuerà inoltre a sostenere programmi di ricerca e innovazione nel settore delle materie prime critiche, in particolare con il programma quadro Horizon Europe.

Perché la legge sulle materie prime critiche è importante

Le 34 materie prime critiche individuate dall’UE sono di grande importanza economica per l’Europa, in particolare per il successo della transizioni verde, digitale, nonché per la resilienza dei settori della difesa e aerospaziale. Queste materie prime speciali, però, sono anche altamente vulnerabili alle interruzioni dell’approvvigionamento, soprattutto come conseguenza di tensioni geopolitiche. Allo stesso tempo, le materie prime critiche si confrontano con una domanda globale crescente, spinta dalla decarbonizzazione delle economie. Ad esempio, la Commissione prevede che la domanda UE di metalli delle terre rare aumenterà di sei volte entro il 2030 (e di sette volte entro il 2050), mentre per il litio si prevede che la domanda europea aumenterà di dodici volte entro il 2030 (e di ventuno volte entro il 2050). Oggi, L’Europa fa molto affidamento sulle importazioni, spesso da un unico paese terzo, e le recenti crisi, come quella energetica in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, hanno evidenziato quanto sia fondamentale limitare le dipendenze strategiche dell’UE.

Nell’ambito del Green Deal Industrial Plan, la legge europea sulle materie prime critiche si pone proprio l’obiettivo di rispondere a queste sfide, basandosi sulla forza del mercato unico per garantire che l’UE possa contare su catene del valore forti, resilienti e sostenibili per le materie prime critiche. Nei piani di Bruxelles, il regolamento, infatti, deve rafforzare tutte le fasi della catena del valore delle materie prime critiche europee, diversificare le importazioni per ridurre le dipendenze strategiche, migliorare la capacità dell’UE di monitorare e mitigare i rischi di interruzioni nell’approvvigionamento e incrementare la circolarità e la sostenibilità.

A tal fine, il regolamento stabilisce parametri di riferimento per le capacità interne lungo la catena di approvvigionamento delle materie prime strategiche e per la diversificazione dell'approvvigionamento dell'UE:

  • Capacità di estrazione dell'UE pari ad almeno il 10% del consumo annuo di materie prime strategiche dell'UE;
  • Capacità di trasformazione dell'UE pari ad almeno il 40% del consumo annuo di materie prime strategiche dell'UE;
  • Capacità di riciclaggio dell'UE pari ad almeno il 25% del consumo annuo di materie prime strategiche dell'UE;
  • Non più del 65% del consumo annuo dell'Unione di ciascuna materia prima strategica dipendente da un unico paese terzo per qualsiasi fase pertinente della catena del valore.

Per agevolare il conseguimento di tali parametri e lo sviluppo del settore delle materie prime critiche in Europa, la legge stabilisce inoltre che vengano ridotti gli oneri amministrativi, snellendo le procedure di autorizzazione per progetti di materie prime critiche nell’UE, garantendo nel contempo il mantenimento di un’elevata protezione sociale e ambientale. Inoltre, i progetti strategici selezionati beneficeranno del sostegno per l’accesso ai finanziamenti e di tempi di autorizzazione più brevi (27 mesi per i permessi di estrazione e 15 mesi per i permessi di lavorazione e riciclaggio). I paesi dell’UE dovranno anche sviluppare programmi nazionali per l’esplorazione delle risorse geologiche.

Qual è la differenza tra materie prime critiche e materie prime strategiche?

Per avere una migliore padronanza dell'argomento, è importante non confondere il concetto di materie prime critiche con quello di materie prime strategiche. Le prime, infatti, sono materie considerate importanti per l'intera economia europea e devono far fronte a un elevato rischio di interruzione dell'approvvigionamento. Il regolamento contiene un elenco di materie prime critiche e codifica la metodologia per le materie prime critiche utilizzata per la valutazione giuridica, che sarà utilizzata per aggiornare periodicamente l'elenco.

La legge, però, individua anche un elenco di materie prime strategiche, vale a dire quelle utilizzate in settori strategici quali le energie rinnovabili, le tecnologie digitali, aerospaziali e di difesa e per le quali è probabile che la crescita della domanda rispetto agli attuali livelli di approvvigionamento, unitamente alle difficoltà di aumentare la produzione, creerà rischi di approvvigionamento nel prossimo futuro.

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