Difesa, nel 2025 tutti gli alleati NATO raggiungono il target di spesa
Tutti i Paesi membri della NATO hanno raggiunto l'obiettivo del 2% del PIL per la spesa militare. È quanto emerge dalle stime pubblicate dall'Alleanza Atlantica, in base ai dati aggiornati al mese di giugno.
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Con il raggiungimento di questo importante target di spesa per la difesa da parte degli alleati NATO, eccezion fatta per l'Islanda che è esente dall'obiettivo in quanto non dispone di forze armate, si conferma la centralità di difesa e sicurezza comune nell'agenda globale ed europea.
Un tema caldo anche per la Corte dei conti UE che ha annunciato di aver avviato un'analisi puntuale sugli strumenti utilizzati all’interno ed all’esterno del bilancio dell’UE per finanziare il settore, che sarà pubblicata nel 2026.
Considerando il complesso equilibrio da raggiungere tra esigenze di deterrenza, responsabilità finanziaria e sviluppo tecnologico, l'Unione Europea ha infatti intensificato il proprio impegno finanziario per il settore: dal pacchetto Omnibus difesa alle proposte per il Bilancio UE 2028-2034, sono molteplici le misure in cantiere a Bruxelles per incrementare la spesa e gli investimenti nel comparto.
La NATO e il traguardo del 2%
L'anno in corso ha visto tutti i Paesi alleati della NATO (esclusa l'Islanda) rispettare l'obiettivo di destinare almeno il 2% del PIL alla difesa, un impegno sottoscritto ormai da tempo ma mai prima d'ora raggiunto in maniera corale. A darne evidenza sono i dati aggiornati fino a giugno 2025 pubblicati dall’Alleanza.
I numeri elaborati dall'Alleanza Atlantica sulla spesa per la difesa sono basati su informazioni fornite dai ministeri della Difesa nazionali e raccolte secondo una definizione comune. Includono pagamenti effettuati o previsti dai governi nel corso dell'anno fiscale per far fronte ai bisogni delle forze armate nazionali, degli alleati o dell'Alleanza, sulla base di bilanci, proiezioni macroeconomiche di Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Ocse.
L’Italia si colloca nella media europea, con una spesa militare di oltre 45 miliardi di euro (più del doppio rispetto ai circa 18 miliardi del 2014), pari al 2,01% del PIL. Questo dato segna un passo in avanti rispetto al passato, dimostrando una volontà politica in linea con le richieste di Washington e Bruxelles.
Gli Stati Uniti restano il principale contributore della difesa nella Nato, con circa 980 miliardi di dollari (circa 900 miliardi di euro), pari al 3,22% del PIL. A livello europeo, spicca la Polonia, con un investimento record pari al 4,48% del PIL (44,3 miliardi di euro), seguita da Lituania (4%), Lettonia (3,73%), Estonia (3,38%), Grecia (2,85%), Norvegia (3,35%) e Danimarca (3,22%). Tra gli alleati europei spicca il Regno Unito, con 90,5 miliardi di euro (2,40% del PIL). Target di spesa raggiunto anche per Francia, con 66,5 miliardi (2,05%); Germania, con oltre 93,7 miliardi (dato del 2024, pari al 2% del PIL); Italia, con 45,3 miliardi (2,01%); Spagna, con 33,1 miliardi (2,00%); Paesi Bassi, con 26,1 miliardi (2,49%).
Guardando alla spesa media complessiva della NATO, questa si attesta nel 2025 al 2,76% del PIL, in aumento rispetto al 2,44% del 2023 e al 2,61% del 2024. Per Europa e Canada l'indicatore raggiunge il 2,27%, contro l'1,99% del 2024 e l'1,74% di due anni prima.
La Corte dei conti europea analizza la spesa UE per la difesa
In risposta all'aumento dei finanziamenti europei per la difesa, la Corte dei conti europea ha annunciato l'avvio dei lavori per la redazione di una nuova analisi che esaminerà il quadro giuridico, istituzionale e finanziario della spesa militare dell'UE. Questo testo, che sarà pubblicato il prossimo anno, servirà da base per futuri audit più specifici, dopo la recente conferenza sulla difesa organizzata dalla Corte, che ha riunito esperti, funzionari e rappresentanti delle forze armate per discutere delle sfide più urgenti, come la trasformazione delle capacità di difesa e dell'industria europea.
A partire dalla dichiarazione di Versailles del marzo 2022, i leader europei si sono impegnati a investire di più e meglio, promuovendo l'industria della difesa europea e riducendo le dipendenze strategiche, con l'obiettivo di diventare un attore più forte e autonomo nel settore della difesa, in maniera complementare alla NATO.
Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione Europea ha presentato il piano ReArm Europe/Prontezza per il 2030, che prevede un massiccio aumento degli investimenti, potenzialmente fino a 800 miliardi di euro. Questo piano si basa sul sostegno alla spesa degli Stati membri e su un incremento della spesa diretta dell'UE. Tra le iniziative principali, lo Strumento di azione per la sicurezza dell'Europa (SAFE), che fornirà prestiti fino a 150 miliardi di euro per facilitare gli appalti comuni. Inoltre, l'UE ha previsto una clausola di salvaguardia nazionale che autorizza flessibilità di bilancio per gli Stati membri, permettendo loro di superare temporaneamente i vincoli del Patto di stabilità per incrementare la spesa per la difesa.
In più, l'UE finanzia direttamente la difesa attraverso il proprio bilancio. I fondi destinati a questo settore ammontano a circa 8,8 miliardi di euro per la ricerca e lo sviluppo (attraverso il Fondo europeo per la difesa), 1,7 miliardi per la mobilità militare, 300 milioni per gli appalti congiunti e 500 milioni per la produzione di munizioni. L'UE sta anche lavorando a nuovi strumenti, come il Programma per l'industria europea della difesa (EDIP), che prevede sovvenzioni per un valore di 1,5 miliardi di euro per rafforzare la base industriale e tecnologica del continente.
L'Unione Europea si sta anche adoperando per semplificare norme e procedure burocratiche e per incentivare gli investimenti privati nel settore della difesa. La Commissione ha proposto l'Omnibus Difesa, un pacchetto di misure per eliminare le strozzature negli appalti e nei trasferimenti di prodotti, oltre a razionalizzare l'accesso ai fondi. Parallelamente, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha ampliato la possibilità di finanziare attività legate alla sicurezza e alla difesa, ad eccezione di armi e munizioni, triplicando i fondi disponibili per le piccole e medie imprese. L'obiettivo è anche mobilitare capitali privati attraverso l'Unione del risparmio e degli investimenti, indirizzando i flussi finanziari verso settori strategici come la difesa.
La tendenza ad aumentare la spesa per la difesa è testimoniata anche dalla proposta per il bilancio 2028-2034 presentata dalla Commissione europea, che riserva 131 miliardi di euro a difesa, sicurezza e spazio e decuplica l'attuale dotazione di 1,7 miliardi per la mobilità militare. Un ambito che la Corte ha esaminato anche nella sua relazione speciale sulla mobilità militare nell’UE del 2025, rilevando che, oltre ai fondi finora modesti, il problema principale resta la difficoltà di spostare rapidamente personale militare, equipaggiamenti e forniture con breve preavviso e su larga scala all’interno e all’esterno dell’UE.
Difesa, modifiche al bilancio UE per aumentare la spesa nel settore
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