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Ricerca, cresce la piattaforma Open Research Europe

Foto di Alana Jordan da PixabaySi appresta ad entrare in una nuova fase operativa la piattaforma Open Research Europe (ORE), promossa dalla Commissione europea e supportata da un consorzio europeo di istituzioni che coinvolgono diversi Paesi, tra cui l'Italia.

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È pronta ad evolversi Open Research Europe (ORE), la piattaforma editoriale scientifica open access e peer reviewed promossa dall'Esecutivo europeo per rendere i risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici più accessibili, trasparenti e sostenibili.

La nuova fase operativa, che prenderà il via nell'autunno 2026, sarà gestita dal CERN, che metterà a disposizione la propria esperienza nello sviluppo di infrastrutture digitali per la scienza aperta, maturata attraverso iniziative come Zenodo, Invenio e SCOAP3.

UE, la nuova fase della piattaforma Open Research Europe

Lanciata nel 2021 dalla Commissione europea, Open Research Europe offre una piattaforma di pubblicazione senza costi per autori, istituzioni e lettori. Il sistema si basa sull’innovativo modello “Publish–Review–Curate”, che prevede la pubblicazione immediata degli articoli seguita da una revisione paritaria aperta post-pubblicazione, garantendo al tempo stesso qualità scientifica, trasparenza e accessibilità. 

Concretamente, ORE copre tutte le principali aree disciplinari, tra cui scienze naturali, ingegneria e tecnologia, scienze mediche e della salute, scienze agricole e veterinarie, scienze sociali, discipline umanistiche e delle arti. In base al "Publishing Process", gli articoli che superano la revisione paritaria vengono indicizzati in database internazionali di rilievo come Scopus, PubMed, Inspec e Google Scholar.

Photo credit: European Commission

Nei suoi primi cinque anni di attività, la piattaforma ha registrato una crescita costante, con oltre 1.200 articoli pubblicati e il coinvolgimento di più di 6.300 autori provenienti da oltre 3.000 istituzioni a livello globale. In virtù di questi risultati, sono stati stanziati per questo strumento quasi 17 milioni di euro per il periodo 2026-2031 insieme ad un cofinanziamento della Commissione europea fino a 10 milioni di euro.

Guardando al futuro, infatti, sono coinvolte nell'avvio della nuova fase della piattaforma ben 16 tra agenzie di finanziamento della ricerca, organizzazioni scientifiche e ministeri di 11 Paesi europei (Austria, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera). Con questa evoluzione dello strumento, tutti i ricercatori affiliati alle istituzioni dei Paesi che sostengono l’iniziativa, oltre ai beneficiari dei programmi di ricerca dell’Unione europea, potranno pubblicare i risultati della propria ricerca in accesso aperto e senza costi.

L’obiettivo dell’iniziativa è ora quello di estendere progressivamente il sostegno alla piattaforma a tutto lo Spazio europeo della ricerca, rafforzando un modello di editoria accademica sostenuto dalla comunità scientifica e dalle istituzioni pubbliche e capace di garantire maggiore accessibilità e trasparenza alla conoscenza prodotta con fondi pubblici.

Ricerca Italia, anche il MUR sostiene la piattaforma ORE

Come già detto, l'Italia ha formalizzato in data 26 marzo il proprio sostegno al progetto attraverso l'ingresso del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) nel consorzio europeo di istituzioni che supportano la piattaforma ORE

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, "l’adesione del MUR a questa iniziativa rafforza l’impegno dell’Italia nella promozione della scienza aperta e nella diffusione libera dei risultati della ricerca. Open Research Europe è pienamente coerente con gli obiettivi del Piano Nazionale per la Scienza Aperta (PNSA), che individua nell’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche, nella trasparenza dei processi di valutazione e nella condivisione dei risultati della ricerca elementi fondamentali per rendere il sistema scientifico più equo, accessibile ed efficace".

La partecipazione del Ministero, oltre ad inserirsi tra le azioni previste per l’attuazione del PNSA, è in linea con le raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea del 2023 per una comunicazione scientifica più equa, trasparente e di alta qualità. Nello specifico, l'iniziativa risponde all'esigenza di superare i modelli di pubblicazione a pagamento ("Article Processing Charges - APC") che gravano sui bilanci accademici, promuovendo al contempo una riforma della valutazione che privilegi il valore intrinseco del contributo scientifico rispetto alle metriche bibliometriche tradizionali.

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