Fondi europei 2028-34: le Regioni chiedono spazio nel negoziato e nel Piano di partenariato
Cresce il malcontento delle Regioni sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034. Oltre alle preoccupazioni per il rischio di centralizzazione dei fondi europei post 2027 ad opera del Fondo unico e dei Piani di partenariato nazionali, infatti, le Regioni denunciano già oggi una loro esclusione dai negoziati sul nuovo QFP.
QFP 2028-2034: il Comitato delle Regioni difende Coesione e PAC
Il tema emerge chiaramente nella posizione della Conferenza delle Regioni, approvata nei giorni scorsi, sui principali dossier del negoziato sulla Politica di coesione 2028-2034 nell'ambito del Quadro finanziario pluriennale post-2027, in cui le Regioni avanzano tre richieste al governo: un incontro urgente con la premier Giorgia Meloni e con il ministro Tommaso Foti sullo stato del negoziato sul bilancio europeo 2028-2034; un tavolo permanente per la costruzione del Piano di partenariato dell'Italia; e la definizione di un modello italiano di governance che confermi il protagonismo regionale nella gestione dei fondi europei.
Pertanto nel documento approvato nei giorni scorsi - che ribadisce anche quanto già espresso nelle precedenti opinioni delle Regioni sul QFP 2028-34 e in particolare sulla coesione - sono due i livelli su cui interviene la Conferenza delle Regioni: da una parte, la richiesta di coinvolgimento immediato nel negoziato sul bilancio UE 2028-2034 e nella costruzione della posizione italiana; dall'altra, la messa a terra di una serie di punti di fermi che dovrebbero ispirare il rapporto Governo-Regioni e la programmazione e gestione dei fondi europei post-2027 nel futuro Piano di partenariato nazionale e regionale.
Subito il dialogo Governo-Regioni sui fondi europei 2028-2034
L'appello al Governo ad avviare urgentemente un dialogo sistematico sul bilancio UE post-2027 segue la constatazione dell'esclusione delle Regioni dall’esame dei testi di compromesso e dei regolamenti aggiornati man mano che procede il negoziato sul QFP.
Le Regioni chiedono, quindi, anzitutto un incontro con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, per fare il punto sullo stato del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e sulla posizione italiana e assicurare una partecipazione strutturata delle Regioni ai lavori, a partire dalla condivisione dei testi regolamentari e degli emendamenti.
In secondo luogo, la Conferenza delle Regioni sollecita l'istituzione di un tavolo di confronto tecnico e politico permanente che garantisca il coinvolgimento delle autorità regionali nella definizione del futuro Piano di partenariato nazionale e regionale (PNRP) e di un modello italiano di governance che confermi le Regioni come Autorità di Gestione dei capitoli regionali del PNRP. Capitoli per i quali le Regioni chiedono dotazioni finanziarie certe e trasparenti.
Le richieste della Conferenza delle Regioni su Piano di partenariato e Politica di Coesione
Questo tavolo tecnico-politico dovrebbe consentire alla Conferenza delle Regioni di far valere le proprie priorità nella messa a terra del nuovo modello introdotto dalla Commissione con le proposte di luglio 2025, che introducono un Fondo unico per tutte le risorse del bilancio UE pre-allocate agli Stati membri, da cui discendono i Piani di partenariato nazionali e regionali come strumento di programmazione e gestione dei fondi europei.
Prima richiesta delle Regioni è la conferma della governance multilivello, mediante il coinvolgimento strutturale delle Autorità regionali e locali “nella definizione delle strategie di investimento, delle priorità di policy e delle modalità attuative dei programmi e “nella fase di elaborazione del Piano italiano”. La Conferenza preme però anche perché il Governo lavori, nell'ambito del negoziato europeo, per modificare la proposta regolamentare della Commissione sul Fondo unico e i Piani di partenariato, in modo da formalizzare “la titolarità programmatoria gestionale in capo alle Regioni per l’attuazione dei capitoli regionali/territoriali”. In pratica, le Regioni puntano all'obbligatorietà dei capitoli regionali del Piano, mediante i quali dovrebbe essere possibile implementare tutti i fondi (FESR, FSE+, FEASR e FEAMPA) e riprodurre un meccanismo per certi versi analogo a quello degli attuali Programmi regionali.
Punti fermi sono, poi, il principio di partenariato, per il pieno coinvolgimento degli stakeholder, e l’approccio place-based, che consente di rispondere ai bisogni dei territori e che deve tradursi - si legge nel documento - in un'attenzione specifica “alle aree interne, montane, rurali e alle aree urbane, che presentano bisogni complessi e richiedono interventi integrati e di medio-lungo periodo”. Questo fa il paio con la richiesta di risorse certe per tutte le categorie di Regioni, non solo quelle meno sviluppate, anche grazie al riconoscimento esplicito del principio del “non nuocere alla coesione” nell’insieme degli strumenti del QFP 2028-2034.
Infine, il tema della semplificazione, soprattutto in relazione al passaggio al nuovo modello performance-based. Le Regioni temono infatti che il modello orientato ai risultati produca un “doppio sistema di attuazione (Finanziamento non legato ai costi nei confronti della CE e modalità che obbligano al controllo nei confronti dei beneficiari), accrescendo “complessità e incertezza, come evidenziato anche dalla Corte dei conti europea”. Ma sono anche preoccupate del possibile “disallineamento tra tempi di attuazione degli interventi e flussi finanziari”, con potenziali impatti negativi “sulla capacità di spesa e sulla continuità degli investimenti”. L'appello è, quindi, per una reale opera di semplificazione amministrativa a tutti i livelli, con margini di flessibilità per adattare gli indicatori di realizzazione e di risultato previsti nel regolamento sulla performance alle differenze territoriali.
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