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Iperammortamento: appello dei produttori di moduli fotovoltaici per ampliare il perimetro

 

Foto di Shanjir H da UnsplashLa cancellazione della clausola Made in UE dall’iperammortamento stabilizza l’assetto dell’agevolazione che il MIMIT punta ora a rendere pienamente operativa entro maggio. Tuttavia dalla filiera del fotovoltaico arriva la richiesta di una nuova modifica dell’incentivo per includere tra i beni agevolabili anche i moduli della categoria “A” del registro ENEA.

Iperammortamento: le novità dopo la cancellazione clausola Made in UE

L’appello è stato lanciato da 13 aziende produttrici di moduli fotovoltaici made in EU in occasione del Tavolo MIMIT su Transizione 5.0 di ieri, 1° aprile, durante il quale il governo - dopo le polemiche dei giorni passati legate al DL Fiscale - ha assicurato lo stanziamento complessivo di 1,5 miliardi di euro per le c.d. “imprese esodate di Transizione 5.0”.

La soluzione sui crediti d’imposta 5.0 rappresenta sicuramente un vittoria anche per il settore delle FER, dal momento che la disposizione contenuta nel decreto Fiscale, nel tagliare i fondi per gli esodati del 5.0, aveva eliminato del tutto l’agevolazione per gli investimenti nelle rinnovabili, che ora, invece, è stata reintrodotta.

Tuttavia per il c.d. nuovo Piano 5.0 - cioè l’iperammortamento - i desiderata del settore non sono per ora contemplati. Da qui la richiesta al governo di ampliare il perimetro dei beni agevolabili dall’iperammortamento, tornando ad una struttura di incentivazione analoga a quella del credito d’imposta 5.0.

Per approfondire: come funziona il credito d'imposta Transizione 5.0?

I moduli fotovoltaici ammessi all’iperammortamento

Entrando nel merito della questione, dopo la stagione dei crediti d'imposta Transizione 5.0, per sostenere gli investimenti delle imprese in beni strumentali - inclusi quelli per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili (FER) destinata all’autoconsumo - la Manovra 2026 ha reintrodotto la misura dell’iperammortamento.

Per quanto riguarda però gli investimenti nelle FER, l'agevolazione risulta più restrittiva rispetto all’ultima versione di Transizione 5.0 (quella varata dalla Manovra 2025). Nonostante entrambe le misure facciano perno sul Registro ENEA, infatti, l'iperammortamento restringe le categorie di moduli ammessi.

Il Registro ENEA sui moduli fotovoltaici prevede tre categorie di beni:

  • Categoria A - Modulo fotovoltaico prodotto negli Stati membri dell’Unione Europea e che ha una efficienza di conversione dell’energia solare, in condizioni di prova standard, pari ad almeno il 21,5%.
  • Categoria B - Modulo fotovoltaico prodotto negli Stati membri dell’Unione Europea utilizzando celle solari, anche esse prodotte negli Stati membri dell’Unione Europea, aventi efficienza di conversione dell’energia solare, in condizioni di prova standard, pari ad almeno il 23,5%
  • Categoria C  - Modulo fotovoltaico prodotto negli Stati membri dell’Unione Europea utilizzando celle solari bifacciali ad eterogiunzione di silicio o tandem prodotte negli Stati membri dell’Unione Europea ed aventi, le stesse celle, efficienza di conversione dell’energia solare, in condizioni di prova standard, pari ad almeno il 24,0%.

Mentre Transizione 5.0 ammette tutte e tre le categorie, l’iperammortamento si limita alle ultime due, che riguardano i moduli più performanti.

I produttori di moduli fotovoltaici UE chiedono una modifica dell’iperammortamento

Questa decisione sta creando, però, una situazione “di monopolio di fatto”, hanno spiegato in un documento congiunto 13 produttori italiani ed europei di moduli fotovoltaici, rilasciato in occasione del Tavolo MIMIT del 1° aprile su Transizione 5.0.

In effetti, sfogliando le pagine del Registro ENEA, risulta subito evidente come le regole dell’iperammortamento circoscrivano l’incentivo ad un pugno di imprese. Su 155 prodotti registrati, infatti, quelli inclusi nelle due categorie ammesse (la B e la C) sono solo 18. Più nello specifico, in tutti i casi si tratta di moduli della categoria C e che di fatto sono realizzati solo da due imprese: la Meyer Burger (di produzione tedesca) e l’italiana 3SUN.

Da qui la richiesta al governo di “riammettere i moduli della lista A del registro ENEA, applicando una percentuale di iperammortamento ridotta rispetto a quella prevista per le liste B e C”. Più nel dettaglio, la proposta dei 13 produttori - “coerente con lo stato attuale del mercato”, scrivono le imprese - sarebbe la seguente:

  • 160% per i moduli in lista A;
  • 180% per i moduli in lista B e C.

“Questo approccio  - si legge nel documento - consentirebbe di recuperare circa 50 milioni di euro per ogni GW installato; evitare colli di bottiglia e tensioni sui prezzi; mantenere un vantaggio competitivo per la produzione europea; e sostenere la diffusione del fotovoltaico senza introdurre distorsioni”.

L’obiettivo della proposta, prosegue il testo, è infatti quello di permettere alle imprese di “valorizzare i propri investimenti e saturare la capacità produttiva, senza tuttavia spingere l’intera filiera verso dinamiche di dipendenza o posizioni dominanti difficilmente giustificabili”.

Per approfondire, leggi l'appello dei 13 produttori di moduli fotovoltaici Made in EU

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