Piano trasferimento tecnologico: una grande opportunità, in consultazione fino a maggio
Con la Strategia nazionale sul trasferimento tecnologico, in consultazione fino al 7 maggio, MIMIT e MUR provano ad affrontare uno dei principali freni alla competitività italiana: il debole trasferimento tecnologico tra ricerca e impresa. Articolata in sette Linee d’azione, oltre ad intervenire sulla governance, la Strategia prevede il varo di strumenti come i Voucher "Horizon Ready", il programma EIC Ready o i nuovi criteri del Fondo trasferimento tecnologico.
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Lungo una settantina di pagine, l’”Atto di indirizzo strategico 2026-2028 in materia di valorizzazione delle conoscenze e di trasferimento tecnologico” punta infatti ad affrontare in maniera strutturale le criticità che in questi decenni hanno caratterizzato il nesso ricerca-innovazione e che si riverberano impietosamente nelle classifiche ufficiali.
Nonostante il nostro Paese sia la seconda manifattura d’Europa e il tasso di produzione scientifica si sia mantenuto stabile nel tempo, infatti, sull’innovazione l’Italia resta ancora indietro rispetto ai principali player europei. A certificarlo è lo European Innovation Scoreboard - il rapporto annuale della Commissione Europea che analizza e compara le performance di ricerca e innovazione dei paesi - dove l’Italia continua a figurare tra gli “innovatori moderati”, cioè tra quei paesi che innovano meno della media UE ma non rientrano tra i sistemi più fragili.
Una situazione che frena la crescita dell’intero Paese, soprattutto in un contesto come quello attuale dove invece la valorizzazione delle conoscenze (lungo la catena che va dalla ricerca, all’innovazione, alla dimensione brevettuale finalizzata alla protezione delle invenzioni) risulta fondamentale per restare competitivi.
Con l’Atto di indirizzo strategico 2026-2028 sul trasferimento tecnologico, i ministeri delle imprese (MIMIT) e della ricerca (MUR) puntano ora ad invertire la rotta, proponendo un piano in sette mosse che vuole risolvere le debolezze strutturali che finora hanno caratterizzato il sistema italiano del trasferimento tecnologico.
L’Atto di indirizzo è in consultazione fino al 7 maggio. Gli stakeholder interessati a fornire un’opinione sul documento, possono trasmettere il proprio contributo (della lunghezza massima complessiva di 3.500 caratteri) all’indirizzo email: strategiatt@pec.mise.gov.it
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Il sistema del trasferimento tecnologico in Italia: troppi attori e poche risorse
In questo tipo di analisi, i numeri aiutano ad inquadrare velocemente i problemi. La spesa pubblica in Italia destinata all’istruzione terziaria continua a collocarsi al di sotto degli standard medi europei e OCSE e anche la spesa in R&S delle imprese rimane stabilmente più bassa rispetto agli altri grandi Paesi europei. Debolezze che si riverberano anche sui centri di trasferimento tecnologico che in Italia, tra il 2019 e il 2025, hanno ricevuto complessivamente 186 milioni di euro, contro ad esempio i 2,2 miliardi ricevuti nel solo 2023 dal Fraunhofer Institute tedesco.
Di contro, la platea di soggetti che a vario titolo operano sul fronte del trasferimento tecnologico è molto ampia, generando spesso anche un rischio di sovrapposizione. Anche grazie alle risorse PNRR, gli attori della valorizzazione della conoscenza (incluso il trasferimento tecnologico) può contare sui seguenti soggetti: 5 Centri Nazionali dedicati a tematiche scientifiche e tecnologiche di rilevanza strategica; 14 Partenariati Estesi (che presidiano le fasi iniziali e intermedie della ricerca, quelle con TRL 1–5/6); 11 Ecosistemi dell’Innovazione che operano territorialmente e si concentrano su TRL 3–6; 8 Centri di competenza ad alta specializzazione che si collocano soprattutto nelle fasi di dimostrazione e adozione industriale (TRL 5–9).
A queste si aggiungono poi: le Infrastrutture tecnologiche di innovazione (ITEC); 33 Infrastrutture di ricerca (IR); gli European Digital Innovation Hub (EDIH) che si collocano soprattutto nelle fasi di dimostrazione e adozione industriale (TRL 5–8); 4 European Testing experimentation facilities (TEF), una rete europea di siti specializzati per permettere a tutti i fornitori di tecnologie di accedere a servizi per testare e sperimentare su larga scala soluzioni di intelligenza artificiale all’avanguardia in ambienti reali.
Infine vi sono: le Case delle Tecnologie Emergenti (CTE), che presidiano sperimentazioni urbane e living lab (TRL 6–8), favorendo l’adozione di soluzioni 5G/IoT e tecnologie emergenti, i Parchi Scientifici e Tecnologici e gli incubatori (attivi tra TRL 2–7) e, appunto, gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT).
Il Piano di indirizzo sul trasferimento tecnologico: 6 linee d’azione
Per risolvere le criticità strutturali del sistema italiano di trasferimento tecnologico e valorizzare quanto avviato con il PNRR e con altri provvedimenti come ad esempio la Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025, MIMIT e MUR hanno predisposto l’Atto di indirizzo strategico 2026-2028 in materia di valorizzazione delle conoscenze e di trasferimento tecnologico.
Si tratta di un documento che, oltre a fornire una fotografia del sistema italiano (anche in rapporto al livello internazionale) e degli strumenti attualmente esistenti, individua le priorità tecnologiche e settoriali su cui insistere e le Linee strategiche di intervento.
Piano trasferimento tecnologico: la governance multilivello
Si inizia con la definizione di un modello di governance capace di coordinare attori molteplici, fonti finanziarie diverse e traiettorie tecnologiche in rapida evoluzione.
A tal fine, viene istituita una Cabina di regia interministeriale MIMIT–MUR (definita come un organo centrale di indirizzo, coordinamento e monitoraggio dell’Atto di indirizzo), che dovrà assicurare coerenza tra politiche industriali e politiche della ricerca, integrazione tra livello nazionale e regionale e complementarità tra gli strumenti di sostegno. Spetta quindi alla Cabina ad esempio valutare l’efficacia delle misure, oppure allocare risorse o adattare l’impostazione dell’Atto all’evoluzione del contesto scientifico, industriale e geopolitico.
In particolare, per quanto concerne le risorse finanziarie, la Cabina dovrà garantire la complementarità tra Fondo per il Trasferimento Tecnologico e gli ulteriori strumenti finanziari, incluse le misure finanziate con programmi europei a gestione diretta e indiretta. Per far ciò, saranno approvate linee guida condivise, criteri comuni per la selezione progettuale e strumenti di coordinamento che assicurino continuità degli investimenti lungo tutte le fasi del TRL. “L’obiettivo - si legge infatti nel testo - è evitare la frammentazione delle risorse, creare percorsi di finanziamento coerenti e complementari, massimizzando l’effetto leva pubblico‑privato, soprattutto nei settori deep-tech ad alta intensità di capitale”.
Quanto agli attori attivi nel campo del trasferimento tecnologico, sarà creato un Osservatorio permanente del TT e verranno anche stabiliti dei KPI per valutare le azioni messe in campo dai diversi attori del sistema.
Piano trasferimento tecnologico: le Roadmap Tecnologiche Strategiche
L’Atto di indirizzo ha individuato quattro macro-aree di intervento prioritario e sei aree strategiche di intervento. Nel primo caso si tratta di Tecnologie dei Semiconduttori Avanzati, Tecnologie di Intelligenza Artificiale, Tecnologie Quantistiche, e Biotecnologie e Ingegneria Genetica. Nel secondo parliamo di: Tecnologie di connettività avanzata, navigazione e tecnologie digitali (es. 6G, Open RAN, Internet delle Cose, tecnologie per l’identità digitale, tecnologie di cybersicurezza,); Tecnologie per il rilevamento avanzato (es. radar avanzati e sensori subacquei); Tecnologie dello spazio e della propulsione (es. sistemi per l’esplorazione e la sicurezza spaziale); Tecnologie energetiche (es. tecnologie di fusione nucleare, idrogeno, batterie e stoccaggio dell’energia, tecnologie a zero emissioni nette); Robotica e sistemi autonomi (es. droni e veicoli autonomi terrestri, marini e aerei); Materiali avanzati e produzione (es. nanomateriali, tecnologie per l’estrazione e il riciclo di materie prime critiche).
Per ciascuna di queste aree, l’obiettivo è studiare percorsi di sviluppo tecnologico lungo l’intera catena del valore: dalla ricerca applicata nelle fasi iniziali (TRL 1-3/4), orientata alla costruzione delle basi scientifiche e tecnologiche coerenti con le priorità strategiche nazionali, fino allo sviluppo avanzato e alla dimostrazione industriale (TRL 6-9), includendo infrastrutture di ricerca e spazi dedicati alla prova prima dell’investimento.
Nel definire questi percorsi dettagliati, saranno individuati gli strumenti di accompagnamento (adeguati a ciascun livello di TRL, al rischio e alla dimensione del progetto) e verranno anche previste modalità di gestione manageriale differenziate, criteri specifici di selezione dei partner e meccanismi dedicati di gestione della proprietà intellettuale.
Dal punto di vista operativo, saranno istituiti dei Tavoli tematici per riunire tutti i player - pubblici e privati - rilevanti per un settore a cui spetterà la definizione fattiva di roadmap strategiche e settoriali pluriennali.
Piano trasferimento tecnologico: l'organizzazione degli attori
Con questo documento il MIMIT e il MUR puntano poi ad un riordino complessivo dell’ecosistema del trasferimento tecnologico per massimizzare le complementarietà e fare massa critica.
Per far ciò, verrà anzitutto creato un Elenco degli Attori del Trasferimento Tecnologico prevedendo un sistema di accreditamento dei diversi attori basato su KPI (misurabili, comparabili e verificabili), suddividendo gli attori in tre categorie funzionali: soggetti Istituzionali; soggetti Abilitanti; infrastrutture.
All’Elenco si affianca poi un’operazione per valorizzare il ruolo degli Uffici di Trasferimento Tecnologico e del loro network, ad esempio mettendo a regime i processi di scouting (per renderli automatizzabili e scalabili con i nuovi strumenti di AI) e quelli di screening del flusso di invenzioni, brevetti e potenziali nuove imprese spin-off e startup.
I due ministeri sostengono poi l’istituzione di Hub interateneo che potrebbero agire: a valle degli UTT per la promozione e negoziazione IP; in filiera con i Competence center per l’aumento del TRL; e infine in partnership con investitori seed e PoC per spin-off tecnologici.
Rilevante è anche l’idea di strutturare dei programmi Proof of Concept (PoC), con programmazione continuativa, e differenziati per i diversi ambiti tecnologici e settori di ricaduta industriale. In un’ottica di sostenibilità di lungo periodo, inoltre, tali iniziative dovrebbero incentivare il coinvolgimento di finanziatori, sempre in fase Poc o come potenziale exit della prima fase Poc in modo da poter garantire, ad esempio attraverso la costituzione di fondi rotativi, il raggiungimento di un sistema di finanziamenti pubblico-privati continuativi.
Infine, tra le altre azioni previste in questa Linea, figura il potenziamento della piattaforma Knowledge Share, il marketplace nazionale dei brevetti e delle competenze della ricerca pubblica finanziato dal MIMIT e gestito da Netval.
Piano trasferimento tecnologico: Linee di indirizzo per il Fondo trasferimento tecnologico
A partire dal 2020, in Italia esiste il Fondo per il trasferimento tecnologico che è stato affidato alla Fondazione Tech e Biomedical. Nella sua ultima versione, il Fondo può finanziare progetti presentati da Fondazioni e Centri di competenza ad alta specializzazione. Adesso, con l’Atto di indirizzo, i due ministeri forniscono criteri comuni, condizioni minime e priorità tematiche che tali soggetti sono tenuti a rispettare nella definizione delle proposte progettuali. Ad esempio i progetti dovranno essere in grado di presidiare l’intera catena di TRL. Inoltre, ogni iniziativa dovrà risultare chiaramente orientata a superare la c.d. “valle della morte” tecnologica (quella che riguarda i TRL tra 4 e 7), sostenendo attività di validazione sperimentale, prototipazione, proof of concept avanzato, dimostrazione in ambiente rilevante e primo sviluppo industriale. In tal senso, sarà richiesto che i progetti includano meccanismi di collaborazione tra ricerca e industria, esplicitando fin dall’origine il coinvolgimento di imprese, investitori e utilizzatori finali, così da assicurare un effettivo orientamento al mercato e ridurre il rischio di soluzioni non adottabili.
E’ bene sottolineare, inoltre, che i soggetti che ricevono finanziamento saranno valutati annualmente dalla Fondazione Tech e Biomedical sulla base di KPI che misurano qualità della ricerca applicata, risultati ottenuti in termini di TRL, efficacia delle attività di trasferimento tecnologico, numero di nuove imprese deep‑tech e spin‑off generati, contratti di licenza o co‑sviluppo attivati e capacità di attrarre investimenti privati. L’esito di tale valutazione costituirà un criterio per la ripartizione dei budget nelle annualità successive e per la selezione dei soggetti più idonei a svolgere funzioni strategiche.
Piano trasferimento tecnologico: rafforzare la partecipazione nazionale ai bandi europei
La quinta Linea d’azione si occupa invece della dimensione europea. In questo caso l’intervento intende migliorare le performance dell’Italia nell’ambito dello European Innovation Council (EIC) che continua ad avere tassi di successo più bassi della media europea, soprattutto quando si tratta dell’EIC Accelerator, lo strumento dell’EIC che sostiene le innovazioni agli ultimi TRL.
A frenare sono diversi fattori, tra cui il documento individua da un lato i costi di progettazione e le complessità burocratiche; dall’altro la strutturale mancanza di capitali di rischio complementari, funzionali a reperire il co-finanziamento necessario per le componenti di Equity previste dall'EIC Accelerator (Blended Finance).
“Tali criticità richiedono azioni urgenti anche in vista del 10° Programma quadro (2028–2034) europeo per la Ricerca e l’Innovazione, per il quale è stato proposto uno stanziamento pari a 175 miliardi di euro a cui si sommano 275 miliardi del Fondo europeo per la competitività, il nuovo strumento che sosterrà marcatamente l’innovazione soprattutto negli stadi TRL più avanzati.
In tale contesto, l’Atto di indirizzo prevede anzitutto l’Istituzione di un programma nazionale di accompagnamento EIC Ready per offrire servizi specialistici di coaching pre-candidatura e pre-intervista, supporto alla definizione di strategie IP e business plan coerenti con gli standard EIC, utilizzo delle infrastrutture tecnologiche PNRR come ambienti di validazione TRL 6-8; connessione con fondi nazionali e internazionali di venture capital.
Ampio spazio anche alla formazione e al supporto tecnico operativo. In questo caso l’operazione prevede, ad esempio - anche tramite il coinvolgimento di CDP - azioni di accompagnamento delle startup italiane nella preparazione e nel miglioramento delle Full Proposal della Fase 2 dell’EIC Accelerator. Oppure il varo di una Academy per "EIC Pitching" per aiutare le startup italiane a superare la fase dell'intervista con la giuria europea.
Saranno poi varati anche i Voucher "Horizon Ready" volti a rimborsare i costi di consulenza e progettazione per le imprese che superano la soglia di eccellenza e che potranno essere veicolati anche attraverso i centri di trasferimento tecnologico certificati.
Inoltre l’Atto di indirizzo punta a valorizzare il "Seal of Excellence" europeo. L'operazione prevede la creazione di "corsie preferenziali" nei bandi nazionali o regionali per finanziare automaticamente i progetti che hanno ottenuto il Sigillo ma che non sono state finanziate per esaurimento di budget.
Per rafforzare il legame Ricerca-Impresa, invece, questa Linea di indirizzo prevede attività come i Dottorati Industriali di Filiera (per incentivare l'inserimento di ricercatori in azienda non solo per la R&S, ma specificamente per la gestione di roadmap tecnologiche legate ai bandi Horizon). Oppure la previsione di un supporto finanziario per sostenere la partecipazione fisica dei CTO di startup ai grandi eventi di networking a Bruxelles, essenziali per entrare nei consorzi leader guidati da grandi corporate europee. O ancora, aprire le infrastrutture di ricerca pubbliche (CNR, ENEA, INFN) e pubblico private (centri di competenza, TEF) alle PMI con tariffe calmierate e investire in laboratori di prova a scala reale nei cluster industriali.
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Piano trasferimento tecnologico: il capitale di rischio
La sesta Linea strategica punta invece a rafforzare il capitale di rischio per le tecnologie deep‑tech, uno degli storici talloni d'Achille del sistema italiano dell’innovazione. “L’industrializzazione delle tecnologie deep‑tech - si legge infatti nel report - richiede capitali significativi, un orizzonte temporale lungo e una capacità di investimento paziente che il mercato italiano non è ancora in grado di esprimere pienamente”. Tuttavia le evidenze “mostrano un ecosistema frammentato, con fondi di dimensione insufficiente, operatori late‑stage limitati, ridotta partecipazione di investitori istituzionali e poche opportunità di exit”.
Da qui la decisione di potenziare anzitutto gli strumenti finanziari destinati alle tecnologie deep‑tech, attraverso fondi verticali nei settori critici, meccanismi di co‑investimento pubblico‑privato con CDP VC e operatori industriali, e strumenti di garanzia per ridurre il rischio percepito nelle fasi early e mid‑stage.
Ma non solo. Per rafforzare il segmento late‑stage e le condizioni di scale‑up delle imprese, superando il gap italiano nei round avanzati, sarà promossa la crescita di operatori specializzati nella fase late‑stage, l’espansione di fondi growth nazionali, e misure orientate a trattenere in Italia le imprese deep‑tech ad alto potenziale.
Cruciale è anche l’ampliamento della base di investitori attraverso misure dedicate a favorire la partecipazione di fondi pensione, casse previdenziali, assicurazioni e operatori esteri nei fondi deep‑tech nazionali. Contestualmente, sarà promossa la creazione di una rete stabile di co‑investitori privati (SGR, corporate venture, family office) e di piattaforme condivise di scouting e valutazione degli investimenti, in coordinamento con CDP VC.
Piano trasferimento tecnologico: il ruolo della PA
Infine la settima Linea fa perno sulla pubblica amministrazione che, in questo nuovo schema di gioco, può rivestire tre ruoli: di testing ground, di data provider e di finanziatore e valorizzatore dell’attività di ricerca.
Nel primo caso, infrastrutture fisiche come ad esempio la rete di illuminazione pubblica o le infrastrutture idriche possono essere messe a disposizione di startup e imprese innovative per installare e validare tecnologie IoT emergenti.
Nel secondo caso si tratta di mettere a disposizione i dati certificati detenuti dalle PA, che rappresentano la linfa vitale per lo sviluppo tecnologico odierno. In tale contesto si punta ad esempio a rendere accessibili i dati pubblici tramite API, oppure pubblicare dati aperti di alta qualità.
Infine vi è la grande opportunità offerta dagli appalti innovativi e non ancora adeguatamente sfruttata.
Consulta l'Atto di indirizzo 2026-2028 sul trasferimento tecnologico
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