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Conclusioni Consiglio europeo: focus su energia e competitività

 

Photocredit: EC - Audiovisual ServiceTra i diversi temi trattati dal Consiglio europeo del 19 marzo, un’attenzione particolare è stata riservata ad energia e competitività. Nel primo caso i 27 hanno concordato un Piano in quattro mosse che prevede anche la riforma degli ETS (ma non una sospensione del sistema). Sul secondo fronte, il mantra è accelerare sui provvedimenti in cantiere, incluse le recenti proposte sul 28° regime e sull’Industriale Accelerator Act.

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A fronte di un contesto internazionale sempre più teso, nel corso del Consiglio europeo di marzo dal tavolo non poteva poi mancare una discussione su altri importanti dossier, come l’Ucraina (con il prestito da 90 miliardi a Kiev attualmente bloccato dal veto ungherse), l’Iran (su cui la rotta dell’UE è di non farsi coinvolgere nella guerra) e la difesa. Su quest’ultimo punto, i 27 riaffermano la propria “determinazione a incrementare decisamente la prontezza della difesa dell’Europa entro il 2030, ridurre le dipendenze strategiche e affrontare le lacune critiche nelle capacità, con un approccio a 360°”, si legge nelle conclusioni del Consiglio rilasciate ieri pomeriggio. Nessun accenno, invece, sui negoziati sul QFP 2028-2034.

Per approfondire: Troppo potere per la Commissione. La governance del QFP 2028-34 non convince il Consiglio

Competitività: le richieste del Consiglio europeo di marzo

Sul fronte della competitività, sono stati diversi i punti toccati dai 27 durante il Consiglio europeo del 19 marzo. Tra gli obiettivi primari, la decisione di lanciare l'agenda ‘Un'Europa, un Mercato’, da attuare nel 2026 ove possibile ed entro la fine del 2027 al più tardi. Su questo fronte, l’invito ai Paesi membri e alle altre istituzioni europee è, oltre quello di prevenire e rimuovere gli ostacoli alle quattro libertà sancite dai Trattati, anche di dare priorità alta ad una serie di iter legislativi. Tra questi, l’approvazione entro fine 2026 del 28° regime per il diritto societario, quella EU Inc. presentata il 18 marzo dalla Commissione europea.

Entro giugno 2026, invece, i 27 vorrebbero fosse concordato dai co-legislatori il sistema di e-declaration per la fornitura transfrontaliera di servizi, per ridurre gli oneri amministrativi in caso di distacco temporaneo di lavoratori in altri Stati membri e per garantire i diritti di tali lavoratori. Rimanendo in tema di lavoro, entro autunno 2026 il Consiglio attende anche la presentazione da parte della Commissione europea di una proposta che assicuri il rafforzamento della libera circolazione dei lavoratori, migliorando il reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali e rafforzando la portabilità delle qualifiche e delle competenze oltre i confini nazionali, anche attraverso la digitalizzazione e l'interoperabilità.

Tra gli altri punti, il tema delle soluzioni tecnologiche, come lo European Business Wallet, che permettono l’attuazione concreta del principio "una tantum" (once-only). Misure (anche di semplificazione delle procedure amministrative) che il Consiglio vorrebbe fossero concordare dai co-legislatori entro la fine del 2026. Infine, la revisione delle linee guida sulle concentrazioni, propedeutica al raggiungimento, da parte delle imprese europee, di una scala necessaria per investire ed innovare.

Fronte semplificazioni, Costa ha spiegato che uno dei punti concordati dagli Stati membri è l’introduzione “presto” di quell’approccio del "simplicity-by-design" per le regole future, così da migliorare la governance e lo sviluppo dei testi legislativi. In tale contesto, torna l’invito a privilegiare i regolamenti rispetto alle direttive, nonché ad usare gli atti delegati e di esecuzione soprattutto per dettagliare e stabilire elementi tecnici.

Inoltre, entro fine 2026, i 27 vorrebbero fossero approvati tutti i pacchetti omnibus ancora in sospeso, con l’invito alla Commissione a presentare ulteriori iniziative omnibus, nonché ad intraprendere un riesame normativo approfondito dell’aquis dell’UE per eliminare disposizioni obsolete, sovrapposizioni ed incoerenze.

Sempre entro la fine del 2026 il Consiglio, da un lato, preme per concludere i negoziati sulle proposte legislative in materia di cartolarizzazione e pensioni integrative e sull’euro digitale, elementi importanti per arrivare a quell’Unione dei risparmi e degli investimenti, fondamentale per la competitività europea; dall’altro, sollecita l'accordo sull’Industrial Accelerator Act presentato lo scorso 4 marzo dalla Commissione, che stabilisce, tra le altre cose, anche l'introduzione di una “preferenza europea” per alcuni settori e tecnologie strategiche.

Consiglio europeo marzo: cosa è stato deciso sull’energia

Componente sempre più strategica della competitività è poi quella dell’energia, anche alla luce delle crisi internazionali che stanno mettendo in luce i vari punti di debolezza dell’UE. Ad illustrare il Piano concordato ieri è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel corso della conferenza finale tenuta insieme al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “La logica del piano” è quella di dare “sollievo immediato dove possibile”, di prevedere “cambiamenti strutturali dove necessario”, agendo “su tutte e quattro le componenti che determinano i prezzi dell'elettricità”, ha spiegato von der Leyen.

“La prima componente è, ovviamente, il costo dell'energia stessa, che - ha sottolineato von der Leyen - rappresenta la quota maggiore, quasi la metà del prezzo, il 56% in media nell'UE”.  “Gli Stati membri possono già avvalersi delle misure di aiuto di Stato per compensare gli aumenti dei costi della fonte energetica” e ora l’obiettivo è rendere “ulteriormente flessibili gli aiuti di Stato a questo scopo”. Inoltre, è stato “concordato di lavorare a stretto contatto con gli Stati membri che sviluppano regimi nazionali, per mitigare ulteriormente l'impatto dei costi del carburante sulla generazione di elettricità”.

“La seconda componente del prezzo sono gli oneri di rete, circa il 18% in media. Qui prepareremo una proposta legislativa per migliorare la produttività delle infrastrutture di rete e consentire agli Stati membri di ridurre gli oneri di rete per le industrie ad alta intensità energetica”, ha illustrato la presidente.

La terza componente dei prezzi è costituita, invece, da tasse e accise che rappresentano in media circa il 15% del costo dell'energia in Europa. Una situazione che “varia notevolmente tra gli Stati membri”, ha sottolineato von der Leyen, con alcuni casi in cui l'elettricità è tassata molto più del gas - in parte fino a 15 volte di più. “Ciò  non può essere”, ha affermato la presidente. Per questo l’obiettivo è proporre “di imporre aliquote fiscali più basse sull'elettricità e di garantire che l'elettricità sia tassata meno dei combustibili fossili”.

Infine, vi è il tema degli ETS, su cui in queste settimane si è sviluppato un intenso dibattito a livello nazionale ed europeo. La fissazione del prezzo del carbonio rappresenta, infatti, la quarta componente del costo dell’energia. Secondo von der Leyen, “il sistema di scambio di quote di emissione (ETS) sta funzionando”, avendo “ridotto massicciamente il consumo di gas” e, con esso, la dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili. Non solo. Il sistema ETS ha guidato anche “importanti investimenti nella transizione energetica verso fonti energetiche a basse emissioni di carbonio come le rinnovabili e il nucleare che sono prodotte internamente e ci danno indipendenza”.

Adesso però è necessario “modernizzarlo e renderlo più flessibile”. Per far ciò, von der Leyen ha spiegato che sono in fase di preparazione quattro misure. Le prime due “arriveranno nei prossimi giorni”. Si tratta dell’aggiornamento dei parametri di riferimento per le assegnazioni gratuite, così da tenere in conto le preoccupazioni dell'industria, e dell’aumento della potenza di fuoco della Riserva di stabilità del mercato al fine di ridurre la volatilità dei prezzi.

A queste si affiancano poi altre misure di medio termine che - ha detto von der Leyen - “stiamo esaminando”. In primis, si tratta di prevedere “una traiettoria più realistica per le quote gratuite per le industrie oltre il 2034 e parità di condizioni per il nostro settore marittimo”, che sarà sviluppata “insieme agli Stati membri e alle parti interessate”. Infine vi è l’obiettivo di fornire “il necessario sostegno finanziario alla nostra industria” e “per questo motivo - ha sottolineato von der Leyen - ho proposto un ETS Investment Booster”. Si tratta di una misura che “avrà un budget di 30 miliardi di euro, finanziato da 400 milioni di quote ETS”. “L'obiettivo è finanziare progetti per la decarbonizzazione”. Un sistema che poggerà sul principio ‘first come, first serve’ e sull'attenzione “agli Stati membri a basso reddito, che avranno accesso garantito a questo importante sostegno finanziario”.

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