Incentivi efficienza energetica: le raccomandazioni UE per aumentare gli investimenti privati
Per incentivare gli investitori privati (imprese e famiglie) ad allocare maggiori capitali nell’efficienza energetica, la Commissione UE raccomanda di sfruttare meglio i fondi pubblici (ad esempio ricorrendo maggiormente a fondi rotativi e a strumenti di finanza mista), nonchè di sostenere la creazione di una rete di sportelli unici per l'efficienza energetica finanziata anche mediante il ricorso a fondi europei.
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Sono questi alcuni dei punti presenti nelle raccomandazioni della Commissione europea sull'efficienza energetica indirizzate a Stati membri e intermediari del mercato energetico (come le ESCO, le società di servizi energetici), con il fine ultimo di rendere il settore attraente e sicuro per i capitali privati.
Secondo la Commissione, infatti, per conseguire gli obiettivi di efficienza energetica al 2030 servono 370 miliardi di euro all’anno (nel periodo 2021-2030); un fabbisogno di risorse rilevante rispetto al quale, però, esiste un deficit di circa 170 miliardi annui che il sostegno pubblico da solo non è in grado di colmare.
In tale contesto, da un lato la raccomandazione 537/2026 della Commissione UE invita Stati membri e attori del mercato energetico a sfruttare i fondi pubblici esistenti come leva per attirare le risorse degli investitori privati. Dall'altro la raccomandazione 536/2026 si concentra, invece, sul ruolo degli sportelli unici come strumento di sostegno a cittadini e imprese per promuovere una maggiore efficienza energetica in tutta Europa, dato che il settore rappresenta il 40% dei consumi energetici dell’UE e genera oltre un terzo delle emissioni di gas serra legate all'energia.
Come promuovere investimenti privati nell’efficienza energetica
Per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici dell’UE, come ad esempio la riduzione dell’11,7% di consumo di energia finale a livello UE entro il 2030 prevista dalla Direttiva rifusa sull’efficienza energetica del 2023, occorrono ingenti risorse, che devono provenire non solo dalle casse pubbliche ma anche dal settore privato.
Come evidenzia la Commissione nella raccomandazione 537/2026, esistono tuttavia diversi fallimenti del mercato che frenano la mobilitazione del capitale privato: tra questi, l’elevato investimento iniziale che molti progetti di efficienza energetica richiedono, con benefici nel lungo periodo (e non nel breve); ma anche l’assenza di caratteristiche standard dei progetti che sono così più difficili da valutare sotto il profilo finanziario, rendendo il settore più rischioso per gli investitori privati. A queste problematiche, si aggiunge inoltre il fenomeno della povertà energetica, che interessa diverse famiglie nei Paesi UE che non hanno sufficienti risparmi - e non sono in grado di ottenere prestiti - per investire in isolamento, pompe di calore o ristrutturazioni.
Per sopperire a queste carenze strutturali del mercato energetico europeo e promuovere i finanziamenti dei privati nel settore, la Commissione suggerisce che soggetti come banche, imprese di servizi energetici (ESCO), comunità e utility energetiche, imprese immobiliari o fornitori di tecnologie, giochino un ruolo fondamentale in qualità di promotori degli investimenti.
Tra le diverse raccomandazioni, l’Esecutivo UE propone in particolare che questi attori, insieme alle autorità pubbliche, creino un terreno fertile per massimizzare l'uso dei fondi e dei programmi del bilancio dell’UE per la diffusione su vasta scala degli strumenti finanziari pubblici. Strumenti come, ad esempio, il Fondo Sociale per il Clima e le entrate nazionali del sistema per lo scambio di quote di emissioni dell’UE (ETS), che in queste settimane è al centro di un animato dibattito in vista della revisione del meccanismo prevista per la prossima estate.
Per approfondire: Attacco ETS: otto Paesi UE difendono il sistema sulle quote di CO2
Un’altra proposta della Commissione prevede, invece, da un parte l’istituzione (o il rafforzamento) di fondi nazionali per l’efficienza energetica che accentrino i diversi flussi di finanziamento in un’unica struttura organizzativa. Dall’altra, un maggiore ricorso a meccanismi rotativi con rimborsi dei prestiti concessi che sono immediatamente reinvestiti in nuovi progetti, riducendo la necessità di continui stanziamenti che gravino sul bilancio pubblico.
Anche l’introduzione di strumenti di finanza mista (“blended finance”) - che combinino sovvenzioni pubbliche, prestiti (a tasso zero o a basso tasso di interesse) e garanzie in un’unica operazione - può garantire una maggiore mobilitazione dei capitali privati, rispetto ad un sistema basato soltanto su sussidi. Se combinate con prestiti e garanzie pubbliche, infatti, le sovvenzioni creano un effetto leva che facilita in particolare l’accesso al credito e, quindi, gli investimenti in efficienza energetica delle famiglie a basso-medio reddito.
Sul piano fiscale, invece, l’Esecutivo europeo sottolinea che, se ben concepiti, gli strumenti fiscali per il clima e l’energia (come gli obblighi di risparmio energetico, le imposte sul carbonio e quelle sui veicoli) possono sostenere le strategie nazionali di finanziamento dell’efficienza energetica e incoraggiare gli investimenti dei privati nel settore. Occorre quindi eliminare incentivi e misure fiscali che favoriscono tecnologie basate sui combustibili fossili, promuovendo invece incentivi fiscali per l’efficienza energetica, come sgravi fiscali (riduzione del reddito imponibile) o crediti d’imposta (riduzione degli oneri fiscali dovuti) a valere sull’imposta sul reddito o sull’imposta sulle società per i professionisti o le imprese che investono in miglioramenti dell’efficienza energetica o acquistano tecnologie efficienti sotto il profilo energetico.
Sul fronte creditizio, la Commissione esorta gli istituti finanziari (in particolare le banche commerciali) a promuovere lo sviluppo e la diffusione di prodotti di credito per l’efficienza energetica (cioè quelli che coprono il costo di investimento iniziale delle misure di efficienza energetica) e di finanziamenti privati mediante contratti di credito. Nel novero, rientrano mutui ipotecari per l’efficienza energetica e prestiti per la ristrutturazione (anche con l'ausilio di garanzie pubbliche), altre misure di riduzione dei rischi, incentivi fiscali e il rafforzamento del ruolo del settore bancario al dettaglio (“retail”), nonché la valutazione del risparmio energetico in sede di analisi del merito creditizio. Alcune banche, sottolinea Bruxelles, hanno già istituito linee di credito per l’efficienza energetica, spesso grazie al sostegno di istituzioni come la BEI, ma è necessario un maggiore impegno da parte degli istituti finanziari per attenuare i rischi percepiti e ridurre i costi di transazione.
Consulta la Raccomandazione 537/2026 della Commissione UE
Efficienza energetica nell'edilizia: il ruolo degli sportelli unici
In un secondo documento, la raccomandazione 536/2026, la Commissione si sofferma invece sull'importanza degli sportelli unici (“One-Stop Shops”) per l’efficienza energetica nel settore edilizio.
La ristrutturazione energetica del parco immobiliare è infatti fondamentale per conseguire l’obiettivo europeo della neutralità climatica al 2050. Tuttavia, attualmente il tasso di ristrutturazione nell’UE è solo dell’1% circa, una percentuale che secondo l’Esecutivo europeo va raddoppiata. Allo stesso tempo, è necessario aumentare in misura sostanziale la “profondità” delle ristrutturazioni (ovvero ottenere un consistente risparmio energetico), così da decarbonizzare completamente il parco immobiliare entro il 2050.
Il basso tasso di ristrutturazione, evidenzia la Commissione nel documento, è dovuto principalmente alla mancanza di disponibilità di dati puntuali, alle complesse procedure burocratiche, alle difficoltà di finanziamento e all’assenza di competenze tecniche. Criticità che, sottolinea l’Esecutivo UE, gli sportelli unici sono in grado di risolvere, creando un ecosistema dove l’assistenza tecnica, il sostegno finanziario e la tutela legale si fondono per conseguire il target di un parco immobiliare europeo decarbonizzato nel 2050.
Gli sportelli unici, precisa la Commissione, sono infatti un punto di riferimento (fisico e virtuale) che assiste i cittadini e le imprese (soprattutto soggetti vulnerabili e PMI) lungo l’intero percorso di ristrutturazione, fornendo loro servizi di consulenza, supporto tecnico, sostegno amministrativo, supporto finanziario e assistenza nel coordinamento dei lavori di ristrutturazione.
Più in dettaglio, per garantirne una piena efficacia, nel documento la Commissione propone tre possibili approcci principali agli sportelli unici:
- il modello di “consulenza”, focalizzato sull’informazione e sull’orientamento generale dei cittadini nelle fasi iniziali;
- il modello di “sostegno alla gestione”, in cui lo sportello assiste il cliente nella progettazione, nella scelta degli appaltatori e nella supervisione dei lavori;
- il modello di “attuazione”, dove lo sportello esegue direttamente i lavori o li subappalta, assumendosi una responsabilità maggiore sul risultato finale.
Per assicurare un corretto funzionamento degli sportelli, a prescindere dal modello adottato, l’Unione Europea finanzia il sistema dello sportello unico, che a sua volta consente ai cittadini di sbloccare investimenti per la riqualificazione del patrimonio immobiliare.
Per quanto concerne le forme di finanziamento agli sportelli unici “indirette”, la Commissione evidenzia come negli ultimi anni diversi Stati membri, tra cui l’Italia, hanno destinato fondi del Recovery and Resilience Facility (RRF) - che per il periodo 2021-2026 prevede investimenti per quasi 80 miliardi di euro nella riqualificazione energetica e nella costruzione di edifici - agli sportelli, al fine di facilitare la ristrutturazione di edifici pubblici e privati.
Nell’ambito degli strumenti indiretti, anche i fondi della coesione (che nel periodo di programmazione 2021-2027 prevede 22 miliardi di euro di investimenti per l’obiettivo specifico dell’efficienza energetica RSO2.1) possono sostenere finanziariamente l’ecosistema degli sportelli unici, in particolare promuovendo attività che migliorino la capacità delle autorità locali e degli attori territoriali nell’attuazione di programmi di efficienza energetica.
Tra gli strumenti di sostegno indiretti citati dalla Commissione, rientra anche il Fondo Sociale per il Clima (operativo da quest’anno), che potrà essere utilizzato dagli Stati membri per finanziare sportelli unici che offrano consulenza e assistenza specifica per le famiglie vulnerabili e le microimprese.
Il sostegno diretto della Commissione, invece, passa principalmente dal programma LIFE, in particolare nell’ambito del sottoprogramma dedicato alla transizione all’energia pulita (LIFE-CET). Lo dimostra il fatto che questo programma ha previsto per il triennio 2025-2027 un budget indicativo di 25 milioni di euro unicamente per la creazione di sportelli unici per l’efficienza energetica.
Scopri di più: Bandi LIFE-CET: i consigli del MASE sulle call per la transizione energetica
Un secondo strumento di sostegno diretto è invece il meccanismo ELENA (European Local Energy Assistance) gestito dalla BEI, che fornisce sovvenzioni che coprono fino al 90% dei costi di preparazione dei progetti (studi di fattibilità, pianificazione aziendale, procedure di appalto) necessari per istituire sportelli unici.
Un’ultima importante raccomandazione proposta dall’Esecutivo UE riguarda invece le norme in materia di aiuti di Stato, che non devono essere viste come un ostacolo all'attività degli sportelli unici, ma anzi come un quadro normativo entro cui operare con flessibilità per rafforzare il loro ruolo. Gli sportelli unici per l'efficienza energetica possono essere gestiti da una vasta gamma di soggetti, tra cui autorità locali, agenzie pubbliche per l'energia, ma anche organizzazioni private (incluse le imprese). L'intervento dello Stato e il sostegno finanziario a queste strutture, precisa la Commissione, sono giustificati da un dato di fatto: l'attuale ritmo delle ristrutturazioni edilizie è troppo lento rispetto agli obiettivi di sicurezza energetica e neutralità climatica al 2050 e, pertanto, l'autorità pubblica interviene per creare o potenziare questi centri di assistenza fondamentali per accelerare la riqualificazione del patrimonio edilizio. In tale contesto, però, il diritto dell'Unione Europea considera la fornitura di consulenza e supporto per le ristrutturazioni residenziali come un'”attività economica”, a prescindere dal fatto che chi offre il servizio sia un ente pubblico o un'impresa privata, o che persegua o meno un fine di lucro, poiché tali soggetti agiscono in potenziale concorrenza tra loro. La classificazione come attività economica impone che ogni aiuto finanziario pubblico rispetti le norme sugli aiuti di Stato, per evitare di alterare la concorrenza in modo indebito. Per superare questo potenziale ostacolo al finanziamento pubblico degli sportelli, dunque, il documento suggerisce di inquadrare il supporto alla ristrutturazione di questi centri pubblici come un “Servizio di Interesse Economico Generale” (SIEG), ossia un servizio essenziale per la collettività, giustificando in questo modo l’intervento e il finanziamento dell’autorità pubblica.
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