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Azione climatica: il Piano di Bankitalia verso il net zero

Foto di Enrico Frascati da UnsplashDecarbonizzazione degli edifici istituzionali, spinta su rinnovabili ed efficienza energetica, una catena di fornitura più sostenibile, una maggiore resilienza delle infrastrutture operative agli impatti climatici e un‘attenta valutazione dei costi legati alle emissioni GHG. E’ questa, in sostanza, la ricetta del “Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici” della Banca d’Italia.

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Il piano definisce la strategia e le azioni per diminuire progressivamente l’impronta carbonica delle proprie operazioni aziendali verso un livello di emissioni nette pari a zero (net zero) e per rafforzare la resilienza ai rischi climatici dei propri processi di lavoro. 

Aderendo all’Accordo di Parigi, e per effetto della legge europea sul clima (Regolamento UE 2021/1119), infatti, gli Stati membri e le istituzioni europee sono impegnati a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e ad assicurare continui progressi nel miglioramento della capacità di adattamento, nel rafforzamento della resilienza e nella riduzione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici.

Mitigazione e adattamento climatico: gli obiettivi del Piano di transizione della Banca d’Italia

Più in dettaglio, il Piano di transizione di Bankitalia, redatto in linea con i principali standard a livello UE e internazionale e con le migliori prassi adottate da altre banche centrali, si propone anzitutto di raggiungere emissioni nette GHG entro il 2050, con una riduzione del 90% rispetto al 2019, nonché di conseguire la rimozione delle emissioni residue. 

A tal proposito, vale la pena evidenziare che, in tutti i casi, le emissioni citate nel documento della banca sono quelle connesse con le sole operazioni aziendali (sono quindi escluse quelle imputabili agli investimenti finanziari). 

Altri due obiettivi intermedi contenuti nel Piano, poi, richiedono di raggiungere entro il 2035 una riduzione di due terzi delle emissioni dirette (Scope 1) e indirette da energia acquistata (Scope 2), e una riduzione del 40% delle altre emissioni indirette (Scope 3)

Il Piano di transizione di Bankitalia, infine, punta anche a migliorare la resilienza delle infrastrutture della Banca agli effetti dei cambiamenti climatici, al fine di rafforzare ulteriormente la continuità operativa di tutti i processi critici svolti per garantire il funzionamento del sistema dei pagamenti e la stabilità finanziaria. 

Piano transizione Bankitalia, le misure per la lotta al climate change

Per garantire il raggiungimento di tutti questi target, il Piano delinea una serie di azioni da implementare nei prossimi anni. 

Relativamente al raggiungimento di emissioni nette pari a zero entro il 2050, il Piano di transizione della banca si concentra in particolare sulla riduzione drastica delle emissioni dirette (scope 1) e indirette legate all’energia (scope 2) e alla catena del valore (scope 3) tramite questi interventi: 

  • Elettrificazione e riscaldamento: è previsto un passaggio graduale dal gas all'elettricità per il riscaldamento, utilizzando pompe di calore alimentate da energia rinnovabile, con priorità agli edifici più energivori e il centro di produzione delle banconote;
  • Energia rinnovabile: sarà incrementata l'autoproduzione tramite impianti fotovoltaici e ricorso ad accordi di lungo termine (Power Purchase Agreements - PPA) per garantire la fornitura di energia verde a prezzi stabili;
  • Infrastrutture IT e digitalizzazione: sarà costruito un nuovo Data Center a Castel Romano progettato secondo criteri di massima efficienza (protocollo LEED, raffreddamento naturale, recupero calore) e utilizzo dell'intelligenza artificiale per ottimizzare i carichi di lavoro energetici;
  • la riduzione dell'impronta carbonica e ambientale del ciclo di vita delle banconote;
  • Mobilità sostenibile: il Piano si focalizza anche sul consolidamento del lavoro ibrido per ridurre gli spostamenti, sull'installazione di colonnine di ricarica elettrica e sull’incentivazione dell'uso del treno per i viaggi di lavoro.

Rispetto alle sole emissioni Scope 3, la Banca d’Italia parte dall’analisi delle categorie che maggiormente contribuiscono alla sua impronta carbonica, quali l’acquisto di beni e servizi, il pendolarismo dei dipendenti e del personale esterno, i viaggi di lavoro (come mostrato nella figura di seguito). 

Le misure inserite nel Piano per abbattere le emissioni Scope 3 prevedono in particolare due azioni che riguardano fattori esterni al suo diretto controllo: favorire la decarbonizzazione dei fornitori (inserendo clausole ecologiche e punteggi premiali nelle gare d’appalto a favore di fornitori con obiettivi certificati SBTi); promuovere l’ottimizzazione della logistica e dei trasporti dei valori (uso di biocarburanti SAF), l’ammodernamento dei macchinari di stampa e la ricerca di alternative sostenibili per lo smaltimento dei rifiuti di triturazione. 

Per quanto riguarda, invece, i rischi fisici (come ondate di calore e alluvioni), il documento definisce misure volte a garantire la continuità operativa, concentrandosi in particolare: sulla resilienza degli edifici - con interventi sugli involucri edilizi per resistere a stress climatici e sistemi di raccolta e riuso delle acque piovane; e sulla gestione del rischio, in particolare tramite l’integrazione dei fattori climatici nelle analisi dei rischi operativi e il collaudo di misure di emergenza per i processi critici.

Bankitalia: governance innovativa nel Piano di transizione

Un capitolo conclusivo del documento si concentra poi su aspetti trasversali legati alla governance, dove viene specificato che la gestione del Piano di transizione della Banca d’Italia è strutturata per garantire che gli obiettivi climatici siano pienamente integrati nella strategia aziendale e che le risorse siano allocate in modo efficiente attraverso responsabilità chiare e meccanismi di monitoraggio rigorosi.

Sono tre i pilastri principali su cui poggia la governance del Piano. Il primo è legato ai ruoli decisionali e istituisce una chiara gerarchia di responsabilità che coinvolge vertici (il Direttorio, composto dal Governatore, dal Direttore Generale e dai tre vice Direttori Generali) e strutture operative. Il secondo pilastro, invece, riguarda i processi di integrazione del Piano nella più ampia strategia dell’istituto finanziario: il Piano di transizione, infatti, viene aggiornato ogni tre anni in concomitanza con il ciclo di pianificazione strategica e finanziaria. L’ultimo pilastro del Piano, infine, prevede leve motivazionali (sistemi premianti) e formative per assicurare che ci sia un impegno condiviso (a tutti i livelli) verso il raggiungimento degli obiettivi.

Per approfondire consulta la versione integrale del Piano di transizione di Bankitalia