Direttiva “Case Green”: da Rete Irene una guida per orientarsi tra nuovi obblighi e falsi miti
In un clima di incertezza legato alla transizione energetica residenziale in corso, Rete Irene, un network di aziende specializzate nella riqualificazione energetica, ha pubblicato un documento per fare un po’ di chiarezza sulla Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), meglio nota come Direttiva “Case Green”.
Direttiva Case green: nuovo pacchetto da Bruxelles per il recepimento negli Stati membri
La guida “10+2 credenze sulla Direttiva EPBD” - redatta da Rete Irene in collaborazione collaborazione con Legambiente, Altroconsumo, Per un Salto di Classe e il progetto europeo HORIS - nasce per rispondere alla crescente necessità di maggiore chiarezza su una normativa spesso mal interpretata, il cui obiettivo è la progressiva decarbonizzazione del patrimonio edilizio dell’UE entro il 2050.
La Direttiva Case Green, da quando è approdata sulla Gazzetta Ufficiale europea ha infatti suscitato diverse preoccupazioni tra i cittadini, per lo più legate ai costi degli interventi di riqualificazione, al divieto di vendita o affitto di immobili non conformi, all’obbligo di sostituzione delle caldaie a gas, all’impatto sulle proprietà storiche o di valore culturale e alla disponibilità di incentivi e sostegni finanziari.
Direttiva EPBD: la guida di Rete Irene sulla norma UE per la riqualificazione del patrimonio edilizio
In particolare il documento, appena diffuso da Rete Irene, prova a sfatare i “falsi miti” sulla Direttiva EPBD fornendo informazioni basate su fonti ufficiali europee.
In primo luogo, la guida chiarisce che non esiste alcun obbligo diretto di riqualificazione per i singoli proprietari di immobili residenziali. La direttiva fissa, infatti, obiettivi di riduzione del consumo medio a livello nazionale, lasciando agli Stati la libertà di stabilire le strategie per raggiungerli, senza imporre interventi forzati sulle abitazioni private. Strettamente legato a questo punto è il tema delle sanzioni, che il documento definisce inesistenti in forma automatica: le eventuali misure punitive dovranno infatti sempre tenere conto della situazione finanziaria dei cittadini e della fattibilità tecnica degli interventi.
Un altro aspetto cruciale chiarito da Rete Irene riguarda l’ipotetica impossibilità di immettere gli immobili non riqualificati sul mercato: il documento smentisce categoricamente il presunto divieto di vendita o affitto per le case con basse prestazioni energetiche. Sebbene un immobile efficiente mantenga meglio il proprio valore, non sono previste restrizioni legali alla sua circolazione.
Parallelamente, la guida fa chiarezza anche sulle caldaie a gas, specificando che non è previsto alcun obbligo di rimozione per quelle esistenti. Il cambiamento riguarda piuttosto gli incentivi pubblici, che dal 2025 non potranno più essere destinati all'acquisto di caldaie a combustibili fossili.
Per quanto concerne l'impatto economico della normativa, il testo risponde alla preoccupazione che la transizione sia un costo insostenibile a carico esclusivo dei privati. Al contrario, è ormai noto che la riqualificazione è un investimento che aumenta il valore di mercato dell'immobile (in media del 25%) e riduce drasticamente le bollette. La sostenibilità finanziaria, evidenzia la guida, sarà garantita da strumenti come il Fondo Sociale per il Clima, dotato di 65 miliardi di euro (tra il 2026 e il 2032) per sostenere le famiglie più vulnerabili nell’affrontare i costi legati alla transizione. Inoltre, con il recepimento della direttiva nel quadro normativo nazionale - che dovrà avvenire entro maggio di quest’anno - saranno anche definiti ulteriori incentivi e agevolazioni a livello statale.
Il documento affronta poi la questione della tutela del patrimonio culturale, confermando che gli edifici storici o di pregio possono essere esentati dagli obblighi qualora gli interventi risultino incompatibili con il loro valore architettonico.
Infine, la guida allarga lo sguardo anche al tema della competitività, un concetto che permea tutta la nuova strategia politica dell’Unione presentata ormai un anno fa, sottolineando come puntare sulla decarbonizzazione non sia un rischio ma un'opportunità strategica per l'Europa. A confermarlo vi sono alcuni dati puntuali, come ad esempio quelli del Fondo Monetario Internazionale, secondo cui investire nella riduzione delle emissioni potrebbe aumentare il PIL globale fino all’8% entro il 2050, o quelli dell’IEA (International Energy Agency), che ha ribadito recentemente come l’occupazione nel settore energetico sia destinata a crescere nel tempo, passando dagli attuali 65 milioni di lavoratori a 90 milioni entro il 2030 (di cui l’80% impiegato nel settore delle energie pulite). Ritardare la transizione significherebbe, pertanto, perdere il vantaggio competitivo nei nuovi mercati e nelle tecnologie emergenti, ma (soprattutto per l’Europa) anche mettere a repentaglio la stabilità e la sicurezza energetica.
Per approfondire: Online il portale ENEA per Ecobonus e bonus casa 2026
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