QFP 2028-2034: il ruolo degli investimenti in istruzione e ricerca
Secondo una parte rilevante del mondo accademico europeo, nel prossimo QFP ricerca ed educazione dovrebbero poter contare su 85 miliardi di euro in più rispetto alla proposta attuale della Commissione. Oltre al budget, però, le università puntano anche a difendere l'autonomia del prossimo Horizon Europe rispetto al Fondo europeo per la competitività.
Lo status incerto della Politica di coesione nel Fondo unico del QFP 2028-2034
È questo in sintesi quanto emerge dalla recente dichiarazione congiunta delle rappresentanze dei rettori di sei paesi europei (manca l'Italia), a cui si sommano le riflessioni avanzate a fine marzo dall'ex-ministro portoghese e consulente europeo, Manuel Heitor, autore del famoso Rapporto Heitor che - insieme ai Rapporti Draghi e Letta - ha plasmato una parte della nuova azione politica della Commissione europea.
Mentre l'Unione europea prepara il prossimo bilancio pluriennale, definendo la struttura di programmi chiave come il successore di Horizon Europe (FP10) e il Fondo europeo per la competitività (o 'European Competitiveness Fund - ECF'), gli attori del mondo accademico si stanno dunque iniziando a mobilitare per orientare le scelte delle istituzioni verso un maggiore sostegno a istruzione e ricerca quali asset strategici per l'autonomia e la sovranità tecnologica del continente rispetto ai rivali a livello globale.
Università europee: più fondi per FP10 ed Erasmus+ 2028-2034
In una dichiarazione congiunta, pubblicata il 7 aprile, le conferenze dei rettori di Germania, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e le due principali rappresentanze del Belgio (fiamminga e francofona) si sono espresse in modo netto sul ruolo della ricerca nel Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034. Al centro della dichiarazione figurano tutti i principali elementi di criticità che in questi mesi stanno animando il dibattito sul futuro dei finanziamenti europei per ricerca ed educazione: il tema delle risorse e il nodo dell'autonomia rispetto ad altre priorità.
La dichiarazione inizia con una denuncia di quei "tagli ai finanziamenti e attacchi alla libertà accademica dall'interno dell'Europa, nonché pressioni da parte di rivali strategici" che stanno minando la posizione dell'Unione come attore globale credibile. Viene ricordato, quindi, che "nessuno Stato membro può affrontare da solo le sfide scientifiche, tecnologiche e sociali odierne. Un impegno europeo forte e coerente è quindi essenziale per salvaguardare l'eccellenza, mantenere la competitività globale e garantire che la conoscenza rimanga un bene comune al servizio dell'intera società".
Per assicurare la leaderhip europea nel campo della ricerca, però, serve anzitutto un budget adeguato. In tale contesto, le università mettono nero su bianco la richiesta di maggiori risorse sia per la ricerca, sia per l'educazione, chiedendo complessivamente 85 miliardi di euro in più rispetto alla proposta della Commissione europea. Da un lato, infatti, a fronte dei 175 miliardi di euro attualmente previsti dalla Commissione per il decimo programma quadro per R&I (FP10), il mondo accademico chiede uno stanziamento di 220 miliardi. Per Erasmus+, la cui proposta attuale di budget si ferma a 40,8 miliardi, la comunità accademica chiede invece 60 miliardi di euro.
La richiesta di maggiori risorse per la ricerca nel QFP 2028-2034 si affianca ad una visione complessiva futura che sia capace di valorizzare maggiormente i due programmi. Per quanto concerne l'FP10, in linea con quanto richiesto in passato anche da altre istituzioni europee, la dichiarazione congiunta ribadisce anzitutto che il programma dovrebbe "rimanere ben finanziato, autonomo e saldamente ancorato all'eccellenza, con ampio spazio per la ricerca fondamentale, oltre che per le attività applicate e orientate alle politiche". Secondo questa logica, quindi, un nuovo Horizon Europe "solido e adeguatamente finanziato garantirebbe continuità e prevedibilità, consentendo ai ricercatori di assumersi dei rischi, sviluppare idee nel tempo e contribuire agli obiettivi scientifici, sociali ed economici dell'Europa".
Il cuore del problema è il collegamento tra la ricerca fondamentale e l'innovazione che - nell'ambito del prossimo QFP - si riverbera nel rapporto tra il prossimo Horizon Europe e il nuovo Fondo Europeo per la competitività. "La ricerca fondamentale è una condizione preliminare per le future scoperte e l'innovazione a lungo termine in tutti i pilastri, il Pilastro 1 e il Pilastro 2" - spiegano infatti i rettori - così come lo è la ricerca collaborativa. Pertanto, sottolineano le università, "nuove iniziative come l'ECF, volte a rafforzare la competitività, dovrebbero consolidare queste basi, non inglobarle, e dovrebbero essere concepite per integrare e accelerare gli strumenti esistenti che hanno dimostrato la loro efficacia". Per questo il mondo accademico invoca una complementarietà strategica, dove "l'FP10 dovrebbe rimanere la principale fonte di finanziamento europeo per la ricerca e l'innovazione, mentre l'ECF tradurrà queste innovazioni in applicazioni concrete che migliorino il benessere, la forza economica e l'indipendenza dell'Europa".
Per raggiungere questo obiettivo, le università auspicano anche una "struttura di governance in cui FP10 continui a essere plasmato, governato e gestito dalla comunità della ricerca e dell'innovazione in tutti i suoi pilastri, mentre FP10 ed ECF contribuiscano congiuntamente a rafforzare l'impatto della ricerca e dell'innovazione europea e ad attrarre risorse aggiuntive attraverso la ricerca collaborativa (dal basso verso l'alto)". La richiesta è arrivata di recente anche dal Parlamento europeo che, nei rapporti preliminari sul futuro programma quadro FP10, ha infatti avanzato l'idea di istituire Consigli di esperti.
Per quanto concerne invece Erasmus+ 2028-34, i rettori ritengono che l'aumento di budget servirebbe, tra le altre cose, anche a "rispondere alla crescente domanda e ai costi", garantendo "un'ampia partecipazione" e rafforzando "la cooperazione in tutto lo Spazio europeo dell'istruzione superiore". Allo stesso tempo, viene ricordato come il programma rappresenti "la più ampia opportunità di mobilità e cooperazione internazionale tra studenti", che permette "lo sviluppo del proprio bagaglio personale e l'acquisizione di conoscenze che non si potrebbero ottenere stando in un solo paese".
La capacità di ricercatori, studenti e idee di muoversi liberamente oltre i confini sono condizioni fondamentali per l'eccellenza, la creatività e l'innovazione. Per questo motivo, la dichiarazione congiunta parla anche dello sviluppo necessario dello Spazio Europeo della Ricerca (European Research Area) che, anche tramite l'ERA Act, dovrebbe realizzare la cosiddetta "quinta libertà", cioè la libera circolazione della conoscenza. "Un ERA forte non è un ulteriore livello di policy, ma un impegno collettivo verso i principi che consentono al sistema europeo della conoscenza di prosperare", si legge nel testo.
Nonostante l'attenzione alla sovranità economica europea e alla sicurezza della ricerca nell'attuale contesto geopolitico di incertezza, i rettori sottolineano che "i valori di apertura e collaborazione internazionale devono rimanere centrali". La cooperazione con i paesi partner al di fuori dell'UE (in programmi come FP10) è infatti considerata "essenziale per preservare l'eccellenza scientifica, la competitività economica e la credibilità dell'Europa come attore globale" in un mondo sempre più frammentato.
In questo contesto, un ruolo centrale dovrebbe essere affidato alle alleanze tra università europee (European Universities alliances), descritte come "anello di congiunzione nella catena della conoscenza", in grado di rafforzare "gli obiettivi dell'ERA, dell'European Education Area (EEA) e dell'European Higher Education Area (EHEA)". Queste realtà, viene ricordato nella dichiarazione congiunta, "creano partenariati sistemici, diversificati e transfrontalieri in materia di istruzione, ricerca e innovazione e svolgono un ruolo attivo nello sviluppo regionale, attirando talenti, rafforzando le capacità e connettendo gli ecosistemi dell'innovazione". Tuttavia, i rettori evidenziano una rilevante lacuna attualmente esistente che andrebbe colmata: "le alleanze necessitano di prospettiva e investimenti a lungo termine per diventare pioniere e condividere le proprie conoscenze con gli altri attori europei"; perciò bisogna "lavorare allo sviluppo di meccanismi di finanziamento a lungo termine affinché le alleanze possano soddisfare le elevate aspettative che vengono riposte in loro".
Ricerca, più risorse per azioni Marie-Curie e stop a contratti a progetto
Sempre restando all'interno delle richieste da parte della comunità scientifica e accademica, un altro punto di vista relativo al prossimo bilancio europeo (QFP 2028-2034) l'ha dato di ricente Manuel Heitor, ex ministro portoghese, consulente UE e autore del rapporto 'Align, Act, Accelerate' nel quale ha fornito le raccomandazioni tecniche per migliorare il panorama dei finanziamenti alla ricerca in Europa.
In quel documento, pubblicato il 16 ottobre 2024, Heitor aveva avanzato l'idea di lanciare un'iniziativa 'Choose Europe' per attrarre e trattenere i talenti della ricerca nel continente. Una proposta che a distanza di poco tempo è stata accolta positivamente dalla Commissione europea, che a maggio 2025 ha dato vita ad un progetto pilota da 22,5 milioni di euro, denominato "Choose Europe for Science". Questo meccanismo, attuato tramite le Azioni Marie Skłodowska-Curie (MSCA) di Horizon Europe, punta a offrire stabilità tramite co-finanziamenti quinquennali che spingano le università a superare la precarietà dei contratti legati ai singoli progetti, solitamente limitati a tre anni.
Heitor ha accolto con favore il pilota, definendolo tuttavia solo "un punto di partenza", dato che il budget attuale è "molto basso ed inaccettabile". In questo contesto, lo scorso 26 marzo durante una conferenza Science|Business a Zagabria, l'esperto ha lanciato un appello chiedendo che il budget dell'MSCA venga triplicato nell'ambito del prossimo programma Horizon Europe, portandolo da circa 9 miliardi attuali a oltre 30 miliardi di euro per il periodo 2028-2034. A maggiori risorse, quindi, corrisponderebbe la possibilità di "rendere l'iniziativa Choose Europe più ampia" e strutturale.
Parallelamente, l'ex ministro portoghese nel corso dello stesso evento ha denunciato il sistema dei contratti a breve termine, definendoli come una "cattiva pratica" da abbandonare. Una posizione condivisa anche da Mostafa Moonir Shawrav, direttore esecutivo dell'Associazione degli ex-alunni del programma Marie Curie, il quale ha affermato che l'eccessiva dipendenza dai fondi per singoli progetti impedisce la creazione di una memoria istituzionale e di una reale profondità di conoscenza, spingendo i ricercatori a cercare stabilità altrove e indebolendo la resilienza scientifica del continente.
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