Battery Booster Facility, in arrivo nuovo strumento per l’industria UE delle batterie
In questi mesi la Commissione europea sta lavorando alla definizione della Battery Booster Facility, un nuovo strumento finanziario dell’UE per sostenere lo sviluppo della filiera delle batterie per veicoli elettrici, che nel 2026 cuberà oltre un miliardo di euro.
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Con un budget di 1,5 miliardi di euro per l’anno in corso - risorse provenienti dai proventi delle aste ETS (Emissions Trading System) destinati all’Innovation Fund - una volta che sarà operativa la Battery Booster Facility sosterrà l’avvio dei primi impianti su scala commerciale per la produzione di celle a batteria per veicoli elettrici nello Spazio economico europeo (SEE).
Tramite prestiti a tasso zero concessi nell’ambito del Fondo per l’Innovazione, quindi, il programma - già annunciato a settembre 2025 dalla presidente von der Leyen nell’ambito dello State of the Union (SOTEU) - mira ad accelerare gli investimenti nel settore, a ridurre i rischi nella fase di avvio industriale degli impianti, e a rafforzare la resilienza dell’industria dell’Europa.
Le batterie, infatti, svolgono un ruolo chiave nell’ecosistema emergente europeo dell’energia pulita, contribuendo in particolare alla decarbonizzazione di settori difficili da decarbonizzare (cosiddetti “hard-to-abate”), alla sicurezza energetica e all’autonomia di industrie strategiche per l’Unione.
Cos’è il Battery Booster Facility
A dicembre 2025, la Commissione europea ha adottato la Comunicazione su una strategia di sostegno alle batterie (C(2025) 8950), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale UE del 28 gennaio 2026, che istituisce la Battery Booster Facility.
Lo strumento, il cui obiettivo è rafforzare l’industria delle batterie in Europa e di tutelarla in particolare dalla concorrenza sleale estera (soprattutto della Cina), poggia su sei pilastri.
Il primo, riguarda il sostegno finanziario per l’espansione dei fabbricanti europei: questa sezione affronta la necessità di aiutare le imprese a superare l’onerosa fase di avvio della produzione su larga scala. A tal fine, la Battery Booster Facility ha a disposizione 1,5 miliardi dell’Innovation Fund, erogati come prestiti senza interessi vincolati a traguardi di performance.
Al centro del secondo pilastro, c’è la catena del valore a monte (ovvero le materie prime). In questo caso, l’obiettivo è ridurre la dipendenza da pochi fornitori di Paesi terzi per materiali critici (come litio, nichel e grafite), identificando progetti strategici con autorizzazioni rapide e finanziamenti coordinati. Un aspetto cui contribuirà in particolare anche il piano RESourceEU lanciato dalla Commissione a dicembre 2025.
Altro tema core della facility sono gli investimenti a valore aggiunto e la “parità di condizioni”: l’UE intende garantire che gli investimenti esteri portino benefici reali e non si limitino a semplici attività di assemblaggio o controllo tecnologico esterno. Pertanto, saranno promosse condizioni favorevoli all’introduzione degli investimenti diretti esteri, come il trasferimento di tecnologia e l’integrazione nelle catene di fornitura locali.
Un quarto perno su cui poggia lo strumento è il sostegno ai prodotti “made in EU”, per creare una domanda per le batterie prodotte in Europa. In tale contesto, dovrà quindi essere garantito un supporto all’occupazione e alla produzione interna e, da Gennaio 2026, gli Stati membri devono includere “criteri di resilienza” (per la diversificazione delle fonti) nei regimi di incentivi per i veicoli elettrici.
Un altro pilastro è legato al tema della ricerca, innovazione e competenze: per restare competitiva, l’Europa deve guidare l’innovazione tecnologica e formare una forza lavoro qualificata. Pertanto, sarà potenziato l’ecosistema di ricerca sviluppato attraverso il partenariato Batt4EU (che ha un budget dedicato di circa 925 milioni di euro), per lo sviluppo di nuovi materiali e tecnologie di riciclaggio. Allo stesso tempo, sarà creato un piano comune di investimenti per le batterie di prossima generazione nel corso di quest’anno (per superare la frammentazione delle iniziative attuali) e sarà potenziata la formazione tramite le “accademie dell’industria a zero emissioni nette”.
Il coordinamento delle azioni è, infine, l’ultimo perno del nuovo programma per le batterie: la strategia, infatti, può funzionare solo se l’azione di UE, Stati membri e regioni è coesa e coerente. A tal fine, sarà introdotto uno strumento pilota di coordinamento per la competitività per allineare finanziamenti nazionali ed europei.
Consulta la Comunicazione della Commissione UE sulla strategia Battery Booster
Come funziona il Battery Booster
A seguito dell’adozione della Comunicazione (C(2025) 8950), l’Esecutivo europeo ha poi pubblicato nel corso di questo mese una bozza di decisione di esecuzione relativa alla Battery Booster Facility, che definisce le regole per l’attuazione concreta dello strumento, a partire dalla selezione dei progetti e dall’erogazione del sostegno.
Prima di tutto, viene specificato che si tratta di uno strumento a gestione diretta della Commissione che ha a disposizione per il 2026 un budget di 1,5 miliardi di euro provenienti dal Fondo per l’Innovazione. In secondo luogo, nel draft della Commissione viene ribadito che il sostegno sarà erogato sotto forma di prestiti a tasso zero, cumulabili con altri strumenti pubblici entro il limite dei costi ammissibili. Il finanziamento, inoltre, potrà coprire fino al 60% dei costi, con un tetto massimo di 500 milioni di euro per beneficiario.
I prestiti, che avranno una durata massima di otto anni, prevedono un rimborso - suddiviso in quote annuali uguali su cinque anni - erogato a partire dalla fine della fase di espansione del progetto oppure all’inizio dei 36 mesi successivi alla firma dell’accordo di prestito. Tra i costi coperti vi sono le spese per il personale, per i materiali, quelli energetici, quelli a copertura dei lavori contrattati e le spese in conto capitale nel sito produttivo. Sono esclusi, invece, rimborsi di altri prestiti, dividendi, riacquisti di azioni o bonus.
Quanto ai beneficiari, saranno ammissibili progetti riguardanti impianti di produzione di celle di batterie per applicazioni su veicoli elettrici localizzati nello Spazio economico europeo (SEE) relativi a impianti con una capacità minima di 10 GWh e nella fase di “ramp-up” (“espansione”) produttivo. Le iniziative, inoltre, dovranno rappresentare il primo impianto su scala commerciale globale per il soggetto proponente e dimostrare solidità economica, maturità tecnica e capacità operativa. Da sottolineare anche che è prevista una penale del 10% per i beneficiari che spostino la produzione fuori dal SEE entro 12 mesi dalla cessazione della produzione nell’Unione.
Per quanto concerne il processo di selezione dei soggetti ammessi, è prevista la pubblicazione di call for proposals, con criteri che premiano la maturità finanziaria e tecnica, il contributo alla sicurezza delle catene del valore, lo sviluppo di competenze e il supporto ai settori a valle come l’automotive.
Quanto ai prossimi passi, in questi mesi la Commissione europea procederà con la pubblicazione del documento definitivo con le regole sul funzionamento della nuova facility. Subito dopo, lancerà la call 2026, la prima del nuovo strumento, per permettere ai beneficiari di accedere alle risorse di Battery Booster già quest’anno.
Per approfondire, consulta la bozza della Commissione sulla Battery Booster Facility
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