Ricerca, Cobis (MUR): nel post PNRR una piattaforma per consolidare gli ecosistemi dell'innovazione
Qual è lo stato dell'arte attuale degli Ecosistemi dell'innovazione e degli altri Centri finanziati con i fondi PNRR e quali sono le strategie che il Ministero dell'Università e della Ricerca metterà in campo per consolidare i risultati per il periodo post-PNRR? Lo abbiamo chiesto al dottor Fabrizio Cobis, dirigente del MUR e figura chiave nella gestione di questi fondi.
Cosa prevede la sesta revisione PNRR
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta per completare la sua parabola trasformativa per la ricerca italiana. Con la Missione 4 Componente 2 ("Dalla ricerca all'impresa"), il Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) ha avuto a disposizione circa 4,7 miliardi di euro per attivare un’architettura volta a colmare il divario tra produzione scientifica e tessuto industriale.
Giunti alla fase di maturazione dei progetti, l'attenzione istituzionale non è più rivolta soltanto al monitoraggio della spesa, ma anche alla costruzione di un modello che garantisca la continuità e la competitività delle reti create oltre la scadenza del 2026.
Abbiamo analizzato lo stato dell'arte e le prospettive future con il dottor Fabrizio Cobis, dirigente MUR e Responsabile Unico del Progetto (RUP) della M4C2 del PNRR.
I numeri dell'innovazione: il bilancio della M4C2 PNRR
Tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2022, spiega Cobis, il MUR ha strutturato, grazie alle risorse del PNRR, un’architettura della ricerca basata su 30 grandi iniziative sistemiche, i cui programmi spaziano dalla ricerca di base al trasferimento tecnologico. Questa complessa impalcatura poggia su tre pilastri fondamentali:
- i 5 Centri Nazionali, focalizzati su ambiti strategici come mobilità sostenibile, biodiversità, agritech, terapia genica e high performance computing (con il supercomputer del Tecnopolo di Bologna);
- gli 11 Ecosistemi dell’innovazione, radicati sul territorio per favorire la collaborazione tra università e imprese;
- i 14 Partenariati estesi, tra cui il programma RESTART nel campo delle telecomunicazioni che, con una dotazione di 116 milioni di euro, si è imposto come modello di riferimento per l’efficace collaborazione tra pubblico e privato.
Dal punto di vista finanziario, per il dirigente MUR il quadro complessivo appare "estremamente soddisfacente", con una spesa sostenuta che ha già superato la soglia del 90%, impegnando circa 4,2 miliardi dei 4,7 complessivi. Con flussi mensili costanti, stima Cobis, sarà possibile assicurare il pieno raggiungimento dei target previsti entro la scadenza di aprile 2026.
Il MUR si è occupato però anche di garantire la qualità dei risultati, mettendo in piedi un sistema di monitoraggio affidato a referee internazionali indipendenti, con il compito di seguire l’intero ciclo di vita dei progetti, assicurando standard qualitativi d’eccellenza e validando i traguardi scientifici raggiunti durante le fasi intermedie.
Oltre la rendicontazione: l'impatto misurabile
L'aspetto qualitativo è per il MUR fondamentale, perché l'obiettivo strategico del PNRR non risiede solo nell'assorbimento delle risorse, ma nella capacità di generare un impatto misurabile sulla vita dei cittadini e sulla competitività economica. Cobis si riferisce quindi sia al valore sociale, ossia il modo in cui le innovazioni riescono a migliorare il benessere collettivo in vari settori, che al valore di mercato, cioé la capacità di trasformazione della conoscenza in prodotti e servizi competitivi. Per questo, il MUR sta sollecitando i centri a sintetizzare i risultati raggiunti in casi d'uso concreti in vari settori: dall'intelligenza artificiale applicata alla medicina di precisione, fino alla prevenzione dei rischi idrogeologici.
Si tratta di una richiesta finalizzata non solo a restituire all'opinione pubblica l'evidenza dell'impatto dei fondi europei, ma anche a valorizzare i talenti reclutati. Basti pensare, sottolinea Cobis, che solo il programma RESTART ha inserito oltre 400 nuovi ricercatori, ponendo per il Ministero l'obbligo di definire percorsi di stabilizzazione e valorizzazione che evitino la dispersione di queste competenze.
La sfida del post-2026: verso una piattaforma strategica comune
Il superamento della "stagione straordinaria" del PNRR richiede un cambio di passo nella governance degli hub, che per la maggior parte di questi hanno assunto la configurazione giuridica di Fondazione, un modello scelto per facilitare la cooperazione tra università, enti di ricerca e imprese.
Nel sintetizzare la strategia del MUR per il consolidamento di queste realtà, Cobis individua tre direttrici:
- la "galassia" dell'innovazione: l'intenzione è quella di collegare i 30 soggetti nati con il PNRR attraverso una piattaforma strategica interconnessa. Le connessioni tra ambiti affini (ad esempio telecomunicazioni, rischi cyber e AI) permetteranno di alimentare competenze comuni e creare massa critica a livello internazionale;
- un evento, a metà maggio, con una presentazione pubblica per illustrare i risultati scientifici e per lanciare formalmente il percorso di cooperazione post-2026;
- l'integrazione con i fondi strutturali per garantire la continuità operativa: il Ministero ha già iniziato a orientare le risorse dei fondi strutturali UE (come ad esempio le risorse FESR) verso questi hub, specialmente per il Mezzogiorno (vedi i bandi del PN RIC 2021-2027), incentivando proposte progettuali coordinate che vadano oltre la singola università socio-fondatrice.
Dalla "palestra" PNRR alla competizione globale
Per Cobis, in sintesi, se il PNRR ha rappresentato una "grande palestra" in cui diversi enti hanno imparato a collaborare e a dotarsi di infrastrutture d'avanguardia, ora la sfida si sposta sulla capacità di questi poli di competere autonomamente e stabilmente sui mercati internazionali, garantendo al Paese una competitività basata sulla conoscenza e sulla trasformazione industriale.
La sfida dei prossimi mesi sarà dimostrare che le Fondazioni nate per il PNRR possiedono una motivazione intrinseca per restare unite anche in assenza di risorse a fondo perduto. La sopravvivenza dei poli di innovazione dipenderà, secondo il dirigente MUR, anzitutto da due capacità: quella di fare rete e quella di intercettare fondi strutturali e investimenti privati, per diventare attori permanenti del sistema Paese.
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